Lucio e il trasferimento impossibile

Lucio e il trasferimento impossibile

Pensandoci bene, è la fine più logica. Ci sono storie che nascono male, che ti fanno storcere il naso dal primo giorno, che sembrano una forzatura. Poteva un eroe dell’Inter del triplete diventare un legionario bianconero? No. E infatti Lucio, che di battaglie ne ha combattute moltissime e vinte parecchie,…

Pensandoci bene, è la fine più logica. Ci sono storie che nascono male, che ti fanno storcere il naso dal primo giorno, che sembrano una forzatura. Poteva un eroe dell’Inter del triplete diventare un legionario bianconero? No. E infatti Lucio, che di battaglie ne ha combattute moltissime e vinte parecchie, non ce l’ha fatta. Se n’è andato, ha mollato e per un guerriero come lui forse è la cosa peggiore. Contratto rescisso,
il brasiliano è libero di trovarsi una squadra e la Juve è altrettanto libera di trovarsi un altro difensore.

Modulo indigesto Volendo, si può anche trovare una spiegazione tecnico-tattica. Quando in estate l’Inter decise di liberarsi di Lucio,Marotta fiutò l’affare: un difensore esperto a costo zero poteva essere utile, soprattutto pensando alla Champions. Considerando che a Vinovo non sbarca nessuno senza l’esplicito assenso di Conte (Bendtner è la classica eccezione) era evidente che il tecnico pensasse di riuscire a far rendere bene l’ex interista. A Chatillon gli fece lezioni private di difesa a tre, prendendolo per mano e spostandolo per il campo. MaLucio a tre fa troppa fatica e Conte non ci mette molto ad accorgersi che la scommessa è persa prima ancora che inizi la stagione. Il brasiliano debutta in Supercoppa a Pechino (120’,
voto Gazzetta 6) grazie all’assenza di Chiellini, poi gioca una volta sola in Serie A (90’ contro il Chievo: 6,5) e fa due apparizioni in Champions entrambe contro il Nordsjaelland (75’ in trasferta, voto 5; 22’ in casa, voto 6). Fine. La domanda Eppure Lucio si allena, si impegna, ci prova, perché  un professionista è tale anche
nelle difficoltà. E allora, se tutto è finito senza nemmeno cominciare con una rescissione  che è un’ammissione di errore,  si torna alla domandadi partenza. Può un eroe dell’Inter del triplete entrare nello spogliatoio bianconero, dove Conte predica l’attaccamento alla maglia  e i valori della juventinità? No, non può nemmeno se chiede la maglia di Scirea (richiesta respinta: poi Lucio prese il 2) o se spara la classica frase a uso e consumo dei tifosi che tanto non ci cascano: «Quanti sono gli scudetti? La penso come il presidente (Agnelli, ndr)». E’ vero che ormai le bandiere non esistono più, che un professionista  deve saper voltare pagina, che una società va gestita con razionalità e non romanticismo. Ma a volte succede che il calcio si ribelli a queste logiche e si diverta a lanciare messaggi nuovi. Meglio: antichi.

La Gazzetta dello Sport

Juvenews

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