EDITORIALE – Conte, lo scudetto e la resa

EDITORIALE – Conte, lo scudetto e la resa

Editoriale a cura di Franceco Repice: Tanto tuonò che piovve. Una stagione intera a seminare il tarlo del dubbio, fino alla conferma del diretto interessato. Ora tutti sanno che Conte è stanco, che la Juventus -sic stantibus rebus- è molto difficile da migliorare e che per Buffon, con l’imprimatur dell’allenatore,…

Editoriale a cura di Franceco Repice:

Tanto tuonò che piovve. Una stagione intera a seminare il tarlo del dubbio, fino alla conferma del diretto interessato. Ora tutti sanno che Conte è stanco, che la Juventus -sic stantibus rebus- è molto difficile da migliorare e che per Buffon, con l’imprimatur dell’allenatore, questa squadra, così com’è, vale al massimo un ottavo di finale Champion’s. Ora tutti sanno insomma, che Antonio Conte potrebbe lasciare Torino. Ma per andare dove? Magari da nessuna parte. Magari per concedersi una stagione di pausa dopo tre anni a manetta col piede sempre schiacciato sul pedale dell’accelleratore. Andare forte, troppo forte, in macchina come a bordo di emozioni intense, comporta delle controindicazioni. Quelle si potevano leggere sul volto dell’uomo del Salento anche una volta celebrata la festa (freddina) scudetto.

 

Un volto scavato dalla stanchezza e si, anche dalla delusione per colpa di quelli che non capiscono cosa possa significare vincere sempre e comunque, tenersi dietro gli avversari a suon di record e spremere i propri giocatori fino a farli diventare come limoni avvizziti senza più nemmeno una goccia di energia. Un lavoro durissimo, intenso, senza tregua. Ripagato con lo snobbismo di chi avrebbe voluto di più in Europa, anche contro colossi, tecnici e finanziari, che possono permettersi il lusso di spendere 100 min di euro per un solo giocatore. Ringraziati con la sufficienza di chi tre scudetti di fila li valuta come il ‘minimo sindacale’ perchè alla Juventus l’importante non è vincere, è semplicemente ‘l’unica cosa che conta’. Un assioma che Conte non ha esitato a definire ‘un handicap’. Perchè arrivare davanti a tutti, per giunta per tre campionati di fila, non è nè un atto dovuto, nè, tanto meno, un fatto scontato. Per informazioni chiedere a Ciro Ferrara, Alberto Zaccheroni, Luigi Del Neri e Claudio Ranieri.
E perchè no, anche ad Antonio Conte. Uno che di vittorie se ne intende.
Uno che sa che “con 10 Euro in tasca non si può entrare nei ristoranti da 100 Euro a persona”.

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