Tevez: “Conte? Un fenomeno, anche se un po’ ‘loco’”

Tevez: “Conte? Un fenomeno, anche se un po’ ‘loco’”

TORINO – Nel corso di una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Carlitos Tevez si è raccontato a 360°, dal’ infanzia all’approdo nel calcio che conta, concentrandosi in particolare su questi primi cinque mesi in bianconero: “A Fuerte Apache non puoi rimanere bambino a lungo, diventi subito adulto. La…

TORINO – Nel corso di una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Carlitos Tevez si è raccontato a 360°, dal’ infanzia all’approdo nel calcio che conta, concentrandosi in particolare su questi primi cinque mesi in bianconero:  “A Fuerte Apache non puoi rimanere bambino a lungo, diventi subito adulto. La vita è dura, vedi morire degli amici, quindi non ne esci proprio oppure ne emergi come un vero uomo. Il mio primo gol? Avevo sei-sette anni, in un torneo delle periferie per bambini: noi arrivammo in finale ed io segnai il gol-vittoria. Ricordo l’orgoglio che ci univa in quei momenti. Ho sempre fatto l’attaccante, nessuno ci ha mai nemmeno provato, ad allontanarmi dalla porta”.

Carlitos, poi, ha ricordato gli anni al Boca Juniors:  “E’ la squadra che ho sempre amato: rimasi poco, perché per problemi economici fui ceduto al Corinthians, ma ho vinto tutto. La gioia più grande fu la Coppa Intercontinentale vinta contro il Milan nel 2003. Tornerò di certo al Boca un giorno, ma per ora penso solo alla Juve, dove mi trovo benissimo: voglio anche ringraziare tutti per l’affetto che mi hanno dimostrato durante il ricovero di mia moglie, che ora sta meglio. Conte? E’ un fenomeno, anche un po’ ‘loco’; mai visto un tecnico così, è la vera forza di questa Juventus: non molla un attimo, ti chiede sempre di spingere a mille”.

Infine, Tevez ha aggiunto:  “Voglio vincere sia lo Scudetto che l’Europa League, anche perché ho vinto campionati in Argentina, in Brasile ed in Inghilterra, ma l’Europa League è l’unico trofeo internazionale che non ho vinto a livello di club. Per il campionato, comunque, c’è ancora da sudare, anche perché avremo delle trasferte molto dure. La Serie A è l’università del calcio, resta il campionato più difficile al mondo: si soffre su ogni campo, solo la Juve ogni tanto dilaga. Il tecnico della mia carriera? Carlos Bianchi: mi ha fatto esordire nel grande calcio. Anche Marcelo Bielsa, con il quale ho vissuto gli anni più belli in Nazionale, quando vincemmo le Olimpiadi di Atene nel 2004 senza alcuna difficoltà”.

Juvenews.eu

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