La metodologia del Settore Giovanile, secondo Michele Cavalli

La metodologia del Settore Giovanile, secondo Michele Cavalli

«Il nostro lavoro si basa sulla condivisione e sul coordinamento fra di noi: i ragazzi ce lo chiedono»

TORINO- Si chiama Michele Cavalli, e all’interno del settore giovanile ricopre, insieme a Stefano Baldini, il delicato ruolo di coordinatore tecnico per quanto riguarda l’attività agonistica dei nostri calciatori. Questa sera, durante “JAcademy”, avrà il compito di raccontare in modo dettagliato il suo compito e la metodologia di lavoro delle nostre Under.

Ecco qualche anticipazione dell’intervista insieme ad Antonio Romano: «Il nostro lavoro è pensare, proporre e attuare una metodologia condivisa in tutte le squadre. Non è semplice, si tratta di un compito che richiede un confronto continuo. Operare con i giovani è sfidante – aggiunge Cavalli – perché sono generosi e volenterosi, e ci “costringono” a tenere la barra dritta e di essere coordinati fra adulti, in modo che il messaggio che passa loro sia il più coerente possibile».

Un compito che si declina in campo, ma non solo: «Il nostro obiettivo è quello di fare con i ragazzi un percorso, continuo. Il metodo che applichiamo con loro è in progresso: ci sono età diverse, in un settore giovanile, con differenti attese e richieste e, conseguentemente, la nostra attenzione si declina continuamente. In campo si chiede ai ragazzi di raggiungere obiettivi tarate sulle differenti fasce di crescita, sia da un punto di vista tecnico tattico che di consapevolezza e personalità. Si va da un approccio più ludico, per i più piccoli, all’educazione alla cultura del lavoro, dell’alimentazione e della cura del corpo per i più grandi. Non abbiamo la pretesa di essere un’agenzia educativa, ma se vogliamo formare atleti di alto livellodobbiamo occuparci di tutti gli aspetti».

Parlando di lavoro più prettamente tecnico: «Un campo che quest’anno abbiamo individuato come oggetto di miglioramento è quello del trattamento individuale della palla, di tutto ciò che, per esempio, permette a chi gestisce il possesso di uscire dalla pressione, dal momento che noi chiediamo ai ragazzi di interpretare un calcio sempre propositivo».

Conclude Cavalli: «Il compito di un coordinamento è cogliere i segnali e dare loro un senso all’interno di un progetto integrale, affinché tutti ne siano partecipi. La nostra forza è il confronto, i ragazzi colgono l’esempio di collaborazione che gli adulti mettono in pratica fra di loro».

L’intervista integrale questa sera, su JTv, all’interno della trasmissione “JAcademy”.

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