Rossi: “Berardi come Pogba”

Rossi: “Berardi come Pogba”

TORINO – Juventus-Sassuolo. Giovanni Rossi ha viaggiato in entrambe le direzioni. Arrivato a Torino in piena rivoluzione Agnelli con Marotta e Paratici, delega al settore giovanile, in estate è tornato ad occupare la “vecchia” scrivania. Aveva lasciato gli emiliani in B, dopo la sconfitta nei playoff col Torino, e li…

TORINO – Juventus-Sassuolo. Giovanni Rossi ha viaggiato in entrambe le direzioni. Arrivato a Torino in piena rivoluzione Agnelli con Marotta e Paratici, delega al settore giovanile, in estate è tornato ad occupare la “vecchia” scrivania. Aveva lasciato gli emiliani in B, dopo la sconfitta nei playoff col Torino, e li ha ritrovati in A.

In estate ha inaugurato i trasferimenti dalla Juventus alla Sassuolo: primo e unico a titolo definitivo, visto che Berardi, Marrone e Zaza sono in comproprietà e Ziegler in prestito.
«Si è svolto alla luce del sole. Il dottor Squinzi mi ha dato l’opportunità di ricoprire il ruolo di direttore in A e io l’ho colta».

Quanto è stato difficile bussare alla porta di Agnelli e Marotta?
«Mi hanno lasciato grande libertà. Ricordo le parole di Marotta: “Giovanni, valuta con serenità”. Con la Juventus il rapporto è sempre stato ottimo e lo è tuttora. Con Agnelli capita di messaggiarsi ancora».

Tra luglio e agosto vi siete ritrovati allo stesso tavolo: ma da parti opposte. Nell’operazione Berardi-Marrone (scambio di comproprietà) l’amicizia è passata in secondo piano?
«Assolutamente no. Sono state trattative amichevoli, troppo il rispetto reciproco».

L’avvio shock del Sassuolo le ha mai fatto pensare: “Ma chi me lo ha fatto fare?»
«Le difficoltà le avevo messe in conto. Noi del Sassuolo la differenza rispetto alle concorrenti dobbiamo farla proprio nei momenti difficili. Il nostro blasone è inferiore, anche se in parte lo compensiamo con la forza della nostra proprietà.

Rispetto al suo primo Sassuolo…
«C’è uno stadio di proprietà, il Mapei Stadium, fondamentale per crescere. Vivere da vicino la nascita dello Juventus Stadium mi è stato di aiuto. Identica invece è rimasta la capacità di programmare».

Dall’estero ha acquistato solo Alexe: non è un caso.
«No, gli stranieri faticano a comprendere la serietà del nostro progetto e della proprietà. Con un italiano, o comunque con uno che già gioca in Italia da un po’, l’appeal è maggiore. In tempi non sospetti eravamo su Mitroglu, Iturbe e Zapata del Napoli: però…».

Dalla Juve al Sassuolo: cosa cambia nella studio di un giocatore da comprare?
«Nella Juve si cerca la personalità, nel Sassuolo la prospettiva».

Berardi sembra possedere entrambe: sorpreso?
«Zero dubbi: è un predestinato. Pur essendo giovanissimo, non avverte le pressioni. Deve solo continuare a lavorare così. Pogba è un buon modello: Paul già al Le Havre e al Manchester United era di un’altra categoria rispetto ai suoi coetanei».

E’ già pronto per il salto in bianconero?
«Non mi permetto di dare consigli. Comunque sono convinto che la Juve non se lo farà sfuggire».

Berardi sarà il grande assente dello Stadium: i maligni hanno pensato a una squalifica premeditata.
«Discorsi assurdi. Domenico c’è rimasto male, ma è giusto che si abitui a certe situazioni, anche spiacevoli. Mi viene in mente il caso di Acerbi: ne ho sentite di tutte nelle ultime ore, tanti giudizi quando in realtà nessuno sa ancora come stanno veramente le cose. Francesco, a causa del tumore, ha già passato momenti tristissimi e sentire certe “condanne” preventive è stato doloroso».

Il Sassuolo fattura 30 milioni, la Juve 276: ma in comune hanno qualcosa?
«La ricerca del particolare nel quotidiano. Una mentalità che in campo è stato bravissimo a inculcare Conte».

E Agnelli e Squinzi?
«Hanno in comune le tantissime ore che dedicano al lavoro. Il più tirchio? Nessuno dei due».

Tre giovani dei suoi anni juventini con un futuro in prima squadra alla Marchisio.
«Donis (’96, attaccante), Romagna (’97, difensore), Audero (’97, portiere). Ma non sarà facile: oltre alle doti fisiche e tecniche serve grande mentalità».

Di Francesco: è aziendalista o si impone?
«E’ intelligente. Sa farsi sentire, però rispetta i ruoli».

Da Marotta e Paratici ha appreso…
«Il decisionismo. Se serve, bisogna intervenire senza guardare in faccia nessuno».

Un aneddoto dei tre anni?
«Ho ancora gli incubi del secondo mercato di gennaio, quando nel quartier generale milanese fummo costretti all’ultimo minuto a rimontare computer e stampanti. Era arrivata un’offerta del Marsiglia poco prima di mezzanotte. Purtroppo non si concluse nulla».

La sua trattativa più complicata?
La vera odissea, condivisa con Bonato, fu portare Allegri sulla panchina del Sassuolo».

Quanto la preoccupa, in vista del big match di oggi, l’eliminazione della Juve dalla Champions?
«Innanzitutto mi dispiace, sia per loro che per il calcio italiano. La squadra di Conte mi preoccupa a prescindere. Sono i più forti, a noi servirà una super prestazione e un po’ di fortuna per raccogliere punti. Ma se vogliamo mantenere la categoria è fondamentale passare da queste difficoltà».

Avete stoppato Napoli e Roma in casa loro?
«Lo sento ripetere e temo che sia controproducente».

Sassuolo in Europa fra tre anni: sogno possibile?
«Con una proprietà come la Mapei tutto è possibile. Ma l’aspetto fondamentale è il quotidiano: ora conta solo salvarsi».

(fonte Tuttosport)

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