Marotta: “La Juventus è contraria alla moviola in campo”

Marotta: “La Juventus è contraria alla moviola in campo”

Incassata la vittoria nella gara d’andata col Lione, nei quarti di Champions League, la Juventus si appresta a rituffarsi, lunedì, nel campionato, dove affronterà il Livorno, per tirare la volata che la porti alla conquista del terzo Scudetto consecutivo. Nel consueto appuntamento con le risposte ai tifosi, alla ‘Gazzetta dello…

Incassata la vittoria nella gara d’andata col Lione, nei quarti di Champions League, la Juventus si appresta a rituffarsi, lunedì, nel campionato, dove affronterà il Livorno, per tirare la volata che la porti alla conquista del terzo Scudetto consecutivo. Nel consueto appuntamento con le risposte ai tifosi, alla ‘Gazzetta dello Sport’, l’amministratore delegato bianconero, Giuseppe Marotta, fra i vari argomenti oggetto della curiosità dei fans juventini, ha risposto anche riguardo l’utilizzo della tecnologia per coadiuvare l’operato degli arbitri.

Tema quanto mai d’attualità, la moviola in campo viene chiesta ormai da più parti ma la classe arbitrale, e anche i vertici della Uefa e della Fifa, fanno orecchie da mercante. Con chi sta Marotta? “La Juventus è fortemente contraria alla moviola in campo – ha detto il dirigente bianconero – Snaturerebbe il gioco del calcio, che si fonda sulla continuità dell’azione. Peraltro le immagini della tv non sempre stabiliscono la verità. La tecnologia sarebbe utile sul goal-non goal“.

 

 

La Juventus è l’unica italiana ancora in corsa in una Coppa Europea, ma cosa le manca per arrivare al livello dei top club della Champions League, quali Real Madrid, Barcellona, Bayern… “Durante il ciclo del presidente Andrea Agnelli – ha detto ancora Marotta – la Juve ha recuperato centralità nel sistema Italia. Ora vogliamo alzare l’asticella, ma bisogna aumentare la potenza di fuoco attraverso l’incremento del fatturato. Col Real che fattura 520 milioni, il Barcellona 480, il Bayern 430, è evidente la loro superiore capacità di investimento. E’ necessario, poi, che la squadra cresca in esperienza“.

Si dice che le italiane non pratichino un gioco ‘europeo’, dove conta molto ad esempio l’intensità di gioco… “Le differenze fra le squadre italiane e quelle straniere? Il campionato italiano, che da qualcuno è stato definito poco allenante, dal punto di vista dello stress e delle motivazioni è altamente allenante – ha detto Marotta – A Catania, nonostante ci fosse una differenza di 55 punti tra noi e loro, hanno giocato la partita della vita. La differenza con l’estero sta qui, nelle difficoltà che le big incontrano quando giocano con le provinciali. E’ necessaria, però, la riduzione della Serie A a 18 squadre. Così il calendario, tra nazionali e coppe, si allenterebbe e i giocatori sarebbero meno affaticati“.

Altra differenza con l’estero è che in campionati come la Premier League, la Liga o la Bundesliga, i giovani talenti riescono ad esplodere prima perchè gli si dà maggiore fiducia… “I talenti esistono anche in Italia – ha affermato l’ad della Juventus – Come dimostrano i risultati delle nazionali giovanili. Mentre in Germania e Spagna il gap tra le grandi e il resto delle squadre è incredibile, da noi si fa fatica ogni domenica. Questo non ti consente di far esordire i giovani, anche per le pressioni di tifosi e media“.

Il progetto delle seconde squadre – ha proseguito Marotta – propedeutiche alla crescita dei talenti, è portato avanti da tempo dalla Juventus. Consente, peraltro, di avere una metodologia di allenamento unificata alla prima squadra e di far crescere gli allenatori, com’è successo al Barcellona con Guardiola. Purtroppo nelle categorie inferiori, dove c’è un eccesso di squadre professionistiche, vedono male questo progetto…“.

Goal.com

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