In Norvegia si punta sul marchio della Signora

In Norvegia si punta sul marchio della Signora

TORINO – I conti e l’appeal sono anche un affare di Stato: per aumentare i ricavi il governo della Norvegia punta pure sul marchio della Juve, dal momento che da tempo detiene quote del pacchetto azionario bianconero. E’ la curiosità più eclatante che viene a galla, se si spulciano i…

TORINO – I conti e l’appeal sono anche un affare di Stato: per aumentare i ricavi il governo della Norvegia punta pure sul marchio della Juve, dal momento che da tempo detiene quote del pacchetto azionario bianconero. E’ la curiosità più eclatante che viene a galla, se si spulciano i verbali dell’ultima assemblea dei soci del club. Ma nel mondo della grande finanza e degli investitori istituzionali di peso non è soltanto il Paese scandinavo a scommettere sul trend bianconero. Che, detto per inciso, è destinato a partorire miglioramenti ulteriori quanto ai ricavi e, nel medio periodo, un equilibrio perfetto tra entrate e uscite, fino a un attivo di bilancio: le previsioni sono queste, allungando lo sguardo sino alla stagione 2015-2016 e saltellando tra le comunicazioni ufficiali della Juventus e il report finanziario stilato oltre un mese fa da Banca Imi. E’ l’intero panorama economico già venuto alla luce e programmato dalla gestione Agnelli a solleticare negli ultimi anni l’interesse dei grandi investitori. Cioè di un Paese come la Norvegia, così come di un colosso internazionale, uno degli istituti britannici più potenti: la Royal Bank of Scotland, altro investitore della Juventus. Una scelta analoga l’ha compiuta anche la California: in ballo, come nel caso della banca scozzese, un fondo pensione, quello che sorregge il presente e il futuro degli impiegati dello Stato americano (California Public Employees Retirement System). E non si termina qui, come ha sottolineato il sito calcioefinanza.it , con acume e fiuto. Ciò su cui è oltremodo interessante riflettere è il significato, con ragioni allegate, di cotanto moto finanziario: grandi investitori istituzionali, in specie con i propri fondi pensione, diversificano così tanto gli investimenti da abbracciare anche il mondo del calcio. La Juventus, dominatrice in Italia e comunque tornata alla ribalta anche in Europa, al di là dell’eliminazione anticipata tra le Grandi Orecchie, attira sempre più da almeno un paio d’anni (e non solo i norvegesi) per i progetti di espansione a lungo termine. Si colloca tra i soggetti finanziari più interessanti nel settore “tempo libero, sport e divertimento”: che nel portafoglio dei grandi investitori trovano spazio, seppur in misura non certo prioritaria. Rispetto ad altre grandi società calcistiche quotate in Borsa, la Juventus tira anche per la significativa quantità di flottante (la quantità di azioni che gli investitori possono liberamente commerciare).

LE QUOTE – Tra la Exor della famiglia Agnelli- Elkann, azionista di controllo del club bianconero con il 60% del capitale, e il drappello di piccoli azionisti, spesso tifosi, con poche migliaia di azioni, compariva all’ultima assemblea dei soci anche un nutrito gruppo di investitori istituzionali internazionali, rappresentati per delega con una quota complessiva del 5,2%. Tra questi, la quota più ampia va ricondotta alla società londinese di investimento Lindsell Train Ltd, entrata nel capitale della Juve nel febbraio del 2012 con una partecipazione del 2,2%, hanno spiegato gli esperti finanziari di calcioefinanza.it . Sotto la soglia di partecipazione del 2% ecco l’Rbs Group Pension Fund, il fondo pensione di Royal Bank of Scotland, una delle principali banche europee, con l’1,43% della Juventus, il cui valore di mercato è di circa 3,3 milioni. Nonché, da tempo, il governo della Norvegia con una quota dello 0,78% e, indirettamente, attraverso la banca centrale del Paese scandinavo con un altro 0,03% (investimento complessivo di quasi 2 milioni). Senza dimenticare IShares (quota dello 0,26%), il fondo pensione degli impiegati dello Stato della California (0,13%) e il colosso mondiale del risparmio gestito BlackRock (0,12%).

(fonte tuttosport.com)

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