Giovinco:”Sogno la Champions”

Giovinco:”Sogno la Champions”

Sebastian Giovinco è nato a Torino il 26 gennaio 1987. La Supercoppa diPechino ad agosto (foto a fianco) è stato il primo trofeo del suo palmarés: in questa stagione Seba è in corsa su tutti e tre i fronti.Cresciuto nella Juve, ha giocato sempre in bianconero tranne un anno inprestito…

Sebastian Giovinco è nato a Torino il 26 gennaio 1987. La Supercoppa di
Pechino ad agosto (foto a fianco) è stato il primo trofeo del suo palmarés: in questa stagione Seba è in corsa su tutti e tre i fronti.
Cresciuto nella Juve, ha giocato sempre in bianconero tranne un anno in
prestito all’Empoli nel 2007-08 (37 presenze e 6 gol) e due anni in prestito poi tramutato in comproprietà al Parma: 7 gol e 32 presenze il primo anno, 16 gol in 38 gare il secondo. Quest’anno la Juve lo ha ripreso, versando 11 milioni al Parma. Sebastian ha anche 14 presenze nella Nazionale maggiore.

L a Juventus comanda in campionato con otto punti di vantaggio e ha chiuso al primo posto il girone di Champions League: Sebastian Giovinco, sia sincero, si aspettava un ritmo così incalzante?
«Al di là del distacco, non sono stupito: all’interno del gruppo, misurando ogni giorno la nostra forza, sapevamo di poter realizzare qualcosa di importante. Stiamo calmi, però: la stagione non è finita e confermarsi è sempre difficile, riuscirci è l’obiettivo mio e di tutta la squadra».

La sensazione è che soltanto voi possiate buttare via lo scudetto…

«Siamo fiduciosi, consapevoli dei nostri mezzi, ma il bilancio, pur positivo, è parziale: credo che il campionato, malgrado le distanze, resti aperto e che tutte le inseguitrici conservino delle chance. In ogni caso, dobbiamo badare solo a noi stessi, preoccuparci di vincere tutte le partite e rinviare i conti alla fine».

Il Milan è lontano 17 punti: inimmaginabile…

«Pesano le partenze di grandi campioni, è inevitabile. Certo, il ritardo accumulato valica le previsioni».

Consolazione: l’addio di Zlatan Ibrahimovic ha permesso la consacrazione di Stephan El Shaarawy…

«Il nesso non è scontato, magari El Shaarawy si sarebbe comunque imposto: la sua stagione è impressionante».

Può essere il segno di una nuova attenzione ai giovani?

«Non lo so. Me lo auguro di cuore».

Lei, cresciuto nella Juve, per affermarsi ha dovuto lasciarla: come ha
vissuto i due anni di distacco?

«Da professionista. Quando le strade si separano, è normale dare tutto per la nuova squadra: l’ho fatto per il Parma e ne sono felice, adesso sono tornato bianconero e spero di rimanerci a lungo».

Non casualmente, si parla già di rinnovo…

«Nessuna fretta, però la Juve è il massimo e il mio desiderio è fermarmi qui. D’altra parte (ride) a gennaio compirò ventisei anni: dove volete che vada, ormai?»

I primi passi alla Juve?
«Ricordi sbiaditi ed emozioni incancellabili. Ero un bambino pieno di sogni, un piccolo tifoso che aveva la fortuna di vestire la stessa maglia dei suoi campioni»

L’idolo?

«Tutti i numeri dieci: i calciatori più belli da vedere».

E’ vero che il Toro la scartò?

«Feci un provino, avevano già un bimbo con le mie caratteristiche».

Lei ha scalato le giovanili fino alla prima squadra, come Claudio Marchisio e Paolo De Ceglie: ricorda qualche compagno altrettanto bravo che s’è perso?

«Più d’uno, purtroppo. Il fatto è che le qualità tecniche non bastano: contano l’applicazione, la serietà, il rispetto delle regole. La testa è decisiva, un carattere forte aiuta…».

