Llorente: “Avrei voluto fare il torero. Spero di segnare”

Llorente: “Avrei voluto fare il torero. Spero di segnare”

Fernando Llorente ha parlato a Tuttosport partendo da quel famoso titolo: “Solo Bello?” : Lo ricordo bene quel titolo grosso come una casa in prima pagina a settembre. Fece discutere, fu molto commentato anche in tv. Ma io non lo presi male. Compresi subito lo spirito della domanda. Non giocavo,…

Fernando Llorente ha parlato a Tuttosport partendo da quel famoso titolo: “Solo Bello?” : Lo ricordo bene quel  titolo grosso come una casa in prima pagina a settembre. Fece discutere, fu molto commentato anche in tv. Ma io non lo presi male. Compresi subito lo spirito della domanda. Non giocavo, la gente si chiedeva come mai. Dove fossi finito. Ma Conte sapeva che dovevo lavorare molto per raggiungere la forma giusta. Con me ha fatto un lavoro incredibile. Ha saputo aspettare il momento perfetto per farmi giocare. Io mi chiedevo, settimana dopo settimana: che mi sta succedendo? E così quel titolo mi fece sorridere. Mi aspettavo un grande lavoro, me lo avevano preannunciato, ma non credevo così tanto. Per fortuna a Bilbao non solo con Bielsa ero abituato a lavorare parecchio. E ciò mi ha aiutato ad abituarmi prima ai metodi di Conte. Devi pensare solo al calcio. E a prepararti. Riposare, mangiare bene, fare tutto ciò che puoi per poi poter allenarti. Bielsa e Conte sono molto differenti. L’argentino mi ha insegnato molte cose a Bilbao. Mi è servito per migliorare. E anche adesso, per metter ancora più a frutto la lezione di Conte. La Juve per me è un’opportunità incredibile: devo dimostrare chi sono, quanto valgo. Far vedere di essere all’altezza anche qua. Conte si porta dietro tanta esperienza da giocatore, vede le cose prima che succedano in partita. Ti avverte in anticipo, ti mette in guardia. Ti aiuta a non sbagliare, a scegliere la strada migliore prima degli altri. Vive tantissimo il calcio, trasmette energia e una voglia di vincere così… gigantesca, che poi ti fa davvero vincere. Ora sono curioso di scoprire com’era da giocatore: cercherò un po’ di immagini su YouTube…”
Sui derby: “Con l’Athletic in 9 anni ne ho vissute tante di sfide straordinarie con la Real Sociedad. Un derby pure quello, anche se loro non sono di Bilbao. E’ il derby dei Paesi Baschi. Con anche grandi implicazioni sociali e politiche. La rivalità sportiva è simile a quella che si sente a Torino. Mi farebbe tanto piacere segnare, perché mi piacciono da morire queste partite così calde, così attese, così differenti dalle altre. Così speciali. Per cui anche ogni gol è speciale. So bene quanto ci tengono i tifosi. In qualche modo il Toro è nel mio destino. Ho sempre amato la corrida. Ne ho viste tantissime fin da bambino. Mio padre faceva il macellaio, mi portava sempre con sé. Dopo le corride macellava gli animali morti. Aiutavo gli adulti a spostare le carcasse, prendevo anch’io il toro per una zampa. L’abitudine mi ha tolto ogni paura. Non mi impressionavo a vedere il toro morire nell’arena, a vedere tutto quel sangue dopo, quando veniva squartato. Mi pareva tutto naturale. Per me era solo un divertimento andare alla corrida. In Spagna è ancora una tradizione molto amata. Volevo diventare un torero, da piccolo. E spesso mi travestivo da torero. Riconosco che la corrida è molto cruenta per il toro.
Talora, non solo per il toro. Perché ogni tanto qualche toro furbo lo si incontra”.
Tevez: “Siamo molto differenti, fors’anche per questo formiamo una bella coppia. Lui è più aggressivo di me, si muove di più, è più piccolo, si tocca con mano la sua voglia di impressionare, di fare gol. Il nostro obiettivo è aiutare la squadra a vincere il campionato e l’Europa League. Fuori dal campo, non è che io e Tevez ci frequentiamo molto. Ognuno va dalla propria famiglia: lui ha sua moglie, i figli. Io la mia fidanzata, i miei genitori quando mi vengono a trovare. Resta il fatto che, tra allenamenti e ritiri, trascorro più tempo con Tevez che con la mia fidanzata!”.

