Moggi: “Agnelli prima di morire disse…”

Moggi: “Agnelli prima di morire disse…”

Luciano Moggi è stato ospite della trasmissione “Calcio € Mercato”, condotta da Michele Criscitiello su Sportitalia. Tanti gli argomenti affrontati dall’ex direttore generale della Juventus che ha anche parlato del suo ultimo toccante colloquio con l’Avvocato Gianni Agnelli. ALLEGRI – “Stanno criticando Max Allegri: basta che la Juventus non giochi…

Luciano Moggi è stato ospite della trasmissione “Calcio € Mercato”, condotta da Michele Criscitiello su Sportitalia. Tanti gli argomenti affrontati dall’ex direttore generale della Juventus che ha anche parlato del suo ultimo toccante colloquio con l’Avvocato Gianni Agnelli.

 

ALLEGRI – “Stanno criticando Max Allegri: basta che la Juventus non giochi bene, basta che col Sassuolo non sia riuscita a vincere e che abbia perso in Coppa dei Campioni. Ma ragazzi, guardate un pochino il punteggio della Juventus, è esattamente uguale a quello dell’anno scorso. Quindi Max Allegri non è stato sicuramente inferiore a Conte. Secondariamente, a questo punto la Juventus era già fuori dalla Coppa dei Campioni al primo turno, mentre adesso è in gioco. Vediamo prima di criticare le persone e gli allenatori”.

JUVE-OLYMPIACOS – “Con l’Olympiacos probabilmente giocheranno Morata e Tevez. Secondo me non sono due giocatori che vanno bene e d’accordo, perché Tevez ha bisogno della sponda e Morata è un attaccante puro che può tirar via i tempi a Tevez che è importante quando arriva in area di rigore. Il fatto importante è comunque che la Juventus deve vincere la partita e io credo che la Juventus sia in gioco,  anche perchè nei 20 minuti finali della gara d’andata il portiere dei greci ha fatto di tutto per impedire ai bianconeri di pareggiare la partita. Ovviamente la Juventus aveva lasciato un tempo agli avversari, ma stavolta sicuramente non lascerà niente. Però è anche impensabile come sento dire che la Juventus debba andare all’arrembaggio, alla ricerca di un qualcosa, perchè poi si rischia di perdere Deve stare con cautela a studiare l’avversario e poi colpirlo al momento opportuno”. 

 

 

 

MERCATO, CAMPIONATO CHAMPIONS – “Chi comprerei al mercato di gennaio? Io non interverrei, assolutamente no. Al di là degli infortuni attuali, penso sia una rosa ben fornita in tutti i reparti e possa bastare per conquistare il campionato italiano. Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni, la Juve non ha chance di vincerla. I tifosi capiscano che non è una squadra competitiva a livello europeo. Ma è una squadra che si farà rispettare anche in Champions”. 

 

POGBA – “Pogba? Pogba è stato portato alla Juventus da Mino Raiola. A Manchester lo avevano visto ma non considerato, ecco dove sta la bravura del procuratore, saper capire quello che un giocatore può dare. Le qualità sono eccezionali, con i piedi fa tutto quello che vuole, ma al momento non si può dire che sia completo.  E’ un giocatore che spesso e volentieri gioca più per sé che per la squadra. E’ uno di quei giocatori che si bea di saper giocare e così facendo spesso nel calcio italiano si perde la cognizione della partita. E’ un ragazzo modestissimo, eccezionale come uomo  e anche come professionista”.

 

RETROSCENA NEDVED – “Come ho preso Nedved? Io l’avevo preso dalla Lazio, non voleva venire a Torino perchè stava bene all’Olgiata dove si gioca a golf. Il golf è importante per lui, perchè è una questione di vita. Ho provato tante volte a convincerlo. Ad un certo punto era all’estero, a casa sua. Un giorno l’ho chiamato e gli ho detto: ‘Guarda Pavel, io non ti dico mica di venire per forza alla Juventus, ti mando un aereo privato, non sa nessuno che arrivi a Torino, vedi la Mandria dove c’è il golf e dove puoi giocare dalla mattina alla sera, ci sono anche gli Agnelli, poi decidi se venire o meno’. Lui mi disse, ‘va bene, mandami l’aereo’. Io gli mandai l’aereo e poi avvisai tutti i giornali e le televisioni: arrivarono alla scaletta dell’aereo e per lui da quel momento fu impossibile difendersi perchè a Roma cominciarono a chiamarlo traditore (ride, ndr). E ho fatto la fortuna di un bravo ragazzo, perchè Nedved, oltre che un grande giocatore, era un bravo ragazzo. E oltretutto ho tolto alla Lazio un giocatore che tutte le volte che andavamo a Roma a giocare ci faceva uno o due gol”. 

 

LE ULTIME PAROLE DELL’AVVOCATO AGNELLI – “Avevano fatto un referendum, ‘Le donne dello sport’ e l’avvocato già alle 5:30 del mattino aveva appreso da ‘La Stampa’ che io fossi  l’uomo del mondo dello sport più desiderato dalle donne. Mi chiamò alle 5:30 e mi disse: ‘Moggi, se le avanza qualcosa pensi anche a me, mi raccomando’. Sapete qual è la cosa più bella dell’Avvocato? Una cosa che mi ha toccato il cuore. Un giorno o due prima di morire, l’Avvocato, tra tutti quelli della Juventus, ha chiamato a casa sua il sottoscritto e Lippi. Abbiamo parlato per un’ora con lui, ma si vedeva già che l’uomo era malato, era diventato un po’ sordo, quindi aveva dei problemi. Sapete cosa ha detto a me e a Lippi prima di andare via? Una cosa che io non dimenticherò mai. Ci ha guardato e ci ha detto: ‘Chissà se vi potrò rivedere’. Dopo due giorni è morto e questa è una cosa che a me ha toccato molto. Il profondo di quell’uomo era una cosa sensazionale, aveva capito che praticamente era arrivato alla fine della vita. E trovarsi davanti a queste persone, averle conosciute e aver capito quello che valevano e quello che hanno dimostrato per il bene dell’Italia, per tutto quello che hanno fatto, è veramente una cosa che a riparlarne ti fa venire i brividi, anche a pensare che si può morire essendo famosi in quella maniera. E questo è un monito per tutti quanti, per quelli che si sentono grandi personaggi e che lottano fra loro, senza sapere che poi alla fine dovranno morire. E quando muoiono avranno il processo dal Padreterno, è lì che si vedrà chi avrà ragione o meno”.

 

 INTER – “Io andavo alle 10 in sede. Nella sede della Juventus, rispetto alle altre società di calcio, vigeva una regola: Giraudo e Bettega arrivavano alle 7-7:30 e ci stavano fino alle 18. Io andavo alle 10 e ci stavo fino alle 22. Era una sede di lavoratori sempre presidiata da chi poteva decidere qualcosa. La gestione era un po’ diversa da quella dell’Inter di adesso. E poi lì c’erano delle persone che non capivano di calcio. L’Inter, ad esempio, ha un nostro addetto al commerciale che fa il direttore generale, Fassone. Era il secondo al commerciale di Romy Gai. Quindi se l’Inter non fa i risultati della Juventus è colpa di chi ha messo dirigenti che probabilmente calcisticamente non sono in grado”.
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