Il carattere aiuta anche a sopportare critiche talvolta ingenerose: lei ne
ha ricevute tante, quest’anno…
«Quando fai parte di in una grandissima squadra, le pressioni aumentano. Anche le critiche fanno parte del gioco».

Come si superano?
«Con l’impegno e le vittorie: esistono poche altre strade».

Conte l’ha sempre difesa…

«Mi ha dato fiducia ed è stato importante: l’allenatore è sempre pronto a sostenerci, non solo me, ma qualsiasi giocatore».

Obiettivi personali?

«Li tengo per me: a fine stagione dirò se li ho raggiunti».

Finora ha segnato 8 gol: soddisfatto?

«Un buon gruzzolo, però non sono contento: considerate le occasioni, potevo farne di più».

In realtà fa anche segnare tanto: apre spazi, traccia corridoi, è primo tra gli assistman della A, a quota 5, con Mirko Vucinic, Francesco Totti, Marek Hamsik e Antonio Cassano…

«Da ragazzo ero più egoista, con gli anni ho imparato che si può essere determinanti al di là dei gol… Però (sorride) se segno è meglio».

Capitolo europeo: l’urna vi ha abbinati al Celtic…
«Guai sottovalutarlo, non dimentichiamo che ha battuto il Barcellona. Massimo rispetto, nessuna paura».
In Champions siete imbattuti…
«All’inizio si percepiva un po’ di preoccupazione: d’altro canto ci riaffacciavamo dopo un paio di stagioni e non avevamo molta esperienza, senza contare la novità delle energie da dosare. I risultati dicono che abbiamo meritato il primato nel girone e accrescono la convinzione sulla qualità della squadra: nessuno ci ha regalato niente».

Risponda sinceramente: questa Juve può alzare la Coppa?

«E’ un sogno, chissà che non si avveri. Dobbiamo pensare a vincere sempre».

Pirlo è l’unico bianconero ad aver vissuto quell’emozione…

«Un campione straordinario, fondamentale per noi attaccanti. E capace, al di là della classe, di trasmettere tranquillità alla squadra».

Come mai, a suo giudizio, il Milan l’ha lasciato partire?

«Non ho una risposta. Meglio per noi, comunque».

Capita a tutti di sbagliare: dopo aver ceduto al Parma metà del suo cartellino, la Juve l’ha ricomprato con un investimento importante…

«La decisione di andar via fu presa da entrambe le parti: sapevo che con Del Neri non avrei avuto spazio e ho preferito una soluzione che mi permettesse di giocare».

In Emilia è avvenuta la metamorfosi da trequartista in attaccante…

«Ho cambiato ruolo con l’arrivo di Colomba: lo ricopro da quasi due anni e ormai lo sento mio. I risultati mi sembrano positivi».

Cos’ha trovato di diverso, rientrando alla Juve?

«Tutto. Il cambiamento ci voleva».

Negli anni di Parma, pensava al ritorno?

«No, ma non perché non rivolessi la Juve: vivo alla giornata per carattere, faccio un passo alla volta. Certo, essere di nuovo qui è un enorme piacere».

Che emozione le ha regalato il gol nel derby?

«Bellissima. Nelle giovanili avevo già sfidato e battuto il Toro, avevo anche già segnato, ma da protagonista in prima squadra il sapore è tutto diverso».

S i parla con insistenza di un top player offensivo: ritiene serva davvero alla Juventus?

«E’ una domanda che non mi pongo: spetta all’allenatore e ai dirigenti, io devo solo fare il giocatore».

Ma le indiscrezioni di mercato disturbano?

«Non mi faccio condizionare».

Lei aveva indicato il debutto in prima squadra come il più bel giorno della sua vita in bianconero: vale sempre?

«No, adesso è il giorno della Supercoppa: il mio primo trofeo, spero sia solo l’inizio».

Ultima domanda su suo fratello minore Giuseppe: cresciuto anche lui nella cantera, non appartiene più alla Juventus…

«Forse il mio percorso è diventato un paragone ingombrante, ma sono convinto anche lui avrà belle soddisfazioni».

Il Corriere dello Sport

Juvenews

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