ALLEGRI – “Juve, patrimonio straordinario di professionisti”

ALLEGRI – “Juve, patrimonio straordinario di professionisti”

Massimiliano Allegri ha parlato a Il Giornale: “All’inizio sono stato circondato da un enorme scetticismo. Non mi ha spaventato, ho capito lo stato d’animo dei tifosi: per tutti loro il cambio dell’allenatore è stato un fulmine a ciel sereno. In quei giorni ero a Milano a fare il trasloco con…

Massimiliano Allegri ha parlato a Il Giornale: “All’inizio sono stato circondato da un enorme scetticismo. Non mi ha spaventato, ho capito lo stato d’animo dei tifosi: per tutti loro il cambio dell’allenatore è stato un fulmine a ciel sereno. In quei giorni ero a Milano a fare il trasloco con mia figlia quando arrivò la telefonata di Marotta. Mi son detto subito: qui non bisogna strafare. Sono arrivato a Vinovo il 16 luglio e avevo solo 6 giocatori da allenare, gli altri mi hanno raggiunto il 31 luglio e siamo partiti subito per gli Usa. Allora ho pensato: loro conoscono a memoria il sistema di gioco precedente, con quello iniziamo, poi penseremo a qualche modifica. E così è stato. Ho ereditato un patrimonio straordinario di professionisti, abituati a lavorare con intensità, guidati da una società forte che è il pilastro di una squadra di calcio. Senza quel pilastro di cemento armato, il palazzo viene giù alla prima sconfitta. Fatemi un esempio di una squadra, nel mondo, che riesca a vincere giocando male. Può capitare in un campionato lungo 38 giornate che si giochi male 2-3-4 partite: devi vincerle col mestiere, con il talento del singolo. Ma solo se giochi bene, alla fine, puoi vincere un torneo. Cosa diversa è la sfida secca, tipo la finale di Champions tra Bayern e Chelsea: allora sì che può riuscire il colpaccio!”. 

Juve e Milan: “Sono due club di pari valore. Con Agnelli e Marotta ho un confronto costante e costruttivo, così come ho lavorato in modo eccellente a Milanello. E non crediate ai pettegolezzi: ai tempi anche col presidente Berlusconi il mio rapporto ha funzionato alla grande. E devo ringraziare Galliani per avermi lanciato nel calcio che conta».

Juve in Europa: “Non si tratta di un complesso. Piuttosto ho colto una qualche difficoltà a gestire le fasi di un girone di Champions. Ora la mia Juve è più matura da questo punto di vista, ha raggiunto il primo traguardo, deve puntare a quello successivo: dobbiamo prendere posto stabilmente tra le prime otto squadre d’Europa perché così ci avvicineremo a una finale, così avremo un sorteggio più favorevole in futuro”.

Pirlo: “Lo ha svelato Andrea. Ha detto: io e Allegri sappiamo bene come sono andate le cose. Quella mattina gli ho solo detto: “Ehi, Andrea, ti ho ringiovanito di 4 anni, mi dovresti ringraziare”. E gliel’ho sottolineato dopo il gol-capolavoro con l’Atalanta: “Hai visto che ti ho ringiovanito di 4 anni?”. Perché la verità è solo questa: dopo 10 anni di Milan, Pirlo aveva esaurito gli stimoli. E la disputa sul contratto, 1 anno o 3 anni, è stato solo un pretesto».

La Roma: “La Juve è una squadra che ha valori morali, caratteriali, oltre che tecnici e si alimenta di queste energie. La sfida per lo scudetto sarebbe rimasta incerta anche se fossimo passati 9 punti davanti dopo Cesena. La Roma resta un’ottima squadra che sta pagando un’elementare differenza rispetto all’anno scorso: gioca 3 partite a settimana invece che una».

Qual è stata la sorpresa nel conoscere da vicino la Juve? «Buffon. Mi ha stupito e folgorato non per il suo valore che conoscevo già ma per le doti caratteriali, per come si allena tutti i giorni, a tutte le ore del giorno. È un vero fuoriclasse. E sa qual è la qualità del fuoriclasse? Rendere tutto semplice”. 

 

 

 

Morata:  “Al Real Madrid era trattato da ragazzo, qui è arrivato come un giocatore importante: ha patito all’inizio la differenza. Un conto è giocare per vincere sempre una partita ogni tre giorni, un conto disputare un ritaglio di partita. Ho subito qualche censura all’inizio: perché non gioca Morata?, mi chiedevano. Perché bisogna prepararlo, allenarlo fisicamente e non solo. I giovani vanno protetti. Stessa regola vale per Coman».

Pogba e Vidal: “Pogba è un ragazzo di 21 anni, da mesi è su tutti i giornali con le cifre pazzesche della sua quotazione. Non deve sempre far vedere di essere sempre il più bravo ma far diventare normale il suo altissimo rendimento. Con Vidal niente di imprevedibile. Si è operato nell’estate, è tornato a giocare prima del tempo per partecipare al mondiale, è rientrato a Torino, al primo raduno della sua nazionale si è infortunato, è rimasto fermo. Cosa volete che succeda dopo una sequenza del genere?».

Il rallentamento: “Abbiamo lavorato tantissimo e pagato un po’ pegno. Si può giocare male ma non può succedere di subire a Cesena come mai era capitato prima”. 

Il Borussia: “Sarà dura domarlo. Bisognerà tirare fuori una bella partita sul piano tecnico. Non sono mica Tafazzi io! Ho detto e lo ripeto: se giochi in casa la prima devi provare a vincere ma è fondamentale non prendere gol perché al ritorno hai 2 risultati su 3 a disposizione».

Sacchi: “Per rilanciare il calcio italiano non c’è da spaccare l’atomo. La ricetta è semplice: creare una seconda squadra che consenta ai ragazzi di 18 anni di misurarsi con quelli più grandi e più forti, un “primavera” oggi fa fatica a giocare in serie C e in serie B, altro che razzismo. Poi bisognerebbe istituire centri federali in tutto il paese come hanno fatto in Germania. Fine della discussione”.  (Fonte: Tuttojuve.com)

 

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