La fase cruciale della stagione: “E’ il momento cruciale della stagione, il più importante. In effetti stiamo faticando tanto in questo periodo: serve per accumulare nuove energie utili per il rush finale. Sul momento magari patisci, ma a gioco lungo sarà molto utile. Non dobbiamo fare cavolate tali da mandare in pezzi quanto abbiamo costruito finora. Prima cosa: restare sempre concentrati”.

La fidanzata e il fratello: “Ho avuto la fortuna di conoscerla a Bilbao quando abitavamo nella stessa residenza: che ospitava sia gli studenti sia i ragazzi del vivaio dell’Athletic. Lei cominciava la sua carriera in Medicina. Ogni tanto parliamo di come va la vita. Il mondo. I medici come lei salvano le vite, eppure guadagnano molto meno di noi calciatori, per esempio. Enormemente di meno. E’ tutto imparagonabile. E secondo me è ingiusto. I medici dovrebbero essere ricompensati come meritano, visto quanto è importante il loro ruolo nella società. Ma vale anche per gli insegnanti questa cosa. E si potrebbe continuare. Ma così va il mondo. Vorrei dirle grazie per come mi aiuta innanzi tutto a stare con i piedi per terra. Sono diventato famoso, è fondamentale non perdere il senso della realtà. Ma già i miei genitori mi avevano trasmesso la lezione, per fortuna. Mio fratello Chus e’ esigente da morire pure lui. Fin da bambino avevo le idee chiarissime, a 11 anni andai via di casa apposta per fare il calciatore. Entrai da giovanissimo nel vivaio dell’Athletic. Ed ebbi la fortuna di non vedere i miei sogni finire a terra. Ringrazio Dio: nemmeno io pensavo di arrivare così in alto. Tornando a mio fratello… E’ una persona che mi ha aiutato sempre tantissimo, veniva a vedermi in ogni partita. E litigavamo, certe volte: quando mi criticava per come avevo giocato. Non mi faceva dormire, ma mi faceva migliorare. Ancora adesso fa così. Ecco perché mi ricorda Conte. Ma a mio fratello posso almeno rispondere a tono”.
Spogliatoio: “Non è comune nel calcio trovare spogliatoi tanto compatti. Spesso vedi squadre con tanti giocatori di nazionalità diverse che non conoscono l’amicizia. Ma una grande squadra non può permettersi uno spogliatoio diviso. E la Juve è grande. Paul è una grandissima persona. Dividiamo la stanza in ritiro, trasmette sempre allegria, ti fa ridere, ti aiuta a superare le tensioni. E’ importante saper ridere. Diventerà sempre più forte, Pogba. Sa che potenziale ha. E ha testa, non si monterà. Sa che deve ancora lavorare tantissimo per diventare ciò che può diventare. Osvaldo è un grande, sono contento per lui. Capisco la sua gioia di essere arrivato in uno squadrone come la Juve: è la mia stessa soddisfazione. E qui c’è spazio per tutti, tutti sono importanti e Conte ha bisogno di tutti”.
Morata: “E’ un grandissimo attaccante, basta vedere cosa ha fatto nell’Under 21. Non è facile emergere dal vivaio del Real Madrid e raggiungere la prima squadra così giovane, anche se non riesce ancora a giocare tantissimo. Gli dispiace ed è comprensibile. Ma pure lui sa che il Real cerca sempre di avere i migliori giocatori al mondo e non è facile incunearsi. Morata col pallone sa fare cose incredibili. E’ forte, ha la giusta cattiveria agonistica”
Fallimento se non venisse convocato per il Brasile: “Sarebbe un fallimento se non mantenessi un rendimento all’altezza nella Juve. Ma se dovessimo vincere lo scudetto e l’Europa League, non sarebbe mai un fallimento. E la mia coscienza sarebbe a posto. Anche se poi non andassi al Mondiale. Certo, mi dispiacerebbe. Ma sono tanti gli attaccanti forti, per il ct non è facile scegliere”.

fonte: tuttosport

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