Marchisio ci mette il sigillo

Marchisio ci mette il sigillo

Juve padrona, campione d’inverno con due giornate d’anticipo: sette punti più dell’Inter, otto rispetto a Lazio e Napoli. Un canyon che ne riassume la forza straordinaria, come i trentasei gol segnati e i dieci subiti, le venticinque giornate di fila in vetta alla classifica, l’alternanza dei marcatori e il gioco…

Juve padrona, campione d’inverno con due giornate d’anticipo: sette punti più dell’Inter, otto rispetto a  Lazio e Napoli. Un canyon che ne riassume la forza straordinaria, come i trentasei gol segnati e i dieci subiti, le  venticinque giornate di fila in vetta alla classifica, l’alternanza dei marcatori e il gioco spettacolare. Stavolta ne fa le spese l’Atalanta, che non ha nemmeno tempo di sognare: perforata in un battibaleno da Vucinic,  tradita da Denis che esalta  Buffon, tramortita da Pirlo dopo nemmeno un quarto d’ora. Quando Marchisio
arrotonda è già accademia.

ALCHIMIA – Colantuono rimodella la squadra, asciugando la linea difensiva con l’avanzamento di Peluso e spostando Bonaventura sulla trequarti accanto a Moralez. L’intento, fallito in toto, è quello di ingabbiare Pirlo, al contrario protagonista di una magnifica partita. D’altra parte, non c’è alchimia che tenga: la differenza tecnica tra le due squadre è abissale e in più, a cancellare le speranze, provvede il fulmineo vantaggio. Due minuti appena e Vucinic incenerisce Bellini, chiude triangolo con Giovinco che indovina il lancio filtrante,
s’invola verso Consigli ritrovando il gol in campionato dopo tre mesi.

VELENO – A dire il vero, l’Atalanta non si sbriciola, anzi organizza una reazione incoraggiante, e lo spezzone di velocità e coraggio per poco non propizia il clamoroso pareggio: Marrone s’impappina e Denis si ritrova solo  davanti a Buffon, abilissimo ad allungare il guantone e sventare. Chi immagina una partita ancora da scrivere si risveglia bruscamente al 14′ quando Giovinco, attivissimo, rimedia una punizione e Pirlo scaraventa in rete con  una parabola al veleno.
SPETTACOLO – Le magie dei singoli campioni e l’agilità della manovra, la forza del collettivo impreziosita dalle invenzioni: la Juve, in discesa, svela tutte le sue  doti, accerchia l’Atalanta e concede sprazzi di spettacolo. Asamoah trotterella ma Lichtsteiner spinge con costrutto, Vidal è instancabile e Pirlo immenso, Giovinco dinamico e Marchisio prezioso. E’ proprio il Principe a griffare il terzo gol quando ancora non è passata  mezz’ora, scagliando dalla distanza il pallone ceduto da Chiellini: senza consegne gravose in marcatura, il  difensore s’avventura spesso a cercar gloria.

OCCASIONI – I nerazzurri hanno fermato Napoli e Inter, ma ipotizzare una rimonta a questo punto è improbabile, figurarsi poi quando Manfredini incappa in due gialli ravvicinati e lascia  la squadra in dieci al 38′. Gravissima ingenuità, poco importa se il risultato è compromesso: paga Bonaventura,positivo come pochi compagni, sostituito da Stendardo che rattoppa come può. Nella ripresa entra anche Biondini al posto di uno spento Radovanovic: corre e tampona ma tanto è inutile, la Juve – perfetta ma “umana” –
abbassa i ritmi e ciò malgrado sfiora il quarto gol in più occasioni. Consigli s’oppone a Giovinco – se fosse più
preciso sottoporta, sarebbe un marziano -, a Vidal e due volte a Quagliarella che riappare dopo la sostituzione
polemica di San Siro.
ACCIAIO – L’Atalanta sfiora il punto della consolazione con Peluso, precipitoso da due passi sugli sviluppi di un
calcio d’angolo: l’unico “vero” tiro nerazzurro rimane così quello di Denis in avvio. Impressionante la potenza
bianconera. Difesa d’acciaio e attacco scatenato, collezione di record e adesso, grazie a Lazio e Bologna,
vantaggio stratosferico sulle inseguitrici. Conte urla che è troppo presto, invita alla calma, ma la sensazione,
nonostante non sia finita ancora l’andata, è che solo la Juve possa buttar via questo scudetto.

Il Corriere dello Sport

Juvenews

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