Juve: grande dentro, piccola fuori

Juve: grande dentro, piccola fuori

di Francesco D’Andrea TORINO – L’avversario non è certo il Galatasaray di Roberto Mancini. Il campo non è certo quello del Turk Arena. Lo scenario è completamente bianco e nero. Non solo lo scenario ma la partita intera. Già dal fischio iniziale il match ha preso l’indirizzo che tutti si…

di Francesco D’Andrea
TORINO – L’avversario non è certo il Galatasaray di Roberto Mancini. Il campo non è certo quello del Turk Arena. Lo scenario è completamente bianco e nero. Non solo lo scenario ma la partita intera. Già dal fischio iniziale il match ha preso l’indirizzo che tutti si aspettavano – e che Di Francesco non si augurava. I calciatori della Juventus hanno immediatamente preso in mano la partita e l’hanno fatta loro. Sono bastati i primi 45 minuti e la sfida è stata completamente chiusa. Sassuolo “asfaltato: 4 a 0.
Questa è la dinamica: in Italia la squadra di Conte non ha rivali, gioca un calcio che pochi nel bel paese possono avvicinare (forse solo Roma e Fiorentina), dominano le partite, schiacciano l’avversario. Dalla brutta esperienza contro i viola, poi, è venuta fuori una Juventus tosta, determinata, cattiva e convinta dei propri mezzi.
Tanti gol fatti e nessuno subito, ecco il “semplice” motivo che spiega la montagna di punti realizzati dagli juventini.
Grande dentro e piccola fuori. Fuori dai confini nazionali la Juventus non riesce a imporre il proprio gioco. Il livello tecnico delle avversarie è talmente elevato che questa squadra poco può fare per tener loro testa. Una situazione che rispecchia in pieno quello che è oggi il calcio italiano. Un movimento in netto ritardo rispetto ai più grandi campionati europei.

Fuori dalla Champions dopo aver creato la coppia d’attacco Tevez-Llorente, una coppia che nel torneo europeo ha spesso giocato il ruolo di comprimaria mentre in Serie A la fa da padrona. Tevez ha segnato più gol in questa partita che nelle nove del girone – non considerando quelle delle ultime tre edizioni per non peggiorare ulteriormente il paragone. Ruolino non troppo diverso quello dello spagnolo proveniente da Bilbao.
L’eliminazione non è una tragedia, dice Marotta, ma è certo un sintomo di un qualcosa che va guarito, modificato, migliorato. La Juve dovrà giocare ancora in 3 competizioni, c’è una finale allo Juventus Stadium che potrebbe essere il trampolino migliore verso il gruppo dei più grandi club europei.
Un obiettivo da raggiungere. Un “mini triplette” che ha tutta l’aria di essere un attestato di maturità: “la Juventus c’è, ed è pronta a combattere”.

juvenews.eu

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