GAZZETTA – Lippi: “Mi rivedo in Allegri. Stessa età e la sua Juve mi ricorda l’Italia del 2006…”

GAZZETTA – Lippi: “Mi rivedo in Allegri. Stessa età e la sua Juve mi ricorda l’Italia del 2006…”

 “Tutti vorremmo un’Italia di italiani. Ma se il c.t. ha appena il 34% di selezionabili, e ci sono giocatori importanti e funzionali, allora è giusto convocarli. Anche se oriundi”. Marcello Lippi ha vinto un Mondiale con un oriundo, Camoranesi, e un altro ne ha cercato invano. “Amauri. Sarebbe stato necessario:…

 “Tutti vorremmo un’Italia di italiani. Ma se il c.t. ha appena il 34% di selezionabili, e ci sono giocatori importanti e funzionali, allora è giusto convocarli. Anche se oriundi”. Marcello Lippi ha vinto un Mondiale con un oriundo, Camoranesi, e un altro ne ha cercato invano. “Amauri. Sarebbe stato necessario: poi ha avuto un’involuzione. Gli oriundi bravi servono”.

 

Eder e Vazquez sono “bravi”? 

“Sì, soprattutto in quanto utili in certi ruoli. Eder è esperto, ha tanti anni di Italia, offre molteplici soluzioni d’attacco, può stare sulla fascia. Vazquez è un talento, ha qualità: non ho ancora capito il suo vero ruolo, però ha le caratteristiche di Zidane, un trequartista, una mezzapunta molto tecnica”.

Conte ha insistito in questi mesi: abbiamo poca qualità.
“Però l’ho sentito parlare di ripresa del calcio italiano. Le Under mi danno ottimismo, vedo qualità in arrivo”.

Parla con Conte?
“Molto spesso. È uno dei tanti che ho allenato e poi è diventato tecnico, più di venti: tutti dicono di aver preso qualcosa da me. Resta il ricordo per tutte le domeniche passate ad abbracciarci per i successi. Abbiamo avuto qualche contrasto, ma se c’è intesa passa tutto, come le liti con la moglie”.

Lei ha sempre parlato bene di Allegri, anche quand’era in discussione nel Milan.
“Sì, perché mi sono rivisto un po’ in lui. È arrivato alla Juve più o meno alla mia età, ha la stessa mia concretezza e la voglia di modernizzare la squadra. Ci sono punti in comune”.

Non era facile entrare nella Juve stravincente di Conte.
“Si vede l’intelligenza: in punta di piedi in un ambiente dove si praticava un certo calcio, senza stravolgere le certezze. Poi, con idee leggermente diverse, ha dato a poco a poco la sua identità. La Juve cresce bene: dopo essersi imposta in Italia ora può diventare europea, e dare una spinta a tutto il movimento”.

Oggi è più difficile che ai suoi tempi puntare alla Champions.
“Il sorteggio può dare una mano: pensate alla Juve di Conte, se non avesse trovato il Bayern. Il Monaco è da temere, per carità, ma non è il Barcellona. E se sei in semifinale… Penso alla mia Italia: non era favorita ma, una vittoria dopo l’altra, è arrivata in fondo. I rivali ci guardavano con altri occhi. Tutto può accadere”.

Calciopoli?
“Dopo tanti anni mi pare sia emerso che non c’erano solo due brutti anatroccoli, ma che un po’ tutti avessero certe abitudini”.

(gazzetta)

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