Maldini al veleno: “Avete distrutto il mio Milan”

Maldini al veleno: “Avete distrutto il mio Milan”

Ci sono milanisti che soffrono più di altri. Gente che ha fatto parte della società per più di 20 anni, ne ha condiviso gioie (tante) e dolori (molti meno). Persone che ora possono solo osservare da lontanto il difficile momento dei rossoneri, impotenti. Fra queste c’è sicuramente Paolo Maldini ex…

Ci sono milanisti che soffrono più di altri. Gente che ha fatto parte della società per più di 20 anni, ne ha condiviso gioie (tante) e dolori (molti meno). Persone che ora possono solo osservare da lontanto il difficile momento dei rossoneri, impotenti. Fra queste c’è sicuramente Paolo Maldini ex capitano del Milan.

“Dentro di me c’è un misto di rabbia e delusione – ammette Maldini ai microfoni della ‘Gazzetta dello Sport’non tanto per i risultati, perché è già capitato di arrivare decimi o undicesimi, ma perché l’impressione è che si sia buttato via ciò che è stato costruito con fatica negli ultimi 10 anni. Questo mi fa molto male. Io so quanto lavoro c’è stato dietro a tanti trionfi, che cosa ci è voluto per costruire una storia così bella. Vedere tutto distrutto mi fa impazzire. Al Bayern Monaco e al Real Madrid le bandiere lavorano in società. Questo è il primo grosso problema. La Juve l’ha capito e ha ristrutturato ripartendo da un gruppo solido di italiani che sa come si raggiungono i successi”.

 

Maldini va giù duro e non ha peli sulla lingua quando c’è da giudicare il recente passato del Milan: “Non può competere con la Juve e non è tra le prime 10 d’Europa. Non esiste un progetto, si guarda all’oggi e non al domani. Si devono comprare giocatori funzionali al gioco, non prendere solo i parametri zero. Ti può andare bene una volta, non sempre. E poi se gli fai un contratto faraonico non serve a niente”.

 

 

L’ex capitano spiega cosa non funziona in società: “Il Milan ha tantissimi dipendenti ma è sottostrutturato sotto l’aspetto sportivo. Galliani è un grandissimo dirigente, ma non è in grado di capire i giocatori. Fa tutto lui e questo non è possibile. Se ti affidi sempre agli stessi procuratori, a uno in particolare, una volta può farti fare l’affare, altre no. Alla base deve esserci la conoscenza. Braida negli ultimi anni ha avuto un ruolo marginale. Prima c’era Leonardo, che aiutava a capire se un giocatore era adatto al Milan o no. Ricordo che quando Leo mi voleva a tutti i costi per fare il direttore sportivo, Galliani disse: ‘E’ una figura superata’”.

Maldini analizza la situazione ricordando uno storico ‘errore’: “Se arriva l’allenatore e ti dice ‘Andrea è un giocatore finito e non mi serve più’, deve esserci qualcuno in società che ribatte: ‘Non è vero, Pirlo è un patrimonio del club, deve restare’. Così magari non avremmo fatto un favore alla Juve. Se qualcuno non arrivava dritto ci pensavamo noi a metterlo in riga”.

Pochissimi mesi fa, Maldini fu vicinissimo a tornare in società con un ruolo operativo ma poi… “Ho avuto due colloqui con Barbara – ammette – dopo la divisione delle competenze sono stato indicato come il successore di Galliani per l’area tecnica, ma io non ho più sentito nessuno. Lei mi voleva per trasmettere tutto ciò di cui abbiamo parlato finora, io ero pronto per un ruolo nell’ambito sportivo, ma non c’è stato un seguito”.

Maldini dice la sua anche su Seedorf e Inzaghi: “Logico che non possa essere esperto, ha grande coraggio e personalità, ma neanche Guardiola potrebbe fare niente. Non do colpe a Clarence. Manca la chiarezza degli obiettivi. Forse per arrivare a fine stagione si poteva prendere un allenatore più conservativo, per poi iniziare bene l’anno prossimo. Così c’è il rischio che si bruci. Inzaghi? Ha fatto due anni nelle giovanili e questo conta. Però un tecnico esordiente deve essere supportato da una struttura molto forte per non bruciarsi. Sacchi e Capello erano agli inizi ma potevano contare su grandi campioni”.

L’ultimo pensiero va a Balotelli: “Non è ancora un campione. Vale lo stesso discorso di Pato: il giorno che lo vedrò mettersi la squadra sulle spalle e trascinarla per 90 minuti allora lo sarà. Finora l’ha fatto a tratti. Io non lo conosco, ma ho l’impressione che se andasse alla Juve, dove c’è una squadra con le idee chiare, un allenatore tosto e un gruppo solido di italiani farebbe il salto di qualità”. (Goal.com)

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