Dietrofront rossonero Pirlo può tornare a casa

Dietrofront rossonero Pirlo può tornare a casa

TORINO – A volte ritornano. Gli amori e non solo. Anche i calciatori partiti dopo dieci anni di trionfi, feriti nell’orgoglio e nel contratto. Forse il caso simbolico di questi giorni può fare discutere perché ha le sembianze di Andrea Pirlo che dal Milan si congedò con qualche frase velenosa…

TORINO – A volte ritornano. Gli amori e non solo. Anche i calciatori partiti dopo dieci anni di trionfi, feriti nell’orgoglio e nel contratto.

Forse il caso simbolico di questi giorni può fare discutere perché ha le sembianze di Andrea Pirlo che dal Milan si congedò con qualche frase velenosa per approdare alla corte della Juve di Conte portandosi dietro rimpianti ma anche il talento con cui stregare il popolo bianconero. Adesso che il contratto di Pirlo, nella Juve, è in scadenza e che non decolla la trattativa per il rinnovo, alle condizioni richieste dall’interessato (un altro triennale con conferma della cifra guadagnata nel precedente triennio) ecco che le voci di un ritorno alla casa madre rossonera diventano sempre più insistenti. Il motivo può risiedere nella cena di martedì sera a Milano, promossa dal procuratore Tullio Tinti, capace di radunare allo stesso tavolo i suoi assistiti di Milanello (Bonera, Pazzini e Matri) e il più famoso di Torino (Pirlo appunto): l’iniziativa è natalizia, nessuna malizia, nessuna dietrologia. Ma l’irruzione improvvisa di Adriano Galliani allo stesso tavolo in zona Parco Solari ha avuto un valore simbolico che nessuno può trascurare. «Forse non bisognava farlo partire tre anni fa» è la battuta amarognola del dirigente e affidata in pubblico allo stesso Allegri, che nelle stesse ore ha radunato in un altro ristorante un bel tot di cronisti di Milanello (di qui l’assurda protesta dell’ufficio stampa rossonero, ieri rimasto in silenzio polemico, dalle 10 alle 17). I rapporti tra Pirlo e il Milan son tornati eccellenti da qualche tempo, dopo aver vissuto la crisi dovuta all’episodio della penna bic, raccontato nel suo libro, una promessa non mantenuta da Galliani la sostanza.
Di recente, dopo il suo infortunio muscolare, il sito ufficiale del Milan pubblicò gli auguri di pronta guarigione, una vera e propria inversione a u, dopo le famose foto relative a una sfida Juve-Milan, fonte di scontro mediatico polemico tra le due società. Non solo. Ma qualche settimana fa Pirlo ricambiò con un affettuoso sms indirizzato a Galliani, coinvolto nella guerra con Barbara e sul punto di una clamorosa fuga dal Milan. Questi sono i fatti. Il resto, come le frasi spese nella cena di martedì sera, sono il contorno di uno scenario che deve però diventare compatibile con i piani futuri del Milan. I quali non prescindono, come ha ricordato ieri sera lo stesso Galliani, dalla cura maniacale nei confronti del settore giovanile.

«Dobbiamo tornare al Milan dell’86 quando avevamo in squadra Baresi, Costacurta, Maldini, Galli, Evani con i quali vincemmo 2 coppe dei Campioni» il piano aziendale esposto dal vice-Berlusconi che ha ricordato un particolare suggestivo, il costo di De Sciglio al club, mille euro. Assente Barbara Berlusconi (impegni di famiglia, un figlio col febbrone), alla serata (ovazione ed applausi per Brocchi, allenatore di un team giovanile) ha partecipato anche Allegri a dimostrazione dell’attenzione per la divisione che sarà sancita in modo solenne dalla separazione delle deleghe e dalla riunione del cda di questo pomeriggio al Milan negli uffici del Portello. «Sono pronto a collaborare con Barbara. L’ho vista nascere. C’è la totale disponibilità», sostiene Galliani.
Per riportare Pirlo al Milan bisognerebbe accontentarlo con qualche anno e molti rimorsi di ritardo: lunghezza di tre anni, cifra impegnativa che a Milanello rientra solo nella disponibilità di Kakà e Balotelli che rappresentano i top del montepremi stipendi. Due parole decisive possono arrivare oltre che dal presidente Berlusconi anche dal futuro allenatore, Clarence Seedor. Via Allegri, viene meno uno dei motivi che furono alla base del divorzio. E si sa che anche una squadra di giovani talenti ha bisogno di qualche senatore per ritrovare la strada del successo. L’esperienza di Totti, alla Roma, ne è plastica dimostrazione.

(fonte ilgiornale.it)

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