LLORENTE: “Volevo mollare”

LLORENTE: “Volevo mollare”

TORINO – Prima ha conquistato Conte e i tifosi della Juventus a suon di gol, poi si è guadagnato anche una nuova convocazione nella Nazionale spagnola. Fernando Llorente parla del suo momento magico in una lunga intervista concessa a “La Gazzetta dello Sport”. Ecco le sue considerazioni, raccolte da Filippo…

TORINO – Prima ha conquistato Conte e i tifosi della Juventus a suon di gol, poi si è guadagnato anche una nuova convocazione nella Nazionale spagnola. Fernando Llorente parla del suo momento magico in una lunga intervista concessa a “La Gazzetta dello Sport”. Ecco le sue considerazioni, raccolte da Filippo Maria Ricci:  

“HO PRESO IL RITMO” – “Ho avuto la fortuna di cominciare a giocare quando finalmente stavo trovando la forma. Gli infortuni di Vucinic e Quagliarella mi hanno dato un’opportunità che ho cercato di sfruttare al meglio. Ho avuto a disposizione partite, minuti, e più giocavo meglio mi sentivo. Ho preso il ritmo”.

“NON RIUSCIVO AD ALLENARMI, AVEVO DUBBI” – “Cosa è successo in estate? Succede che ai normali problemi di ambientamento dovuti al cambio di Paese, compagni, squadra e città si aggiungono carichi di lavoro che in vita mia non avevo mai sperimentato. Sono arrivato bene in ritiro, mi sentivo forte però il mio corpo non era abituato a lavorare tanto e a un certo punto negli Stati Uniti mi sono sentito vuoto, totalmente scarico. E se il fisico non va, anche la testa inizia a faticare. E ho cominciato ad avere dei dubbi. Sulla scelta, su di me, su tutto. Nell’Athletic di Bielsa non mancava intensità? Era diverso: Bielsa è ossessionato dal calcio e siamo arrivati ad avere doppie sessioni di allenamento da 3 ore l’una, però era un’intensità più mentale che fisica. Ci si concentrava a lungo su un singolo movimento, poi lunghe pause. Bielsa ti svuotava mentalmente, passavamo ore sul campo e restava poco tempo per distrarsi, staccare. Qui no, è tutto diretto, senza fermarsi mai. E il mio fisico non ce l’ha fatta”. 

“VOLEVO MOLLARE, ECCO COME SONO RINATO” – Come sono  uscito dalla crisi? Col lavoro e la fiducia di tutto l’ambiente. Poi evidentemente anche il corpo ha fatto lo switch, il cambio necessario, potremmo dire che ha accettato il cambio radicale di abitudini e sono ripartito. Le partite hanno fatto il resto. Se ho pensato di mollare e di andar via a gennaio? Dubbi si, e tanti. Anche perché la concorrenza è tremenda, siamo 5 attaccanti e non è facile trovare spazio. Non sono arrivato fino a quel punto, il mercato di gennaio è stato tirato in ballo dalla stampa, però sono stato male, sì. L’importante è stato non abbassare la testa e continuare a lottare, a lavorare duro. Il lavoro paga sempre. 

“CONTE MI E’ STATO VICINO” – Conte cosa mi diceva? Di aver pazienza. Che alla Juve avevano sofferto anche Platini e Zidane, che la Serie A è differente, che abituarsi costa tempo e fatica. Aspettava che succedesse esattamente ciò che è successo, prima nel male e ora nel bene. Mi è stato vicino. Se ha dubitato di me? Dovrebbe chiederlo a lui, non lo so. Può essere, perché c’è stato un momento in cui stavo davvero male. Non mi riconoscevo nemmeno io. Però intorno a me ho sempre sentito fiducia. E prima della sfida con il Real al Bernabeu ha spiegato molto bene le difficoltà fisiche e mentali che avevo vissuto l’anno scorso. Conosceva bene la mia situazione perché nei mesi scorsi ne avevamo parlato varie volte”. 

“SEGNARE IN ITALIA E’ PIU’ DIFFICILE CHE IN SPAGNA” – “Qui dicono che la Serie A è noiosa? E io dico che è tattica, noiosa per niente. E che è molto più difficile far gol in Italia che in Spagna. Ci si difende di più e meglio, spesso con 5 uomini, e in area ti strattonano tutti, sempre. In Spagna non è così”. 

“ROMA VICINA? NON ABBIAMO MAI MOLLATO” – “Roma da +5 a +1? Perché noi non abbiamo mai mollato. All’inizio abbiamo fatto degli errori, siamo partiti con qualche problema ma non ci siamo mai allontanati troppo, e ora siamo vicinissimi. La Juventus è così”. 

“IN SERIA TANTE SQUADRE FORTI” – Le squadre migliori? Un gruppo di squadre. La qualità media è molto alta: Napoli, Roma, Fiorentina, Inter… Penso soprattutto alla Fiorentina, il fatto che sia a 7 punti da noi mi sembra molto significativo considerando quanto gioca bene. E parla bene della Serie A: si possono perdere punti facilmente”.

“PIRLO FA IMPRESSIONE” – “Chi mi sorpreso di più alla Juve? Il gruppo, l’ambiente, eccezionali. La presenza di tanti italiani serve a cementare gli altri, e la cosa aiuta i nuovi ad inserirsi. Poi se devo citare un singolo dico Pirlo. Da fuori vedevo la qualità, ma in allenamento fa impressione. Se lo vedi tutti i giorni non ti stupisci affatto dei suoi gol su punizione. Quei colpi li ripete e li ripete… Ha percentuali altissime, tira sempre così”. 

“POGBA HA IL POTENZIALE DI UN VERO CRACK” – “Pogba? Lo conoscevo meno ma l’avevo visto quando sfidammo il Manchester United con l’Athletic, e poi in tv l’anno scorso, quando guardavo la Juve preparandomi al trasferimento. Tutti mi dicevano grandi cose di lui. Ora ho capito perché… dal vivo. Ha il potenziale di un vero crack”. 

“NAZIONALE? CERCO DI SFRUTTARE L’OPPORTUNITA’. 1° OBIETTIVO FAR BENE CON LA JUVE” – “Il ko di Diego Costa mi ha riportato in nazionale? Ero a Londra a vedere Rafa Nadal e mi hanno chiamato. Mi dispiace per lui, però di nuovo cerco di sfruttare l’opportunità. La concorrenza qui è tremenda, c’è grande qualità, sarà dura. Il mio primo obiettivo è far bene con la Juve, e una squadra di queste dimensioni costituisce un trampolino ideale: se ho spazio, faccio bene e vinciamo, le mie possibilità di andare al Mondiale aumentano in maniera esponenziale: non può esserci vetrina migliore. Cosa penso della scelta di Diego Costa? Una decisione sua, che va rispettata. È un grandissimo calciatore, può giocare con la Spagna, la concorrenza aumenta”

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