CAPITANO – 26 anni dall’addio a Scirea, la Juve lo ricorda

CAPITANO – 26 anni dall’addio a Scirea, la Juve lo ricorda

“Il 3 settembre ’89 un tragico incidente stradale in Polonia si portava via un uomo dall’immensa statura morale, campione leggendario sul terreno di gioco, che il club bianconero non dimenticherà mai”

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Gaetano Scirea

TORINO – Un mito, un capitano per sempre. Sul sito ufficiale, la Juventus ricorda Gaetano Scirea, a 26 anni dalla scomparsa.

Il 3 settembre ’89 un tragico incidente stradale in Polonia si portava via un uomo dall’immensa statura morale, campione leggendario sul terreno di gioco, che la Juventus non dimenticherà mai

Era la prima domenica di settembre del 1989 ed erano da poco passate le 21, quando arrivò in Italia una notizia che provocò nei cuori di tutti i tifosi bianconeri e di tutti gli amanti del gioco del calcio uno stordimento indefinibile.

“Gai” ci aveva lasciato all’improvviso, all’età di 36 anni, mentre era in Polonia per la sua Juve, ad osservare il prossimo avversario della Signora in Coppa Uefa, il Gornig Zabrze.

Ci aveva lasciato all’improvviso Gaetano Scirea: un campione impareggiabile che, come scrivemmo su Hurrà Juventus all’indomani della sua scomparsa,  «non ha mai avuto bisogno di attingere al tesoro della celebrità, sicuramente pago di una sua ricchezza interiore».

Grande uomo senza pretendere mai nulla, unanime è stato negli anni il riconoscimento della sua serietà e del suo incrollabile senso della misura, senza che egli abbia mai fatto sfoggio di virtù, sicuramente convinto di fare soltanto il suo dovere.

«È stato un grande professionista ma non ha mai chiesto il ruolo di leader, contentandosi di quella piccola fascia al braccio che lo faceva capitano senza aggettivi, anche se possedeva tutte le qualità richieste al ruolo: il coraggio, la scienza, la saggezza, l’educazione, la lealtà, il fisico anche, un fisico che ti stupiva perché nella sua straordinaria “normalità” e ti portava a chiederti donde gli giungessero tanta energia e lucidità. È stato un esempio vivente per tutto quello che il calcio poteva chiedere di positivo ad un atleta e ad un uomo, ma anche contro tutto quello che il calcio e lo sport andavano producendo in negativo, a cominciare dalla violenza».

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