PROMESSA – Sarri ci crede: “Rugani sarà importante per il calcio italiano”

PROMESSA – Sarri ci crede: “Rugani sarà importante per il calcio italiano”

PROMESSA – Incroci di destini, tra Sarri ed Allegri, incroci che ripercorre il tecnico del Napoli al Corriere dello Sport: “Il primo incrocio con Allegri un segno del destino? Sì, ci fu una partita tra Sangiovannese e Aglianese, la squadra che Max allenava. Finì zero a zero, senza neanche un tiro in porta. Una noia mortale. Alla fine uno degli spettatori, che era anche un mio amico, gridò “Se siete allenatori voi due… Poi andai ad allenare a Pescara, dove Allegri aveva giocato. Con la Sangiovannese avevamo vinto la C2 ed eravamo terzi in C1. Poi morì il presidente e la società andò in crisi. Così andai a Pescara….  Questa frenesia, per la quale un allenatore è un cretino se perde due partite o un genio se ne vince due e un attaccante una schiappa se sbaglia un rigore e un genio se fa un gol qualsiasi, rende molto difficile far vivere progetti e quindi far evolvere il calcio. I tre anni in cui sono stato ad Empoli sono riuscito a impostare un ciclo che ha dato dei buoni frutti. Non eravamo condizionati dall’ultimo risultato. Lo stesso spero di fare a Napoli dove ho trovato una società organizzata e un clima positivo. Il calcio o è un progetto o non è. Quale è stato il momento più bello della mia carriera di allenatore?  Tutti pensano che sia la categoria a fare la gerarchia delle emozioni. Non è così. Qualsiasi campionato vinci, in qualsiasi serie o divisione, è il culmine di un anno di lavoro, di fatica, di condivisione con la squadra, lo staff, il magazziniere. Ogni campionato vinto è stata una gioia identica. Ma io brucio la felicità in trenta secondi, penso subito alla nuova sfida. Mi interessa più il dopo che il prima. Higuain sembra rinato, sereno e sicuro? Si diverte. Io lo stimolo a divertirsi. È un fuoriclasse ed è potenzialmente il giocatore più forte che io abbia mai allenato. Qual è, secondo lei, il problema principale del calcio italiano? Sono diversi. In primo luogo le strutture. Gli stadi sono quelli del dopoguerra, con le piste di atletica, senza quindi il clima necessario perché i giocatori sentano i tifosi vicini e le famiglie possano tornare serenamente allo stadio. Poi difetti di mentalità, l’emotività di cui abbiamo parlato che rende tutto fragile e precario. Far esordire un ragazzo in serie A oggi è difficile, esposti come sono questi ragazzi a processi se sbagliano una palla. Un tempo c’era meno pressione. Per questo i nostri giovani non crescono e i campionati sono pieni di giocatori stranieri anche di livello basso. Chi è il più forte dei giovani calciatori italiani? Per me Rugani. Ha una capacità di applicazione straordinaria. Io lo feci esordire a 18 anni. Sarà un giocatore molto importante per il calcio italiano del futuro. Tra i ragazzi del Napoli? Luperto è un talento che tengo d’occhio. Si prepara già con noi, con la prima squadra. Da gennaio abbiamo concordato, con la società, di far allenare ogni settimana uno o due ragazzi della Primavera con i titolari. Pronunciare la parola impronunciabile, scudetto? Non mi avrà, per me resta impronunciabile. Abbiamo iniziato un percorso. Ricordiamo che veniamo da un quinto posto e teniamo i piedi per terra. Per volare c’è sempre tempo. È un campionato aperto, senza dominatori. Ci sono diverse squadre che competono a pari livello. Posso dirle che io sono rimasto molto impressionato dalla Fiorentina. La mia formazione ideale? Jascin, Djalma Santos, Thuram, Beckenbauer, Facchetti; Tardelli, Pirlo, Neeskens; Maradona, Van Basten, Cruyff. Allenatore Arrigo Sacchi. Le scuse di Maradona? Per me, come per tutte le persone che amano il calcio, Maradona è un idolo, un’idea del calcio. La dichiarazione che ha fatto mi ha emozionato. Ora il mio prossimo obiettivo è conoscerlo. Sarebbe un onore, per me”.

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