COMMENTO – A volte ritornano, Campionato avvisato

COMMENTO – A volte ritornano, Campionato avvisato

COMMENTO – A volte ritornano, le situazioni, i moduli tattici, perfino i palpiti improvvisi di cuore, come di un amore andato, ma mai del tutto, mai del tutto dimenticato. Torna Ballardini, sulla panchina, torna Dybala, nella sua Palermo. “Picciriddu”, gridano dalle tribune, dal magazzino rosanero e dal campo di allenamento: a volte ritornano, come la Juventus. Che ha qualcosa nella genetica, un tratto somatico di resistenza alle glaciazioni di classifica, di vita nel rigido dispiegarsi di forze fresche, freschissime, con tanti cari saluti ad antichi guerrieri, colmi di trofei. La Juve quadra, nel senso di al quadrato, e nel senso di solidità e precisione, compattezza chirurgica. Densità voglio, con sacrificio, grida Ballardini, Cuadrado infiamma, Bonucci nel primo tempo sciupa un grossa grossa palla gol, mentre il matrimonio tra possesso palla e concretezza si celebra: è un’altra Juve, gridano, è sempre la stessa Juve, nelle fibre più intime, la Juve di sempre. La Juve di sempre che è nuova, cross delizia di Dybala, proprio tu, figlio loro, poi Mario Mandzukic conquista il cielo, e Morata in panchina diventa dal viso più lungo, grigio, cupo. Candidatevi sul sito dell’azienda: cercasi candidata solida allo Scudetto. Allegri, alzi la mano. Sturaro, lo conosci? Quello che a volte chiamano gregario, ma solo chi non capisce che il calcio è anche corsa senza fine, è anche non avere il colpo di Pogba, che salterà la Lazio, ma avere nelle fibre più intime quella voglia di Juventus. Quella voglia di correre sempre, se il contributo è la corsa. E quanto sembrano piccole le polemiche contro Allegri, le giustificazioni,  il silenzio ed i sorrisi tirati, le statistiche distruttive. Perfino Zaza: lo conosci Simone Zaza? Un altro che, a detta di molti sarebbe partito, perché altrimenti nemmeno lo chiama, Conte. Ecco, non è così: è lui, che suona alla porta di Conte come a quella di Sorrentino, come a dire. Eccomi. A volte ritornano, al gol, alla sicurezza, a chiedersi come mai, alla fine, devono sempre tornare. Perché non possono farne a meno.  A volte ritornano, Picciriddu, uscito dal Barbera tra fischi ed applausi. Fischi ed applausi, ma alla fine restano sempre gli applausi, se la genetica dice Juve, e la storia dice sempre che a volte ritornano, in corsa, come un dispiegarsi di forze giovani, giovanissime, con la stessa, antica, voglia di vincere.

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