Conte:”Per me c’è solo la Juve”

Conte:”Per me c’è solo la Juve”

AGNELLI sostiene che il vero fuoriclasse della Juventus sia lei, capacedi fare giocare bene chiunque… «Fossi ancora giocatore mi piacerebbe avere un allenatore come Conte. Mi aiuterebbe a vedere il calcio in maniera diversa». Definisca del suo calcio. «Organizzato». Più Mou o più Guardiola? «Loro stanno sul piedistallo, io lavoro…

AGNELLI sostiene che il vero fuoriclasse della Juventus sia lei, capace
di fare giocare bene chiunque…

«Fossi ancora giocatore mi piacerebbe avere un allenatore come Conte. Mi aiuterebbe a vedere il calcio in maniera diversa».

Definisca del suo calcio.

«Organizzato».

Più Mou o più Guardiola?

«Loro stanno sul piedistallo, io lavoro per collocarmi allo stesso livello».

Quando conta in percentuale un allenatore?

«E’ variabile: il 10 %, il 20 % o di più… Dipende da cosa riesce a trasmettere ai giocatori delle sue idee».

Lei allenatore, perché? La sua è una vocazione?

«Le racconto un aneddoto. Io giocavo nelle giovanili del Lecce ma per divertimento facevo l’allenatore della squadra di mio fratello che frequentava le elementari. Vado oltre?».

Come no, vada…

«Da giocatore sono stato un buon gregario, però non avrei mai potuto raggiungere le vette di un fuoriclasse, di uno Ziande, di un Baggio, di un Del Piero. Ho raccolto il massimo, cinque scudetti, una Champions League, sono diventato capitano della Juventus. Il top del mio top. Da allenatore no: ho sempre pensato di poter arrivare dove non mi sono neppure avvicinato da calciatore».

Vede? Un predestinato…

«Io il calcio lo studio dal punto di vista tecnico, tattico, psicologico, fisico, gestionale. Se sono a casa, scelgo un libro che mi aiuti nella mia professione. Adesso sto leggendo Open, l’autobiografia di André Agassi. Anche questo mi agevola per capire come può esser  la testa di un campione. Sto pure studiando inglese e devo ammettere che fatico da bestia: però mi serve con gli stranieri per comunicare in maniera corretta, per essere persuasivo sotto il profilo motivazionale».

Stratega o psicologo?

«Un buon allenatore deve essere un po’ tutto e non può essere una cosa sola».

Dopo la Juventus?

«Dopo vedremo… Per me questo è il coronamento di un sogno. Non a caso, quando smisi di giocare dissi: il mio è un arrivederci, non un addio, perché sulla panchina della Juventus tornerò da allenatore. Mi auguro che sia un percorso lungo… Dopo sarà all’estero».

In Italia no?

«La Nazionale mi piacerebbe, però è uno step successivo».

Torniamo alla Juventus: è più forte di quella dell’anno scorso?

«Sì, lo è. perché un anno di lavoro alle spalle ci ha consentito di superare quattro mesi delicatissimi senza l’allenatore in panchina. Fosse successo la scorsa stagione sarei stato il primo a consigliare Agnelli di cambiare strada».

E’ più forte e potrebbe essere ancora più forte con Drogba…

«Non so come sia uscito il nome di Drogba. A me nessuno ne ha parlato né tantomeno io l’ho chiesto. Detto questo, si tratta di un fuoriclasse che ha alzato la Champions League ci farebbe comodo».

In casi come questi, prevale l’egoismo dell’allenatore o il buonsenso dell’uomo d’azienda?

«Bisogna arrivare a un compromesso. L’egoismo serve alla società per conquistare risultati di prestigio, ma c’è anche l’aspetto dei conti aziendali di cui si è partecipi. Io sono una via di mezzo…».

Cosa si aspetta dal mercato di gennaio?

«Sappiamo cosa ci serve e sappiamo dove intervenire. Sappiamo anche che 50 milioni non li abbiamo da spendere. Ma con la progettualità arriveremo a comprare campioni da 35-40 milioni».

Una frase per convincere il presidente Agnelli a investire su Drogba…

«Non una frase ma una serie di argomentazioni. Beh…. fino adesso è stato contento, potrebbe essere ancora più contento».

Già la Champions League. Il Celtic è un ossicino.

«Da azzannare con la medesima forza del Barcellona o del Real. La presunzione ci ammazzerebbe, dobbiamo volare bassi e stare concentrati».

L’obiettivo è vincere la Champions o entrare tra le prime quattro?

«Rispondo come per lo scudetto: per i miracoli ci stiamo attrezzando. A parte tutto, non possiamo non credere di andare avanti. Sarebbe un delitto. Siamo lì, lotteremo… Io il sogno lo coltivo».
Pirlo è da Pallone d’Oro?

«Lo è. Anche se è difficile non assegnarlo a Messi che ha segnato oltre novanta gol».

Del Piero è più lontano dei chilometri che separano Italia e Australia?

«La gestione di Alessandro non era facile e io me ne sono accorto. Sono stato aiutato dal fatto che i tifosi rispettavano lui e me in eguale misura. E’ stato il mio secondo scudetto. E lo ringrazio: quando la palla scottava, Del Piero c’è sempre stato».

Chi è il nuovo Del Piero?

«Lo zoccolo duro che si è creato, come ai tempi di Lippi. I Padoin, i Caceres, i Giaccherini, i Marrone non li cambio con nessuno, gente che sta fuori e non protesta, gioca e dà il massimo».

Conte, il suo Natale?

«Un Natale da Conte, in famiglia, tranquillo. Non ho mai avuto sfizi da vip. Sono uno così, semplice semplice».

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