Juve, Del Piero a 360°: da Calciopoli al Mondiale, sino a “giorno allo Juventus Stadium”…

Juve, Del Piero a 360°: da Calciopoli al Mondiale, sino a “giorno allo Juventus Stadium”…

Alex Del Piero e i suoi primi 40 anni nelle 40 domande della Gazzetta dello Sport. Domani l’ex fuoriclasse della Juventus, oggi stella degli indiani del Delhi Dynamos, festeggia il suo 40esimo compleanno. Un traguardo importante per uno dei giocatori piu’ rappresentativi del calcio italiano degli ultimi 20 anni. Nell’intervista…

Alex Del Piero e i suoi primi 40 anni nelle 40 domande della Gazzetta dello Sport. Domani l’ex fuoriclasse della Juventus, oggi stella degli indiani del Delhi Dynamos, festeggia il suo 40esimo compleanno. Un traguardo importante per uno dei giocatori piu’ rappresentativi del calcio italiano degli ultimi 20 anni. Nell’intervista spiega che vorrebbe rivivere il 2006 (“per il Mondiale e non solo, perche’ sono rimasto alla Juventus in serie B, anzi senza sapere dove avremmo giocato“), che la gioia piu’ intensa e’ stato il Mondiale vinto, mentre la partita da ricordare e’ “Italia-Germania 2-0, Dortmund, 4 luglio 2006″ (semifinale Mondiale nella quale segno’ il gol della sicurezza, ndr), che da piccolo sognava di giocare con Maradona e Platini (“gli avrei lasciato la 10″) e che di emozioni intense ne ha vissute tante “ma nulla, davvero nulla, ora e per sempre, e’ paragonabile a quello che e’ successo quel giorno allo Juventus Stadium.

 

Li’ c’e’ tutto, e per quanto possa cercare di spiegarlo a parole per i prossimi 40 anni, non riuscirei a trovare quelle giuste. E’ tutto nel mio cuore e li’ restera’ per il resto della mia vita”. L’amore per il calcio ha contrassegnato la sua vita ed e’ per questo che se tornasse bambino non ci rinuncerebbe mai al pallone perche’ “basta metterlo tra i piedi di un bambino, anche oggi, per scoprire che il fascino di quella cosa che rotola e’ rimasto e rimarra’ immutato”. Del resto il suo primo ricordo “risale alla mia prima fotografia. Abbracciavo un pallone”.

Dopo i due anni in Australia l’esperienza in India. “Negli ultimi anni ho sposato la grande passione per il mio lavoro con la voglia di conoscere realta’ nuove e viverle in totale pienezza. Questo mi ha consentito di sentirmi a casa anche dall’altra parte del mondo. E a dare piu’ valore quando a casa ci torno veramente. La molla e’ stata la consapevolezza di dividere il concetto di “giocatore di calcio” da quello di “giocatore della Juventus”. E di non voler provare a rivivere quanto di straordinario, unico, irripetibile avevo vissuto a Torino. Quando ho scelto prima Sydney, poi Dehli ho abbracciato un percorso nuovo. Dentro e fuori dal campo”. Vorrebbe regalarsi “un bel gol” per i suoi 40 anni e se dovesse raccontare le quattro decadi della sua vita in 4 tweet, ecco quali sarebbero:

“1-10: Mamma, papa’, Stefano, il pallone e un’infanzia che auguro a qualsiasi bambino.

11-20: San Vendemiano-Padova, Padova-Torino. Correndo dietro a un pallone, si avvera il sogno.

21-30: Il mondo in bianco e nero: sono un giocatore della Juventus, sono il capitano della Juventus.

31-40: I migliori anni… Campione del mondo, cittadino del mondo. E soprattutto marito e papa’”.

Gli sarebbe piaciuto essere “Michael Jordan”, mentre in merito alle allusioni che riguardano la Juventus e gli arbitri dice: “so quello che abbiamo vinto e come abbiamo vinto. Sudando e meritando tutto: dal primo all’ultimo punto, dalla prima all’ultima coppa”. Sulle difficolta’ delle italiane in Europa dice: “non ci piangiamo troppo addosso e lavoriamo per tornare a vincere”.

IL GOL PIU’ BELLO – Per molti il suo gol piu’ bello e’ quello contro la Fiorentina, roba di 20 anni fa. “Non so se e’ il piu’ bello, forse non e’ il piu’ importante, ma ho imparato che conta davvero cio’ che resta nel cuore della gente. E quel gol, insieme con quello di Dortmund contro la Germania, rimarra’ il piu’ amato”. Il rimpianto piu’ grande “sportivamente parlando, e’ l’infortunio. E’ vero che mi ha fatto diventare piu’ forte, ma mi ha portato via un anno di gioco”, mentre la gioia piu’ intensa “il 9 luglio 2006, Berlino, Campioni del Mondo”. Spazio anche per un giudizio sui suoi rapporti con i compagni, con Lippi, Ancelotti, Capello, Conte, Boniperti, Andrea Agnelli, i giornalisti e i tifosi.

“I compagni: rapporto unico, in campo siamo come fratelli, e’ una delle cose di cui vado piu’ orgoglioso. Lippi: siamo legati a ricordi incancellabili, due reduci di avventure straordinarie. Ancelotti: profonda stima e gratitudine, come allenatore e uomo. Capello: due anni difficili, ma vincenti con due scudetti. Conte: non e’ da tutti vincere da compagni di squadra e da allenatore/giocatore, uno scudetto indimenticabile. Boniperti: e’ una sorta di papa’ calcistico per tutti gli juventini, continua fonte di ispirazione per me. Agnelli: amiamo e vogliamo il bene della stessa cosa, la Juventus. E questa e’ la cosa piu’ importante. Anzi, e’ l’unica che conta. I giornalisti: rispetto per chi fa bene un lavoro importante per la gente, indifferenza per chi fa il furbo. I tifosi: un legame d’amore profondo e infinito, la piu’ grande vittoria della mia carriera”. Pensare al giorno della firma del contratto con la Juve gli fa “quasi paura, ha cambiato la mia vita quel momento magico, ho realizzato – di fatto – il mio grande sogno”. (Calcioweb.eu)

Juvenews.eu

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