Evra: “Deschamps mio modello”

Evra: “Deschamps mio modello”

Patrice Evra ha parlato a Skysport ecco quanto raccolto da tuttojuve: “Nel quartiere dove sono cresciuto il calcio ha un’importanza fondamentale, se in sia giocare a calcio non hai altri da fare, facevamo solo questo, anche dopo la scuola,nei parcheggi, tra le macchine, la porta con le felpe, c’è qualcosa…

Patrice Evra ha parlato a Skysport ecco quanto raccolto da tuttojuve: “Nel quartiere dove sono cresciuto il calcio ha un’importanza fondamentale, se in sia giocare a calcio non hai altri da fare, facevamo solo questo, anche dopo la scuola,nei parcheggi, tra le macchine, la porta con le felpe, c’è qualcosa di speciale. Alcuni come me, come Henry, altri giovani che stanno crescendo, c’è qualcosa in questo quartiere, il calcio e’ la cosa fondamentale di questo quartiere. Il calcio mi ha dati molto, mia padre e mia madre si occupavano bene di me, ma avevo un altri fratello e non era facile, però il calcio mi ha salvato, il mio quartiere era difficile, quando ho avuto la possibilità di andare in Italia, per me era come un sogno, per me l’Italia e tornare anche adesso e’ motivo di orgoglio, ero un ragazzo, non ero nessuno, la Sicilia e Marsala mi ha aperto le braccia e rimarrà per sempre una famiglia”.

 

La carriera: “Un percorso molto strano, non ho mai fatto un centro di formazione, dal quartiere sono arrivato al Manchester, alla Nazionale e ora alla Juve, c’è tanta gente sorpresa, giocando tra le macchine sono ora il giocatore che sono. Tutto e’ stato difficile arrivare in Italia, era la prima volta che viaggiavo da solo, avevo 17 anni, non avevo il cellulare, arrivo a Milano,con il pannello che cambia ogni due minuti e sono arrivato la ed ero proprio perso, non so dove sono, come faccio. Uno mi ha visto triste e si e’ avvicinato, era del Senegal, io gli ho detto che non so che treno prendere per andare a Marsala, lui ha guardato il biglietto e mi ha detto, il tuo treno e’ già andato via, allora sono crollato, ma dai dammi un numero dove chiamare, lui ha chiamato a casa egli ha detto che avevo perso il treno, domani c’è un treno e lo metto sul treno. Lui mi ha detto che era del Senegal, mi ha portato a casa sua, abbiamo mangiato insieme, dormito insieme nella stessa camera, poi mi ha portato in stazione e messo sul treno, in ritiro, mi sono seduto al tavolo con tre forchette, tre coltelli, non sapevo con che forchetta mangiare, alcuni ridevano, era come Natale per me a Marsala ero felice, chiamo mia mamma, qui mi servono da mangiare, ci servono, chiamo mia mamma e lei si mette a piangere, da li inizia tutta la storia”.

 

Evra continua: “Dopo ho giocato nel Monza e non e’ andata molto bene, perché ho giocato due partite e non giocavo più, li ho incontrato Pastorello e il presidente del Nizza che mi ha portato a Nizza e poi da li ho fatto, Nizza, Monaco, Manchester e poi Juventus. Mi fa ridere quando si parla di Salvioni perché il rapporto inizia male, si diceva che a Evra non ha rispetto, non si toglie il cappello, con Salvioni e’ iniziata così, mi ha fatto giocare a sinistra centrocampista, poi si fa male il terzino sinistro, poi da li decide Evra terzino sinistro, io ho fatto bene per dieci minuti. La partita dopo DS le casa che e mi dice terzino sinistro, io non sono difensore, allora io gli dico, sono centrocampista ed il mister, allora tu non giochi ed io, va bene giocherei anche come portiere. Mi ha insegnato tanto, lui mi diceva, tu farai bene in questo ruolo perché non hai voglia di difendere, era duro con me, mi diceva semore le cose negative, non faceva mai complimenti, diceva cose negative, a fine anno quando siamo saliti in serie A mi ha detto che sarei diventato un campione e da li ho capito tutto cerco di sentirlo quando posso”. Deschamps: “incredibile, c’è gente che dice sei nato per vincere, Deschamps mi ha fatto capire l’importanza di vincere tutte le partite, non mi mollava mai, allenamento, ti dice i complimenti ma se vuoi rimanere a livello alto devi dare il meglio ogni volta, sempre mettendoti in discussione, con lui in champions alla prima occasione andiamo in finale. Sono stati tre anni meravigliosi,quando e’ andato via mi ha fatto male, era il mio modello di giocatore che voleva vincere, poi sono andato a Manchester”. Manchester: “Lo conoscevo da Cantona, gli ho detto, non ho la pressione, ci ho messo solo due giorni per fare la visita dello stadio, c’era una partita con una squadra di quinta divisione, 76,000 persone per questa partita,stadio pieno, da li ho capito che e’ un altro mondo. Io a Manchester ho avuto la sensazione di fare un nuovo lavoro, anche se avevo giocato con la nazionale e fatto la finale di champions, li ero come un bambino che deve imparare tutto. All’inizio non ho giocato tanto e non ho fatto i mondiali. Durante quei mondiali ero sempre in palestra, ho capito che per giocare in premier prima devi essere forte e poi giocare a calcio, ho fatto tanta palestra, ero pronto. Ferguson mi ha insegnato e capire che vincere per me deve essere una cosa normale, gli allenatori se non vedevano che davo il massimo non raggiungevo il loro rispetto. Ferguson e’ impressionante, i giocatori avevano paura di fare male, sapevano che nello spogliatoio… Se sbaglia i un passaggio avevi paura e anche prima di una gara contro l’Arsenal il discorso era, ragazzi, qui c’è un bel sole, un bel tempo, sto passando una buona domenica, non voglio nessuno che mi rovini la domenica, enjoy your game, questo era il discorso. Ricordo in una gara di champions, il mister mi da’ la fascia e mi dice, domani sei tu il capitano, io ho detto, come? Devo dormire prima…e lui mi ha detto, dai sei capitano. Essendo francese, arrivare allo United e avere questa fascia era incredibile ma anche una responsabilità. Ferguson mi diceva che riuscivo a trasmettere forza e le parole giuste ai compagni. Quando alla fine ehm andato via da Manchester, lui mi ha detto che due giocatori sarebbero diventati due grandi allenatori, Ryan Giggs e tu. Io gli ho detto no, lui mi ha detto che tra qualche anno allenerò un grande club”.

tuttojuve.com

 

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