INTERVISTA-FIUME – Ranieri sulla Juve: “Date tempo ad Allegri, io mandato via per una scelta di mercato…”

INTERVISTA-FIUME – Ranieri sulla Juve: “Date tempo ad Allegri, io mandato via per una scelta di mercato…”

Raniera intervista fiume sulla Juve

INTERVISTA-FIUME – Ranieri a tutto tondo nell’intervista odierna al Corriere dello Sport: dalla Premier, dove guida la sorpresa Leicester, guarda al campionato di Serie A, alle sue ex squadre, alla Vecchia Signora. Con qualche piccolo sassolino nelle scarpe da togliere, per quanto riguarda un vecchio colpo di mercato… Ecco l’intervista: “Il calcio italiano è in grande ripresa. Stiamo tornando competitivi. I soldi fanno le squadre competitive, è sempre stato così. C’è stato un periodo in cui eravamo noi a dettare legge, portavamo due squadre in finale di Champions League. Poi, lo scenario è cambiato. E ora sta ricambiando. Certo, non si può ottenere tutto dall’oggi al domani, ma in Italia crediamo di farlo: vediamo la Juventus, grandissima squadra, grandissima dirigenza, però non si possono perdere tre giocatori come Pirlo, Tevez e Vidal e non risentirne pur rimpiazzandoli bene. Ora, Allegri deve avere il tempo di riassemblare e far capire bene ai nuovi quello che vuole. Come vedo il campionato italiano? Io lo vedo più bello, negli ultimi anni ce ne era una che scappava e le altre che dovevano decidere secondo posto e Champions. Invece, con il fatto che qualcuna ha perso giocatori importanti e altri hanno cambiato allenatori, c’è una situazione aperta, di maggiore equilibrio. In un vostro recente sondaggio, di pochi giorni fa, ho detto che la Roma è favorita, perché ha mantenuto l’allenatore con cui lavora da due stagioni e dove ha cambiato ha migliorato. Poi sono contento per la Fiorentina, per il Toro di Ventura che ha cambiato, ha detto, fatto e sta lassù. Cuadrado e Salah hanno faticato ad adattarsi in Premier? Credo che il calcio di Premier League va a mille all’ora e in questo senso la velocità di Cuadrado non si esaltava come avrebbe dovuto, come in Italia, per esempio. Così come penso che Salah, egiziano, uomo del Sud, aveva probabilmente bisogno di un calore che a Londra non ha trovato e a Firenze e a Roma sì. Io l’ho visto in un paio di occasioni con il Chelsea, non ti dava la sensazione del giocatore libero: grande talento, ma non riusciva a esprimerlo. Stare sopra a Mourinho mi dà un sottile piacere? No, per carità, lo ho già detto e ci tengo a ripeterlo. Io guardo sempre con simpatia alle squadre che ho allenato. E la storia con Mourinho è assolutamente datata. Direi antica. Jamie Vardy e Riyad Mahrez. Vardy è venuto fuori da due anni, giocava nei Dilettanti. Velocissimo, pressa anche le tribune, sta facendo gol, in B ne ha fatti 16 gol, l’anno scorso 5 e quest’anno è cresciuto, ha trovato il suo equilibrio. A chi somiglia Vardy? Dovrei dirvi un calciatore che però in Italia nella Lazio non ha fatto vedere quello che fece con me al Valencia: Claudio Lopez, il Piojo. Mahrez? Se sta bene lui cambia la partita. L’anno scorso giocava dietro la punta, io ho pensato cha da mancino giocando a destra poteva rientrare e far male agli avversari: lui salta l’uomo, ha qualità, visione di gioco. Quando si muove può succedere sempre qualcosa di importante. Candidarmi per il dopo Conte? No, io devo avere un rapporto quotidiano con la squadra, mi sento più portato per il lavoro di allenatore che non di ct. Poi anche qui, mai dire mai. I detrattori direbbero che in effetti con la Grecia non sono andato proprio bene? Beh, ai detrattori allora diciamo che io ho fatto quattro partite, adesso ne hanno fatte nove e non mi pare che stiano volando. (e ridendo) Datemi le colpe che merito, non quelle che non merito. Conte è arrivato in azzurro troppo giovane? Non è un fatto di età, ma di carattere: anche lui vuole trasmettere le sue idee e ha bisogno di tempo per farlo. E il tempo te lo dà il club. Quello della nazionale è un lavoro differente che a me non è piaciuto. Tra i tutti i club che ho allenato, in quale ho respirato grandezza assoluta? La Juventus. Non c’era la dirigenza di adesso, c’era un aria di rinnovamento, ma il peso della società lo respiravi tutto.  Con la Juventus è finita male? No, è finita quando ho deciso che finisse. E devo dire che le mie storie con i club le ho sempre finite io. Perché finì alla Juve? Non eravamo più d’accordo sui piani di mercato. Mi fu detto che i giocatori li decidevamo e prendevamo in tre: io, il ds Secco e l’amministratore delegato Blanc. Arrivò una scelta su cui non concordavo, mi dissero che loro due invece erano d’accordo. E io risposi: “Benissimo, allora vado via io”. Poi che mi esonerarono a due giornate dalla fine conta poco. Il giocatore era Diego? No, ma ha senso fare nomi? Posso anche dirlo, era Cannavaro. Era un grande giocatore, ma io facevo un discorso di linearità, non mi sembrava giusto: erano scesi in B in sei riportando la squadra in A. Perché riprendere uno che intanto era andato al Real e avevo vinto uno scudetto? Poi fece anche bene Cannavaro, il mio era un discorso di correttezza. E non c’entra lo spogliatoio. Il mio lavoro alla Juve è stato valutato male? Non lo so, non mi interessa, credetemi. Io lavoro, non guardo a chi si mette le etichette e prende le bandiere.

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