Pogba poteva finire all’Atalanta

Pogba poteva finire all’Atalanta

TORINO – C’è una bella differenza tra l’insoddisfazione e l’incontentabilità. «Il 2013 è stato il mio miglior anno, ma dal 2014 voglio ancor di più». Paul Pogba è un treno che sale sulle Ande del suo calcio e della sua giovane vita senza zigzagare, con la specifica virtù di chi…

TORINO – C’è una bella differenza tra l’insoddisfazione e l’incontentabilità. «Il 2013 è stato il mio miglior anno, ma dal 2014 voglio ancor di più». Paul Pogba è un treno che sale sulle Ande del suo calcio e della sua giovane vita senza zigzagare, con la specifica virtù di chi – più unico che raro – punta alla cima studiando la rotta più breve, non quella più agevole. Dopo aver conquistato la titolarità in bianconero, aver portato a casa in questo anno ormai al tramonto uno scudetto e la Supercoppa, aver alzato il trofeo del Mondiale under 20 e conquistato il Golden Boy di Tuttosport sbagliando la concorrenza, dopo essersi fatto largo anche nella nazionale maggiore di Deschamps , dopo aver fatto correre dietro di sé il Real piuttosto che il Bayern, ecco il nuovo sipario che si sta per aprire davanti al suo carattere ambizioso: e non solo perché dietro l’angolo dei pensieri si può stagliare l’inseguimento a un altro titolo italiano, all’Europa League, alla Coppa Italia, al Mondiale brasiliano e pure a un rinnovo contrattuale (dorato) a Torino. «Non sono capace di pormi dei limiti», diceva tempo fa. «Voglio diventare il migliore al mondo, nella mia testa c’è anche il Pallone d’Oro». Incontentabile, non insoddisfatto. Eppure, poco più di un anno e mezzo fa, sì che aveva motivo di lamentarsi. O meglio: di dire no, di fronte alla possibilità di lasciare il Manchester per approdare sì in Italia, ma non alla Juventus. Doveva, poteva andare a Bergamo. Non avesse posto resistenze, lui come il suo procuratore Raiola , nella scorsa stagione Pogba avrebbe giocato con l’Atalanta: con addosso quei colori che oggi lo vedranno nemico.

Anche il dg dei bergamaschi, Marino , seguiva da tempo il ragazzo: niente di cui stupirsi, viste le qualità superiori che Pogba già esponeva in dote e il fiuto dello stratega di mercato dei nerazzurri. Juventus e Atalanta avevano ragionato sulla possibilità di varare un’operazione in tandem: i bianconeri avrebbero rapito Pogba, quindi si sarebbe potuta aprire una comproprietà con l’Atalanta, per svezzare il ragazzo gradualmente in A. Con la Juventus che avrebbe comunque mantenuto la gestione primaria del cartellino. Ma Pogba, dal suo punto di vista, non poteva non dir di no. Se lascio una squadra come lo United, posso solo prendere in considerazione un altro grande club: so di valere, voglio giocarmela subito con i migliori anche in Italia : grossomodo erano questi i ragionamenti che Pogba faceva, al tempo. E la Juve, che già aveva la consapevolezza di mettere le mani su un campione del domani, si ritrovò un asso dell’oggi.

(fonte tuttosport.com)

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