CALCIOPOLI – Moggi: “A breve pagheranno altri…”

CALCIOPOLI – Moggi: “A breve pagheranno altri…”

CALCIOPOLI – Ha parlato Moggi e lo fa ha fatto a suo modo, senza mezzi termini e peli sulla lingua. Lancia qualche messaggio, anticipa qualcosa che in giornata verrà chiarito. Non ha grande interesse di toccare l’argomento degli scudetti revocati, quello appartiene al passato. Ecco alcuni passaggi salienti dell’intervento dell’ex…

CALCIOPOLI – Ha parlato Moggi e lo fa ha fatto a suo modo, senza mezzi termini e peli sulla lingua. Lancia qualche messaggio, anticipa qualcosa che in giornata verrà chiarito. Non ha grande interesse di toccare l’argomento degli scudetti revocati, quello appartiene al passato. Ecco alcuni passaggi salienti dell’intervento dell’ex direttore generale della Juventus nel programma di Sportitalia, “Aspettando “Calcio€Mercato”, condotto da Deborah Schirru: “Si chiamava o l’hanno chiamato “sistema Moggi”, ma non è così. Ha un altro nome. Vi anticipo che si sono trovate prove inconfutabili che dimostreranno come la Juventus fosse la squadra che subiva e che non faceva patire gli altri club di serie A. Ci sono delle intercettazioni che incastrano delle persone che fino a questo momento ne sono uscite pulite e questo non va bene. I miei difensori hanno fatto un ottimo lavoro e queste cose verranno a galla….”

Ecco l’articolo scritto da Luciano Moggi e pubblicato sull’edizione odierna di Libero:

La nostra Nazionale ha vinto, si è qualificata in anticipo per il Brasile. I ragazzi ce l’hanno messa tutta per raggiungere l’obbiettivo: bravi loro, bravo Prandelli. Ed hanno vinto proprio in quello stadio dove gioca la squadra che nel 2006fu condannata alla retrocessione per omaggiare un “sentimento popolare” creato a bella posta per avere almeno un motivo di condanna. Lo disse pubblicamente il professor Mario Serio alla conclusione del processo: faceva parte del tribunale giudicante presieduto da Piero Sandulli, un amico fraterno di Franco Carraro. Due furono gli scudetti tolti alla Juve, ma in quello stadio – sullo stemma della società – troneggia il numero 31 che sta ad indicare gli scudetti vinti dalla società bianconera. In controtendenza con quanto dice Abete: 29.
In altri tempo qualificarsi in anticipo era un avvenimento scontato, adesso è motivo di festa. Il 2006 è ormai lontano, quando la nostra Nazionale trionfava a Berlino contro la Francia. In quella occasione nelle due squadre che si contendevano il titolo mondiale c’erano cinque cinque giocatori juventiuni più l’allenatore Lippi tra gli azzurri e quattro tra i «galletti». Giocatori di quella Juve che tanta parte ebbe nel portare l’Italia sul tetto del mondo, proprio quella stessa Juve fu retrocessa in serie B da un tribunale sportivo che aveva le sembianze dell’Inquisizione in chiave moderna. Quella squadra fu condannata senza aver mai alterato partite, senza aver taroccato il sorteggio, senza aver avuto rapporti esclusivi con i designatori e dopo aver vinto anche il campionato 2004/05, risultato per altro regolare sia alla giustizia sportiva che a quella ordinaria. E i dirigenti che l’avevano costruita, Giraudo e Moggi, vennero addirittura radiati.

Quante accuse

Tra le maggiori accuse il «sequestro Paparesta» a Reggio Calabria che tanto successo ottenne nel racconto dei media. Non fa niente se sia stato il frutto di una battuta stante l’arbitraggio indecoroso di Paparesta e il comportamento scandaloso di un assistente (Copelli), a cui Meani – dirigente addetto agli arbitri del Milan – un giorno sussurrò: «Stai tranquillo, dirò al Capo (?) che sei uno dei “nostri”». E non importa nemmeno poi che il tribunale di Reggio abbia archiviato la pratica con un «non sussiste» che spiega tutto.
Nonostante tutto ciò, il tribunale sportivo emise una sentenza di condanna con questa motivazione: «Sistema strutturale». Qualcosa di mai contemplato prima di allora nell’ordinamento sportivo. Pensiamo che l’avvocato Zaccone, il difensore della Juve di allora, possa oggi provare un po’ di vergogna di fronte a quanto venuto fuori adesso. Lui che disse di aver letto tuttoin una settimana, lui che condivise la retrocessione in Serie B con penalizzazione paventando addirittura la retrocessione in C.
 
Altro che sistema

i difensori di parte degli incolpati hanno impiegato quattro anni per leggere quanto successo e capire quello che Zaccone non aveva capito o fatto finta di non capire. E infatti, alla luce di quanto emerso dal 2006 ad oggi, si può affermare che quel sistema strutturale anche detto «sistema Moggi» non è mai esistito. Mentre è esistito – e ci sono le prove – quello strutturato a danno della Juve, la squadra più forte di quel tempo, e a favore del Milan, l’antagonista numero 1 della Signora. E questo lo sanno bene Carraro e Abete, i capi del calcio di allora (Abete anche adesso), perché loro ne erano gli alfieri. E adesso si scopre che Abete tifa Juve, ma solo perché doveva andare con la Nazionale a Torino e quindi si è lasciato andare a celebrazioni, professando una religione che non gli è propria. Vi siete mai domandati, amici lettori, il perché non mi sia mai arrivata una querela pur avendo scritto più volte tante cose nel merito? Domandatevelo e avrete la verità a disposizione. In tanti devono tacere, soprattutto quelli che sanno cosa è stato fatto a danno della Juve dopo la morte dell’Avvocato e di suo fratello Umberto. Ci sono, purtroppo per loro, delle intercettazioni inconfondibili ad incastrarli. E saranno fatte sentire in tribunale.

In mezzo al campo

Vedere poi in mezzo al campo Abete – badate bene allo Juventus Stadium – che premia Buffon e lo bacia addirittura, fa venire il voltastomaco a chi conosce le cose. Il bacio di Giuda era niente rispetto a quello di Abete a Buffon. Con quel bacio pubblico il presidente federale pensa magari che la gente bianconera possa dimenticare il numero, il 31, e quei titoli che la Federcalcio non ha voluto restituire alla Juve. Non gli è bastato ostacolare tutto e tutti con la famosa formula della «incompetenza», ha avuto anche l’ardire di pestare (meglio calpestare) l’erba di quel campo che tanto ha dato e tanto dà al calcio italiano.
Comunque anche nella Federcalcio al tempo di Calciopoli non tutte le persone erano uguali. Ci piace ricordare il comportamento tenuto dall’avvocato Giuseppe Benedetto, che era stato giudice sportivo della Figc sino al 18 luglio 2006. Dopo la sentenza della Corte d’Appello federale, rassegnò le dimissioni così, apostrofando il commissario sraordinario Guido Rossi: «Quale insegnamento i cittadini di domani possono trarre dall’incredibile processo tutto e solo mediatico a cui abbiamo assistitoin questi giorni, con una sentenza annunciata, più che dai giudici, direttamente dal popolo? Qualcuno potrebbe farmi vedere dove sta l’illecito? Ne ho ribrezzo, non sono rassegnato, sono semplicemente indignato e siccome voglio stare a posto con la mia coscienza, si trovi un altro giudice, caro Rossi».

Juvenews.eu

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy