Tevez, il bello del calcio

Tevez, il bello del calcio

TORINO – Nove righe per una sola regola. Quella dell’ammonizione per eccessiva esultanza. Si parte da un doppio principio: non ritardare la ripresa del gioco e non provocare il pubblico. E allora niente maglie al cielo, già da tempo, niente scritte con dedica a meno che la maglia non sia…

TORINO – Nove righe per una sola regola. Quella dell’ammonizione per eccessiva esultanza. Si parte da un doppio principio: non ritardare la ripresa del gioco e non provocare il pubblico. E allora niente maglie al cielo, già da tempo, niente scritte con dedica a meno che la maglia non sia parzialmente sfilata e c’è pure da chiedersi cosa cambia. Niente salti sugli spalti e sulle recinzioni, pure niente maschere ed oggetti vari, e c’è da chiedersi se questa regola vada di pari passo con quel che il calcio dovrebbe esprimere. Cuore e passione. Regolamento alla mano, il ciuccio di Carlos Tevez era passibile di ammonizione poiché il regolamento afferma chiaramente che è proibito scendere in campo con oggetti estranei al match.

 

Ammonire per cosa, però? Per una dedica speciale ad un figlio? E poi, Alessandro Florenzi. Ieri è corso sugli spalti, per abbracciare la nonna ottantaduenne presente proprio per vederlo. E via giallo, giustamente secondo il regolamento, ingiustamente se parliamo di cuore e passione, appunto. Gli episodi si sprecano. Marilungo, la scorsa stagione in B, fu ammonito due volte in un Cesena-Empoli, per aver rotto la bandierina dell’angolo con un calcio e per essersi tolto la maglia. Idem, o quasi, accadde a Szabolcs Huszti dell’Hannover che, decidendo la gara con il Werder Brema allo scadere con una rovesciata, si vide comminare dal direttore di gara Aytekin un doppio giallo per essersi tolto la maglia ed essersi arrampicato sulla recinzione per esultare. C’è da chiedersi, davvero, se questa regola non sia da cambiare. Il tempo perso potrebbe essere effettivamente recuperato, visto che gli strumenti tecnologici non mancherebbero per poterlo correttamente fare. I gesti in questione, poi, non irridono avversari od offendono il pubblico. Anzi. Sono il bello del calcio. Strozzato da una regola da nove righe, la numero dodici. Quella dell’ammonizione per eccessiva esultanza. (TMW)

Juvenews.eu

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