MAROTTA: “A Istanbul abbiamo perso 25 milioni”

MAROTTA: “A Istanbul abbiamo perso 25 milioni”

Mentre la sua Juventus si prepara ad uno dei match più importanti della stagione, ovvero il ritorno degli ottavi di Europa League contro la Fiorentina, l’ad Beppe Marotta, relatore al 4° master di management dello sport, organizzato dalla 24ORE business school di Roma, parla del ‘modello’ bianconero”Non esiste altra attività…

Mentre la sua Juventus si prepara ad uno dei match più importanti della stagione, ovvero il ritorno degli ottavi di Europa League contro la Fiorentina, l’ad Beppe Marotta, relatore al 4° master di management dello sport, organizzato dalla 24ORE business school di Roma, parla del ‘modello’ bianconero

“Non esiste altra attività di impresa che debba fare i conti con un fattore altrettanto imponderabile: il risultato sportivo. Vincere – ammette Marotta – è l’unica cosa che conta. Perché un gol in più o in meno può cambiare il verso delle cose, valendo milioni. E il rischio non può essere calcolato: quest’anno per dire, uscire subito dalla Champions, in quell’incredibile pantano di Istanbul, ha significato una perdita di 25 milioni di euro”.

 

 

Risultati sportivi che cambiano la storia di un club ma non solo. Marotta ricorda cosa fu Calcipoli per l’intero sistema calcio italiano: “Nel 2006/07, stagione successiva a Calciopoli, io era ancora Direttore alla Samp. Per quanto riguarda i diritti televisivi la legge allora in vigore ne prevedeva la vendita soggettiva. La retrocessione della Juventus consentì una redistribuzione del 19% della somma totale, ripartito tra le società di A. Eppure la Samp perse 2 milioni, dato che il valore complessivo del campionato aveva subito un contraccolpo”.

Con la solita nebulosa dei diritti tv e una legge sugli stadi ‘work in progress’, Marotta spiega come la Juventus sia riuscita in pochi anni a rialzarsi dalle ceneri, nonostante le difficoltà del ‘sistema Italia’: “Dopo Calciopoli il brand Juve era molto calato, certi sponsor ci avevano abbandonato anche per ragioni di statuto interno che impediva loro legami con società coinvolte in vicende giudiziarie. Poi c’è stata la risalita, culminata nella costruzione del nuovo stadio e la conquista di risultati sportivi che hanno dato un appeal nuovo. Un passaggio chiave è stato l’ingresso di Andrea Agnelli alla presidenza nel segno della storia, della continuità, dell’appetibilità. Tutto questo ha ricollocato in alto il valore del brand, fino all’accordo con l’Adidas. Per noi della Juve il modello ideale perseguibile è quello di una società di intrattenimento, che punti all’equilibrio economico finanziario”.

Marotta, che in Italia, oltre al modello Juve rende onore anche a quello ‘paternalistico’ di Moratti, a quello d’immagine di Berlusconi e a quello ‘giovanile dell’Atalanta‘ spiega il vero segreto dei bianconeri: “Per la Juventus il nuovo stadio ha un ruolo chiave nella diversificazioni delle fonti di ricavi. E con maggiori ricavi, io ho poi maggiore disponibilità finanziaria sul mercato. Siamo gli unici in Italia ad avere un impianto nuovo di proprietà. Lo Stadium è aperto durante la settimana, abbiamo avuto, dall’apertura, 280 mila visitatori al museo e 180 eventi extra calcio, per lo più convention; lo Stadium ha creato maggiore occupazione, ha richiesto la creazione di una nuova figura professionale, un direttore stadio, che prima non esisteva da noi. C’è stata poi la riqualificazione di un’area urbana abbandonata”.

L’ad bianconero conclude guardando al futuro: “Nell’immediato futuro ci sarà intorno allo stadio l’apertura di un centro sportivo per la prima e spero, per la seconda squadra, una necessità per il nostro calcio; ci sarà un albergo, alloggi, e altre attività. Rafforzeremo poi l’impegno nello Juventus College, una creazione di cui sono particolarmente orgoglioso (un liceo scientifico di Scienze Applicate, che conta su 10 docenti e 102 iscritti, ndr). L’ho pensato per combattere l’abbandono scolastico e per coniugare le specifiche esigenze di un atleta-studente, che non è un privilegiato. La Juve guarda al mondo”. (Goal.com)

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