FOCUS – Per fame, Allegri si stracciò le vesti

FOCUS – Per fame, Allegri si stracciò le vesti

FOCUS – Per fame, Allegri si stracciò le vesti

FOCUS – Stracciandosi le vesti, come di fronte alla più oscena delle blasfemie. Allegri dimostra quello che gli altri dicevano non avesse: dimostra di avere fame, una fame incredibile, una voglia pazza di rimanere in lizza, di rientrare, ma più di tutti, una voglia pazza di vincere, di portare a casa la vittoria. Cercasi immagine che ricalchi alla perfezione il momento Juve: ecco la strage dei bottoni, Allegri che si strappa il cappotto, e quasi anche la giacca, all’ennesimo errore difensivo. Che la squadra accusasse un po’ un calo, ad onor del vero fisico, ma anche di tensione mentale, contro il Carpi, si era capito dalle continue domande rivolte alla panchina. 89′: chiedono, quanto manca. E Allegri risponde: 15 minuti, come a dire. Molto, molto, bisogna giocare ancora molto. Mentalità vincente: questo il grande rimprovero ad Allegri.

LA GRANDE BELLEZZA – La grande bellezza di questa rimonta bianconera sta tutta qui: in una dirigenza che vuole a tutti i costi che la Juve entri nella storia, con il quinto scudetto consecutivo. Ed è disposta a dimenticare gli altri 4 in onore del quinto, è disposta perfino a passare sopra una finale di Champions League. Per questo le critiche: troppa poca ferocia. Questa l’accusa capitale sopra la testa di Allegri: perfetta l’ultima stagione, con finale da incorniciare perfino nella sconfitta. Ma c’è un MA: alla Juventus non si possono accettare anni di transizione. Per questo, alle cessioni importanti non si può certo rispondere con giovani da inserire, uguale: anno di transizione. Alla Juve non esistono anni di transizione: Allegri lo ha capito, ha capito che, al di là dello scontrino, Dybala andava sfruttato subito, senza trafila giovanilistica imposta a Morata. Certo, qualche reprimenda al mister è stata concessa, qualche tiratina d’orecchio ai suoi baby fenomeni: da Dybala a Pogba, sono tutti passati sotto le grinfie del buon Max. Con  una costante: bisogna vincere. Per questo, quando le vittorie sono mancate, c’è stata subito girandola di nomi. Per questo, sono sembrati perfino ai partigiani di Allegri nomi credibili: perché tutto partiva dall’assunto, dal mantra che tutti a Torino sanno a memoria. La Juve deve vincere.

CARPI O SI FA L’ITALIA – O si fa l’Italia, o il Carpi. Allegri qualcosa dalla panchina lo ha percepito, un calo di tensione, un intervento maldestro che conduce al gol della speranza per il Carpi, poi l’occasione della beffa, l’occasione finale che poteva costare carissima alla Juventus. Per questo all’uscita del match, Allegri ricorda l’educazione e saluta tutti, ma lo sguardo è torvo. Tutto bene, 3 punti conquistati, fino a qui tutto bene, ma il mister, lo ha sottolineato su Twitter, non accetta e non sopporta i cali di concentrazione. Zero tolleranza: lui verso i giocatori, la dirigenza verso di lui. Più che altro, alla regola aurea della vittoria a tutti i costi andrebbe aggiunta la postilla: con la massima concentrazione fin sotto le docce. Magari anche, come è successo ad Allegri, con i bottoni della camicia tesi e sotto sforzo quanto lui.

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