L’unica cosa che conta

L’unica cosa che conta

TORINO – Torniamo per un attimo, con la mente, al 24 ottobre scorso, all’indomani della sconfitta in Champions’ contro il Real Madrid che arrivava dopo il clamoroso tracollo dell’Artemio Franchi: due sconfitte in tre giorni, con tre gol fatti e sei subiti. “La Juventus non ha più fame”, dicevano. “I…

TORINO – Torniamo per un attimo, con la mente, al 24 ottobre scorso, all’indomani della sconfitta in Champions’ contro il Real Madrid che arrivava dopo il clamoroso tracollo dell’Artemio Franchi: due sconfitte in tre giorni, con tre gol fatti e sei subiti. “La Juventus non ha più fame”, dicevano. “I bianconeri hanno la pancia piena: manca la grinta dei due anni precedenti”, dicevano. E mentre a Roma si preparavano fanfare tricolori, come troppo spesso accade nella Capitale quando si è solo ad inizio stagione, Antonio Conte, “The Hammer” (Il Martello) per gli amici, avvertiva che la sua squadra era più viva, più affamata e più pronta a combattere che mai. Da quel momento in poi, in campionato sono arrivate sette vittorie consecutive, con 15 gol segnati e nessuno subito. A voi sembrano numeri da squadra appagata?

Del 3-0 al Napoli si è detto che è stato favorito dal gol in avvio di Llorente, in fuorigioco di pochi centimetri. Della vittoria contro il Genoa, i più maliziosi hanno visto solo il rigore concesso ai bianconeri per un fallo che Asamoah in realtà ha subito appena fuori area. E il Catania, il Livorno, il Parma e l’Udinese, si sa, sono squadre così così. Tante scuse per distogliere lo sguardo da quello che è il punto cruciale di tutta la questione: la Juventus ha recuperato otto punti in quattro giornate alla Roma, in attesa del match tra i giallorossi e la Fiorentina in programma domani alle 12:30. Scuse e motivazioni addotte da chi, probabilmente, ha passato un’intera settimana a biasimare un gruppo di bambini per una parolaccia, pur di gettare fango sul club bianconero. Giustificazioni, tutto qua. Perché, come dice il proverbio: chi vince esulta, chi perde spiega.

A sbloccare la gara di Bologna ci ha pensato (guardate un po’!!) un certo Arturo Vidal, al suo undicesimo sigillo dall’inizio della stagione. Dodici minuti, tanto è bastato ai ragazzi di Conte per indirizzare la gara sui binari giusti. Sui binari consueti, verrebbe da dire, e al diavolo la modestia e la scaramanzia. Dopo tante occasioni sfumate, quando i gufi speravano di lasciare con un balzo il trespolo per un eventuale pareggio dei padroni di casa, ci ha pensato Tarzan Chiellini a mettere la parola “fine” alla gara.

Ma Llorente non era un giocatore inadatto al campionato italiano, già in partenza (direzione Arsenal) a gennaio? La difesa bianconera non si era tramutata come per magia da muro invalicabile a molle groviera? Vidal e Pogba non andavano a corrente alternata (perché anche questo, sono stati capaci di dire)? “La Juve non ha più fame: mancano gli stimoli, è un gruppo ormai appagato”. Beh, ci avete visto proprio giusto, non c’è che dire… Continuate pure a darci per morti, se poi sono questi i risultati. Continuate a dire che la Signora ha la pancia piena. Noi, nel frattempo, vinciamo. E questa è davvero l’unica cosa che conta.

Lorenzo Latini – Juvenews.eu

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