Drogba no:Verità o bluff?

Drogba no:Verità o bluff?

Didier Drogba e la Juve: sogno di una notte di… inizio inverno o concreta possibilità? Sembrava buona la seconda, ma a raffreddare gli animi ci ha pensato Beppe Marotta in quel di Parma («Non l’abbiamo mai trattato, sarebbe un’operazione inopportuna»). Parole che potrebbero sembrare definitive e magari si riveleranno davvero…

Didier Drogba e la Juve: sogno di una notte di… inizio inverno o concreta possibilità? Sembrava buona la seconda, ma a raffreddare gli  animi ci ha pensato Beppe Marotta in quel di Parma («Non l’abbiamo mai trattato, sarebbe un’operazione inopportuna»). Parole che potrebbero sembrare definitive e magari si riveleranno davvero tali, ma dal momento che l’assunto non è veritiero – perché Drogba la Juve l’ha trattato, eccome, almeno fino a mercoledì (giorno del vertice di mercato in casa bianconera) – ci concediamo il beneficio del dubbio anche sulla conclusione della vicenda. Su cui merita fare chiarezza, anche per provare a dare una spiegazione all’improvviso dietrofront di Marotta.

IL PRIMO CONTATTO La trattativa è nata circa un mese fa per iniziativa di un noto agente Fifa che ha già collaborato in passato con la Juve alla definizione di acquisti internazionali. L’agente in questione ha spiegato a Marotta e Paratici di avere il mandato a rappresentare Drogba in Italia, ha illustrato la volontà dell’ivoriano di tornare in Europa e in una fase successiva li ha rassicurati sulla disponibilità dello Shanghai Shenhua a liberare il proprio attaccante senza pretendere nessun indennizzo (questione fondamentale, su cui ritorneremo). I dirigenti bianconeri si sono dimostrati subito interessati ad approfondire, essenzialmente perché
avere Drogba dalla propria parte significherebbe veder crescere in maniera esponenziale le proprie ambizioni nell’attuale Champions League. Ed è iniziata una trattativa che nell’ambiente viene definita “indiretta”. Cioè con un agente “terzo” a tenere i contatti tra le parti, a limare, ecc. Quindi la Juve nelle ultime settimane ha parlato a più riprese con Drogba, attraverso un professionista della mediazione. Che è poi esattamente quant’è successo in passato con Krasic , Vidal , Elia , Caceres , Pogba e con altri giocatori che a Torino non sono mai arrivati. Una prassi ampiamente consolidata, insomma. Che prevede l’entrata diretta in scena di Marotta e Paratici quando le cose hanno preso la piega giusta. Con Drogba non si è arrivati a questo punto. Perché? Soprattutto: la chiusura di Marotta è definitiva?

LA FRENATA Ieri in corso Galileo Ferraris sostenevano che attorno a Drogba c’è troppo caos. Ad esempio la questione del cartellino non è poi così chiara. Il giocatore e il suo agente sostengono di avere in mano una liberatoria, ma quando la Juve si è mossa in direzione dello Shenhua
(storia degli ultimi giorni) si è sentita chiedere un indennizzo. Inoltre Marotta non vuole spingersi oltre i quattro milioni di ingaggio l’anno, il tetto fissato per i big. Farlo significherebbe esporsi a lamentele, invidie, ecc. Per farla breve, potrebbe essere minata quella serenità interna che è alla base dei successi di questi anni. Tutto vero, o
quantomeno verosimile, stupisce però che il problema sia sorto solo ora. Alla dirigenza è arrivato qualche segnale in tal senso? La domanda, ovviamente, è destinata a rimanere tale.

LE RAGIONI ESTERNE Attorno a Drogba c’è traffico, in tanti puntano a ritagliarsi la propria fetta di torta. C’è chi lo spinge verso la Juve, chi verso il Milan («E’ fortissimo, mi piace tanto, ma è troppo caro» ha dichiarato ieri Silvio Berlusconi ) e chi verso lo Spartak Mosca. Club, questi ultimi, che sarebbero disposti a concedere due anni di contratto, mentre la Juve ufficialmente è ferma alla proposta di quattro mesi. In realtà Marotta è disponibile a trovarsi a metà strada o un po’ oltre, cioè a diciotto mesi di contratto, ma solo se le altre condizioni
dovessero essere quelle gradite: zero costi alla voce cartellino, quattro milioni di contratto a stagione.

E QUELLE ESTERNE Quello che i vertici bianconeri temono veramente è di innescare il meccanismo “top player”. Cioè di creare aspettative nei tifosi e poi non esaudirle. Anche perché l’infortunio di Giorgio Chiellini
obbliga la Juve a investire su un difensore con annessi costi imprevisti, quindi ogni altra mossa viene ponderata con molta prudenza. Quanto è avvenuto al Tardini si spiega soprattutto così. Marotta ha capito che la strada che porta a Drogba è più impervia del previsto e ha provveduto a frenare per tempo. Prudenza, appunto. Se poi da qui a fine gennaio la strada che porta all’ivoriano si sgombrasse da rivali e incognite, ovviamente ci sarebbe spazio e tempo per accelerare.

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