UMORI – Nedved e un addio all’orizzonte: “Alla Juve è sempre un giorno felice, ma non sono del tutto convinto di rimanere in Italia”

UMORI – Nedved e un addio all’orizzonte: “Alla Juve è sempre un giorno felice, ma non sono del tutto convinto di rimanere in Italia”

UMORI – Nedved: “Qui alla Juve è sempre un giorno felice. Tutto si muove a doppia velocità…”

NEDVED

UMORI – Il nuovo Vicepresidente della Juventus Pavel Nedved, ha parlato nel corso di un’intervista a “Forbes”, periodico economico/finanziario. Ecco le sue parole riportate da Tuttosport:

“Tutto intorno a me nella Juve si sta muovendo molto velocemente. E’ buffo perché avevo espresso il desiderio qualche tempo fa di vivere più lentamente la mia vita. Ma sembra proprio che non riesca a esaudirlo. La verità però è che continuo a essere felice ogni giorno nella Juve. Sono contento che sopra di me ci sia solo il presidente così ho la possibilità di perfezionare un po’ di più il mio ruolo…. Il calcio è sempre nella mia testa. Mia moglie non gradisce, ma cosa ci posso fare? Il calcio è la mia vita, è come una “droga”.

Comunque adesso riesco a passare più tempo con la mia famiglia e riusciamo a farci una gita di qualche giorno. Mi godo ogni momento con la mia famiglia, ma il calcio e la Juve… Quando ho finito la mia carriera pensavo che la situazione potesse essere più tranquilla dopo un anno o due, ma a essere onesti la situazione è peggiorata! I tifosi non mi vedono spesso come prima e così è un evento raro incontrarmi. Ma nonostante tutto è ancora piacevole. Senza i tifosi il calcio non significherebbe nulla. E’ per questo che se qualcuno mi chiede un autografo è mio dovere firmarlo, non mi costa niente e lo rende felice. Sto sempre attento a questo e soprattutto dico ai giocatori di comportarsi nello stesso modo. E’ il minimo che possiamo fare”.

“Abbiamo una casa in Florida e ci passiamo ogni estate. Nessuno ci conosce lì, mi metto le infradito e posso andarmene ovunque. Il calcio non è molto popolare e io non sono esattamente una celebrità. Futuro in Italia? Per essere onesto non sono del tutto convinto di rimanere qui. Il calcio è molto stressante e faticoso e credo che mia moglie non sia dell’idea di restare. Detto ciò, lasceremo che sia il destino a decidere. Dell’Italia amo il clima, il cibo e la gente che è positiva e ride molto più di noi. Quando torno nella Repubblica Ceca lo percepisco. Gli italiani sorridono sempre e provano a godersi la vita: hanno capito che non ha proprio senso essere sempre arrabbiati. Non so se è per via del clima, ma gli italiani non si stressano così tanto. Noi cechi siamo più presi dal lavoro e dai doveri della vita. I miei figli sono sia italiani sia cechi. Sono nati in Italia e quando parlano tra di loro usano l’italiano. Noi parliamo ceco in casa e usano il ceco per parlare con noi, ma poi usano l’italiano. Tuttavia per me non è un problema, conoscono più di una lingua e questo li aiuterà a studiarne e impararne delle altre. Mia figlia adesso ha 18 anni andrà all’università in Svizzera o in Inghilterra e mio figlio seguirà la stessa strada fra tre anni”.

Non ci sarà un erede calcistico “perché mio figlio non è interessato al calcio e sono contento di questo. Ha giocato a basket, ha fatto un po’ di nuoto, sembra portato per qualsiasi sport, ma non fa nulla a livello agonistico. Non avrebbe potuto giocare a calcio in Italia portando un nome del genere. Sarebbe stato molto difficile per lui e lo stesso sarebbe accaduto in Repubblica Ceca. Lo porto con me il giovedì, per la solita partita serale in compagnia del presidente Agnelli. E giocare così gli piace. Ma non saprei proprio dove avremmo dovuto trasferirci per farlo giocare a pallone a livello professionistico senza che lui sentisse delle enormi pressioni per il nome che porta”.

“Ho sempre meno tempo per dedicarmi all’attività sportiva diretta, però ci provo. Corro e vado in palestra. Ogni tanto gioco a golf. Mi piacerebbe tornare a correre una mezza maratona. Ne ho corso una a Praga e mi piacerebbe provarne un’altra in una città diversa. Per carità, la maratona no… Ne ho corso una in 3 ore e 49 minuti, che è un discreto tempo, ma è troppo lunga per me e non ho il fisico per farla. Ho un “culone” e sono troppo pesante, così le mie articolazioni e le ginocchia in particolare sarebbero danneggiate”.

“I calciatori sono diventati delle specie di modelli al giorno d’oggi. I vestiti e le macchine di lusso sono ormai parte del calcio, non ci puoi fare niente. Ma credo che ci vorrebbero dei limiti. Per esempio non ho mai capito i tatuaggi, io ero l’unico nella Juventus che non ne aveva neppure uno». Nedved porta i valori di un tempo e pure per questi particolari tutt’altro che secondari nel club bianconero può e deve fare la differenza anche dietro la scrivania”.
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