Conte, l’uomo in più della Juve

Conte, l’uomo in più della Juve

TORINO – Quando la Juventus scelse Antonio Conte, nell’estate del 2011, per tornare ad essere protagonista dopo due stagioni concluse al settimo posto in classifica, in molti si interrogavano sull’impatto che avrebbe avuto un tecnico proveniente dalla Serie B in una grande squadra, con grandi aspettative e grandi calciatori. La…

TORINO – Quando la Juventus scelse Antonio Conte, nell’estate del 2011, per tornare ad essere protagonista dopo due stagioni concluse al settimo posto in classifica, in molti si interrogavano sull’impatto che avrebbe avuto un tecnico proveniente dalla Serie B in una grande squadra, con grandi aspettative e grandi calciatori. La risposta, ormai, è scritta negli annali, negli albi d’oro dello Scudetto e della Supercoppa Italiana, che da due anni recitano “Juventus”. L’eliminazione dalla Champions’ League di quest’anno è stato un duro colpo, è inutile negarlo, ma in campionato i bianconeri viaggiano a vele spiegate verso quello che potrebbe essere un record storico: il terzo tricolore consecutivo. Un’impresa riuscita solo alla Juve stessa, quasi ottant’anni fa. Gran parte del merito di questa “rinascita” bianconera va proprio al tecnico salentino, che più di qualsiasi giocatore ha preso in mano le redini della squadra e l’ha guidata verso traguardi leggendari ed impensabili solo pochi mesi prima del suo arrivo.

Si dice che l’allenatore incida relativamente sui risultati di una squadra, perché in campo ci vanno i giocatori: niente di più sbagliato. Il tecnico può fare la differenza quanto (e a volte anche di più) coloro che scendono in campo: lo hanno dimostrato Mourinho all’Inter, Ancelotti al Milan, Guardiola al Barça e Capello sia alla Juve che alla Roma. I campioni servono come il pane, sia chiaro, ma da soli non bastano. Ci vuole una guida, qualcuno che prenda in mano il timone e sappia affrontare sia le acque calme che quelle in tempesta, fino a giungere in porto. Antonio Conte è il capitano perfetto di questa nave perfetta: da bordocampo, dirige i suoi come Muti alla Scala. Chiama i movimenti, striglia i giocatori quando serve, li tiene perennemente sul “chi vive”. Contro l’Avellino negli ottavi di Coppa Italia, a risultato ormai acquisito, continuava a gridare e a richiamare l’attenzione di Caceres, Asamoah e Ogbonna come se si fosse stati sullo 0-0. Sa proteggere la rosa dagli agenti esterni (primi fra tutti le pressioni della stampa) e ci mette sempre la faccia. Lui, più dei vari Tevez, Vidal, Pogba o Llorente, è il vero uomo in più della Vecchia Signora. E, visto e considerato che è juventino da sempre, credete che non pensi ad un’eventuale finale di Europa League in casa? Noi siamo pronti a scommettere di sì…

Juvenews.eu

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