Bonucci il motivatore: “Cali? Serve positività”

Bonucci il motivatore: “Cali? Serve positività”

TORINO – Mancanza di concentrazione e cali di tensione. Antonio Conte, dalla pancia del Bentegodi, ha messo da parte schemi e tattiche per provare a spiegare i due gol subiti contro il Verona (di Toni e Gomez), entrambi su palle inattive. «E’ inutile studiare gli avversari e svolgere prove tattiche…

TORINO – Mancanza di concentrazione e cali di tensione. Antonio Conte, dalla pancia del Bentegodi, ha messo da parte schemi e tattiche per provare a spiegare i due gol subiti contro il Verona (di Toni e Gomez), entrambi su palle inattive. «E’ inutile studiare gli avversari e svolgere prove tattiche se poi si cade in queste disattenzioni», ha attaccato il tecnico bianconero. «Sono perfettamente d’accordo», replica Alberto Ferrarini, motivatore, tra gli altri, di Bonucci, Gilardino e Pegolo.

Che idea si è fatto?
«Ero allo stadio e sul 2-0 ho visto una Juve che si sentiva troppo forte rispetto al Verona. Condivido in pieno il bagno d’umiltà auspicato da Conte».

Cosa non ha funzionato nelle teste dei bianconeri?
«Non penso si sia inceppato nulla: in molti giocatori si è verificato un problema di ego. Dalla tribuna vedevo Conte inasprito, nonostante il doppio vantaggio: mi sembrava che avvertisse dei timori. E aveva ragione»

Come si risolve il “problema di ego”?
«Fossi in Conte, darei un grande segnale alla squadra per ribadire che comanda lui e nessun altro. Nella Juventus di Verona ho percepito delle avvisaglie che mi hanno ricordato il Milan di due anni fa, con la differenza che nella Juventus c’è il miglior allenatore italiano. Sono convinto che Conte darà una bella sterzata. E le dirò di più».

Cosa?
«L’ego è la bestia più grande: si combatte cercando di guardare ogni cosa con gli occhi di un guerriero e non con quelli di un calciatore. Immaginando il rettangolo di gioco come un campo di battaglia, dove se sbagli sei morto».

Conte, come prima conseguenza, ha annullato il giorno di riposo.
«Avrà voluto ribadire che è lui il capobranco. La Juve vista a Verona è a un bivio: o compie uno scatto in avanti a livello di mentalità, oppure si rischia».

Ci sono similitudini, a livello psicologico, tra il ko di Firenze e il pareggio di Verona?
«No. Il risultato del Bentegodi è più pericoloso. Nella Juventus di Firenze ho assistito a un blackout, mentre a Verona ha prevalso la leziosità. Un atteggiamento fortemente in contrasto con l’identità del tecnico».

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