Higuain: “Più forte delle critiche. Arrivi alla Juve e dici c***o, vogliono ancora vincere”

Higuain: “Più forte delle critiche. Arrivi alla Juve e dici c***o, vogliono ancora vincere”

Il Pipita ha aggiunto: “Per vincere in Champions deve migliorare il nostro modo di giocare”

TORINO – Intervistato dal Corriere della Sera il bomber della Juventus Gonzalo Higuain ha parlato di molti argomenti, tra cui le critiche ricevute di recente: “Dicono tante cose, poi fai gol e passa tutto. I gol sono come il ketchup: ci provi e non arrivano, ma quando arrivano lo fanno tutti insieme. Non sono perfetto e cerco di migliorare ogni giorno”.

TRAGEDIA – “È terribile quello che è successo alla Chapecoense, il nostro pensiero va alle famiglie colpite e ai superstiti. E’ caduto l’aereo che abbiamo usato noi di recente con la nazionale argentina per andare in Colombia. La mia meningite a 10 mesi? Non mi hanno raccontato tutto, ma è stata una cosa grave. Grazie ai medici e alla mia famiglia ne sono uscito bene. A 13 anni dissi in tv che sognavo di giocare nel Real Madrid. Quello era il sogno di tutti, io l’ho realizzato grazie alla forza mentale che ho e che mi ha fatto arrivare fin qui”.

VINCERE – “Ora sogno di vincere tanti trofei con la Juve, per la fiducia che ha avuto in me: voglio ricambiare con tanti gol e vittorie. Non sono fidanzato, come persona vorrei formare una famiglia e trovare la moglie giusta. E diventare ogni giorno una persona migliore. Quando lascerò il calcio vorrei essere ricordato per quello che ho fatto. Per mio padre che è stato un difensore, questo è il campionato più difficile per fare gol. Mi sembra più difficile segnare qui. In un periodo in cui non segnavo, van Nistelrooy mi disse che i gol sono come il ketchup. Ed è vero: ci provi, ma non escono. E quando escono, lo fanno tutti insieme, come il ketchup. È una bella immagine”.

ANCORA POLEMICHE – “Credo che nessuno sia perfetto, neanche il migliore del mondo. Per cui io voglio sempre imparare. A volte è difficile accettare le critiche. Però ci vuole l’umiltà di ascoltare, per cercare di crescere ancora. È importantissimo segnare sempre, ma non sempre si riesce. Allora bisogna aiutare la squadra a vincere. Il gol può farlo anche il difensore, mentre l’attaccante può salvare un tiro avversario sulla linea. Ho fatto più di 300 reti in carriera, la prima alla Juve non era una liberazione. Ma è stata un’estate dura. Mi hanno massacrato. Hanno detto che stavo male e tante altre cose. Poi sono entrato, ho segnato e per tutti ero in grande forma, questo a volte non lo capisco proprio. Le critiche sul mio peso mi danno fastidio? No, ma se qualcuno ha dei dubbi può chiedere i dati fisici al preparatore, che è molto contento del mio lavoro”.

CHE IMPATTO! – “Pjanic dopo pochi giorni di Juve ha detto di aver ‘capito perché qui si vince sempre’. È vero. Da fuori dici sono forti, hanno fatto 25 vittorie di fila, eccetera. Poi arrivi qui e dici: cazzo! Ci sono giocatori che hanno vinto tanto, eppure ancora hanno questa fame di vincere ancora. È una cosa che ti contagia e ti dà la voglia di migliorare ancora. Vedere Buffon o Barzagli dare tutto per il calcio fa la differenza: è questa la mentalità che ti porta lontano. Buffon ha detto che non è facile per nessuno fare panchina come me all’inizio? Sono arrivato in una squadra dove compagni, allenatore e modulo per me sono nuovi e sta andando come immaginavo: ho fatto 9-10 gol in 19 partite, ho giocato quasi sempre. E quando mi è toccato andare in panchina, sono andato in panchina. Sono decisioni dell’allenatore e devo fare gruppo e avere l’umiltà di capire. In ogni caso, siamo l’unica squadra d’Europa prima in campionato e in Champions: non mi sembra poco”.

NAPOLI – “Perché non ho esultato per il gol segnato al Napoli? Sono stato educato in un certo modo e avevo già deciso prima della partita di reagire così. Non vuol dire che non volevo vincere. Però sono un uomo che non dimentica quello che ha fatto e quello che ha ricevuto. E a Napoli mi hanno dato tantissimo e mi hanno fatto crescere. È stato un segno di ringraziamento alla squadra, all’allenatore, ai tifosi. Dopo la partita ho esultato con quelli della Juve, perché lo meritano anche loro per il rispetto e l’amore che mi stanno dando”.

OBIETTIVI – “Questa Juve può perdere lo scudetto? Adesso dipende da noi vincere o perdere. Siamo primi con 4 punti. Se lo perdiamo, è perché abbiamo fatto male. È semplice. Per fare bene in Champions dobbiamo migliorare tanto nel modo di giocare, perché abbiamo calciatori fortissimi per poterlo fare. E dobbiamo scendere in campo sempre con l’atteggiamento giusto. Al contrario di quello che abbiamo fatto col Genoa. Una squadra come la Juve non può prendere 3 gol in mezz’ora. Questo è sicuro. L’Atalanta è in un gran momento. Verrà a fare una grande partita. Ma vincere dipende solo da noi”.

MARCATORI – “Dzeko e Icardi sono in fuga nella classifica cannonieri? Se non li riprendo non succede nulla. L’importante è vincere il campionato, sono qui per questo. Poi se faccio tanti gol, è molto meglio. Ma per fortuna ho superato il record di 35 reti, che resisteva da 50 anni. Ho preso una botta sopra il ginocchio, ma ora sto bene: mi sento al 100%, sono migliorato sotto altri aspetti e ho la consapevolezza che compagni e staff sono felici di quello che sto facendo. Come si resiste alle tentazioni? Le cose si possono fare nel momento giusto, in altri momenti non si fanno. La testa è fondamentale e viene prima di tutto, se poi hai anche buoni piedi è meglio”.

ARTE – “Non vado in giro con la scorta. Dirlo è una cosa che non ha fondamento, una mancanza di rispetto totale. Mai avuta una scorta nella mia vita e mai ce l’avrò, ma le bugie hanno le gambe corte. Come non è vero delle minacce: mai ricevute. Il rapporto con Allegri è tranquillo, ci stiamo conoscendo e c’è grande rispetto. Dice che il calcio è arte? Certo, quando fai un gol bellissimo, una giocata di cinque-sei tocchi che l’avversario non riesce a fermare, questa è arte. Mia madre è una pittrice: dipinge quadri, soprattutto astratti. Siamo 4 fratelli, non sono il suo preferito, però da quando ho avuto la meningite il rapporto con mia madre è speciale. È lei che mi ha preso in mano e mi ha portato in ospedale: è merito suo se ora sono qui. Che parlino bene o parlino male di me, l’importante è che se ne parli, mi ripete. Poi mi dice anche che con 36 gol in 35 partite l’anno scorso ho abituato male tutti e adesso se non segno per 4 partite è un macello… Ma tutto questo alla fine mi fa bene. È un motivo per dare ancora di più”.

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