Le due vite di Stellini

Le due vite di Stellini

La squadra si chiama Survivor. E tra i ragazzi africani che sfidano il freddo per un allenamento in notturna c’è Cristian Stellini. In fondo anche l’ex collaboratore di Antonio Conte spera di sopravvivere a una squalifica che lo ha catapultato lontano anni luce dalla Juve e i suoi campioni. Il…

La squadra si chiama Survivor. E tra i ragazzi africani che sfidano il freddo per un allenamento  in notturna c’è Cristian Stellini. In fondo anche l’ex collaboratore di Antonio Conte spera di sopravvivere a una squalifica che lo ha catapultato lontano anni luce dalla Juve e i suoi campioni. Il campo, però, è uguale a ogni categoria: grazie  all’associazione «Nicolle e Yves Husson» l’ex di Genoa e Bari è ripartito.
«Do una mano a sistemare la difesa», sussurra. Stellini ha gli occhi lucidi e tanta voglia di raccontare la sua versione sulla squalifica patteggiata
per il calcioscommesse. E chiarire i passaggi che lo hanno portato da Vinovo al centro sportivo Cit Turin, dove da qualche settimana parla di tattica a dei profughi che sperano di cambiare il destino inseguendo
un pallone.

Da Bonucci, Barzagli e Chiellini a una squadra improvvisata. Bello, ma non sarà facile…

«Visto da fuori. In realtà è una cosa che mi riempie il cuore: sto a contatto con ragazzi che possono insegnarti tante cose. Tipo: i nostri “problemi” sono nulla rispetto a quello che hanno affrontato. Avevo bisogno di una ricarica simile. Da quando ho patteggiato non riesco a
vedere un futuro. Vivo giorno per giorno. Ora guardo al campionato Uisp. Possono tesserami? Sembra di sì».

Il suo nome è legato a doppio filo a quello di Antonio Conte. Lei si è dimesso dalla Juve lo scorso agosto. Vi siete sentiti da allora?

«Tra noi c’era una profonda stima professionale: gli ho mandato 2/3 sms dopo le vittorie più belle della stagione.Haapprezzato ».

Il Tnas nelle motivazioni che hanno accompagnato lo stop di 4 mesi a Conte sostiene che lei lo aveva informato del suo colloquio con Carobbio  dallo scorso 8 marzo. Giusto?

«Non è così. La data è riferita alla mia audizione in Procura federale. Al ritorno a Torino avevo detto a Conte una roba tipo “tutto chiarito, nessun problema” perché pensavo impossibile  un mio coinvolgimento
per AlbinoLeffe-Siena. Figuriamoci quello di Antonio».

Ma lei con Carobbio ha parlato…

«Non per combinare la gara. Dopo la sfida di andata c’era stata una rissa. Avevo usato parole sbagliate e non volevo che il ritorno fosse una caccia all’uomo. ACarobbio avevo chiesto  di spiegare questo agli ex
compagni. Non c’era nessuna intenzione di illecito. C’è un video di Sky che lo dimostra».

Quale?

«Alla fine della partita mi si vede mentre discuto con Carobbio. Ero andato a chiedergli conto del suo comportamento: perdevamo 1-0 e lui batteva le punizioni all’indietro».

Ma con Conte di queste cose quando ha discusso?

«Poco prima della sua audizione (13 luglio, ndr). Gli ho spiegato che cosa era accaduto. Non l’ha presa benissimo…».

Peròa Bari,doveConte è testimone, lei è accusato di frode sportiva per la sfida con la Salernitana…

«Ho sbagliato e pagherò, ma tutto nasce perché mi sono opposto inmodonetto alla combine di Bari- Treviso. Avevo sentito da Masiello strane voci. Allora vado da Gillet: mi rassicura. Il giorno successivo mi
cerca un compagno (Santoruvo, ndr): “Stello, noi la gara la diamo. Tu sei libero di non starci, ma fatti gli affari tuoi”. Gli rispondo a muso duro
e vado dalla squadra: “Non fate pazzie”, dico. Perdiamo giocando
male, ma ero convinto fosse una coincidenza. Un anno dopo non ho la stessa forza».

Siamo a Salernitana-Bari…

«Sì, avevo ottenuto di non giocarla: mia figlia doveva operarsi. Ero con la testa altrove quando mi chiedono d’incontrare Fusco e Ganci. Dico sì: sbaglio gravissimo.  Dopo arriva la riunione in palestra fatta alle spalle di
Conte. C’era l’intera squadra: speravo che qualcuno avesse la forza di fermare tutto, ma pure chi non era d’accordo è rimasto zitto».

Gazzi e Barreto, ad esempio?

«Può essere, non ricordo se hanno avuto un computer. Stessa cosa per Ranocchia: può essere che i soldi li abbia dati a Iacovelli. Sono rientrato martedì al campo: al mio posto c’era una  busta con 6-7 mila euro. “La tua quota”, mi spiegano. Li ho presi e regalati».

Molti giocatori si dichiarano vittime del fenomeno scommesse…

«Qualche anno fa a Demetrio Albertini avevo detto: “I giocatori vanno tutelati: che cosa state facendo per proteggerli?”. Adesso hanno aperto gli occhi. Ci sono interessi milionari intorno alle scommesse. Proibirle non  si può. Ecco perché si deve «blindare » chi va in campo. Gli uomini
della Procura federale devono marcarli negli alberghi, durante gli allenamenti. Far sentire la loro presenza in modo da scoraggiare qualunque tentativo. E ancora: ci sono flussi anomali su una partita? Non si gioca. E vogliamo parlare dell’omessa denuncia. Come è
strutturata non serve».

Perché?

«Rafforza l’omertà. Meglio eliminarlaoppure equipararla all’illecito:
se rischio la carriera le cose cambiano. E comunque la giustizia sportiva andrebbe rivista: uno commette decine di combine, poi si pente e prende meno di un giocatore che ha sbagliato una sola volta? Non torna…».

E lei pensa di ritornare alle fine di tutto?

«Non lo so: aspetto il processo bis di Bari. Solo allora avrò una data certa sul mio possibile rientro. Nel frattempo continuo ad aggiornarmi. Vedo decine di clip. In Italia Conte è il tecnico avanti a tutti, poi c’è Montella. Chi sono i nuovi Bonucci  e Barzagli? Mica semplice. Terrei
d’occhio Sorensen ora al Bologna: avrà un grande avvenire. E poi prenderei Bernardini del Livorno. Magari c’è quello giusto tra i ragazzi di Survivor. Sarebbe bellissimo».

 La Gazzetta dello Sport

Juvenews

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