Marchisio: “Ora si punta alla finale di Torino”

Marchisio: “Ora si punta alla finale di Torino”

A “Filo diretto”, su JTV è ospite Claudio Marchisio che risponde alle domande dei tifosi con molta disponibilità. Si incomincia svelando il significato del soprannome “Principino” che gli è stato attribuito da tempo: “E’ nato tutto l’anno della Serie B, che poi è stato il mio primo anno tra i…

A “Filo diretto”,  su JTV è ospite Claudio Marchisio che risponde alle domande dei tifosi con molta disponibilità. Si incomincia svelando il significato del soprannome “Principino” che gli è stato attribuito da tempo: “E’ nato tutto l’anno della Serie B, che poi è stato il mio primo anno tra i professionisti, con Federico Balzaretti. Anche ora quando ci vediamo in Nazionale ci si scherza su: ‘Hai visto cosa è successo?’. Da quell’anno mi sto portando questo soprannome che tra un po’, quando avrò 30 anni, non potrà rimanere ‘Principino’, altrimenti non combacia bene. E’ nata tutto da lì, con lui: abbiamo vissuto un’annata per noi tutti ricordata non benissimo, però è sempre vittoriosa”.

L’eliminazione dalla Champions brucia ancora ma c’è pur sempre l’Europa League la cui finale si giocherà proprio a Torino. Questo potrebbe aiutare gli uomini di Antonio Conte a sentirsi maggiormente stimolati: “Sicuramente è un obiettivo. Ci è dispiaciuto moltissimo uscire dalla Champions League, però purtroppo è andata così. Ora sappiamo di doverci almeno provare, ma non sarà assolutamente facile. C’è un altro obiettivo, oltre alla finale c’è la possibilità di giocare nel nostro stadio, però abbiamo visto sia in Champions che nei gironi di Europa League ci sono squadre molto importanti, che hanno fatto molto bene, quindi non sarà facile”. Giocare indossando la fascia da capitano della propria squadra deve essere un’emozione particolare: “E’ sempre una grandissima emozione, non è mai stato un assillo come tanti mi chiedono…’la vorresti indossare sempre, ecc…’. Il mister molte volte lo dice: alla fine il capitano non è sempre chi porta la fascia, ma bisogna avercelo dentro con il carattere, aiutando sempre i compagni e ognuno di noi in squadra ha le sue caratteristiche: c’è chi è sempre pronto con una voce, con un consiglio ad aiutare il compagno, c’è chi invece soltanto con il sacrificio in campo, con la corsa, anche stando in silenzio, cerca di dare l’input esatto ai compagni. L’altra sera, dopo aver vinto con l’Avellino, è venuto il nostro dirigente e mi ha detto: ‘Comunque quella fascia ti porta bene, perchè da quando la indossi si è sempre vinto’.  E ho detto, ‘l’importante che sia così’ (sorride, ndr)”. Come ogni tifoso c’è qualche momento indimenticabile: “Ce ne sono tanti sinceramente, tanti ricordi belli, anche perchè chi è tifoso della Juve lo sa, i momenti belli e le vittorie sono sempre tante. Quindi uno su tutti che mi ricordo, un’emozione che mi rimarrà sempre, è stata la finale di Coppa Intercontinentale, l’ultima che si è vinta: saltai la scuola, perchè si giocava in Giappone e rimasi a casa, litigando con i miei genitori perchè non volevo perderla. E alla fine ci fu la vittoria con il gol di Alessandro. Ed ero molto felice perchè non ero andato a scuola e perchè avevamo vinto l’Intercontinentale”.

juvenews.eu

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