L’INTERVISTA – Pirlo si racconta: “Alla Juventus per mia scelta, non per Allegri. Sulla buona strada per il 4° Scudetto. Champions? Serve…”

L’INTERVISTA – Pirlo si racconta: “Alla Juventus per mia scelta, non per Allegri. Sulla buona strada per il 4° Scudetto. Champions? Serve…”

ROMA (di Mi.Bor.) – Ai microfoni di AS è tornato a parlare in una lunga intervista il numero 21 della Juventus, Andrea Pirlo: “Ero molto piccolo quando ho cominciato a giocare. Il calcio è una passione che mi ha passato mio fratello. Così è iniziato un amore”. L’idolo: “Roberto Baggio.…

ROMA (di Mi.Bor.) – Ai microfoni di AS è tornato a parlare in una lunga intervista il numero 21 della Juventus, Andrea Pirlo: “Ero molto piccolo quando ho cominciato a giocare. Il calcio è una passione che mi ha passato mio fratello. Così è iniziato un amore”. L’idolo: “Roberto Baggio. Mi piaceva guardarlo giocare. Poi anche Matthaus visto che ero appassionato di Inter. Ho cercato poi d’identificarmi con i grandi numeri 10: Platini, Zola, Mancini”. Il debutto in Reggiana-Brescia il 21 Maggio del 1995: “Forse ero un talento precoce. Ricordo che a 15 anni ero andato a fare il mio primo ritiro con il Brescia che ha dovuto richiedere un permesso speciale. Da allora, fino ai 16 anni, non ho potuto giocare da professionista. Sarò eternamente grato al Brescia chi si fidò di un bambino che andava ancora a scuola”.

 

 

Pirlo e il Brescia, ora sono loro a ringraziarlo: “Ho solo fatto un tentativo per dare una mano in una situazione estrema. E’ vero che il Brescia sta attraversando gravi problemi economici ma sono convinto che ne verrà fuori”. Nel 1998 l’Inter, poi il Milan: “Sono arrivato motlo giovane, a 18 anni, in un periodo turbolento per i tanti cambi d’allenatore. C’erano persone come Baggio e Djorkaeff e non ho avuto continuità. L’esperienza è stata comunque indimenticabile. Un sogno giocare con il mio idolo. Al Milan ho avuto la fortuna d’incontrare Ancelotti. Ha segnato una svolta nella mia carriera. Ho smesso di fare il centrocampista e sono diventato regista”. Ancelotti, appunto: “E’ il mio padre calcistico. Mi ha fatto diventare un grande. Una bellissima persona e un fantastico allenatore”. Il gruppo del Milan: “Fortissimo, un gruppo di giocatori affamati di titoli. C’era vera magia. Si sono forgiate belle amicizie come con Nesta e Gattuso. Gennaro tutto cuore… uno dei migliori”. La finale di Champions del 2005: “In quella notte il destino è stato capriccioso. Essere rimontati sul 3-0 in 7 minuti, Dudek che ti da il colpo di frusta parando su Shevchenko. Ci sono segni che non si cancellano. Ho avuto voglia di lasciare il calcio. Per fortuna due anni dopo ci siamo presi la rivincita ad Atene”. Il 2011, ecco la Juventus: “Avevo bisogno di cambiare lo scenario, di nuovi stimoli. Qualcosa di me non funzionava più. E’ apparsa la Juventus, la cosa più bella che potesse capitarmi. Abbiamo vinto tre scudetti e in questa stagione siamo a buon punto per vincere il quarto”. Il ritrovare Allegri: “E’ una bugia che mi abbia fatto partire. E’ stata una mia scelta”. Llorente e Morata: “Trovo ingiusto che Fernando non sia andato al Mondiale. Aveva molti più meriti di chi la Spagna ha chiamato. Morata ha avuto qualche problema d’ambientamente ma poi il suo livello si è visto”. Pogba: “Ha tutto, un essere perfetto. Potrebbe contrassegnare un’epoca”. Perchè la Juve non va in Europa? “Non è facile. In Champions siamo influenzati da tanti fattori. La fortuna, la condizione, gli incroci. Il passaggio con il Borussia Dortmund potrebbe dirci di che pasta siamo fatti”. La carriera: “Ci sarà ancora il vero Pirlo per un po’, penso un paio di anni. Ho più entusiasmo di quando avevo 15 anni e mi alleno ogni giorno come fosse il primo”. Sfida di calci piazzati: “Ho segnato 25 gol, Mihajlovic mi batte ancora di tre. Spero di superarlo. Ho imparato da Juninho Pernambucano, per me il numero uno”. In chiusura, il numero 21: “Il giorno del mio debutto e il giorno in cui è nato mio padre”.

 

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