ANTENAPOLI – Porta tua, vita mea: Reina contro Buffon

ANTENAPOLI – Porta tua, vita mea: Reina contro Buffon

PORTA TUA, VITA MEA – Porta tua vita mea. Cioè, più stanno lontani da quei 4 pali difesi dal portiere in bianco e nero o in azzurro, e meglio sarà per le palpitazioni di tutti i tifosi bianconeri o partenopei, per il respiro regolare della difesa e dei telecronisti. Forse non cambierà molto a loro due. Forse a loro non importa la distanza, perché hanno dalla loro esperienza ed anni di onorato servizio, in cui si sono consacrati in alto, molto in alto. Così in alto e così indietro rispetto a tutti, ma soli. Soli, a pensare forte: porta tua, vita mea.

PEPE REINA – Dicono di lui: che sia uno dei portieri tecnicamente più forti della Serie A, che sia in grado di pilotare il pallone precisamente dove vuole, al millimetro, come se si tratti di una sonda comandata alla distanza. Il potere della gravità che si sgretola: è nato ad agosto ’82, quando uno che tra i pali, alla Juventus, ha fatto qualcosina, Dino Zoff, aveva qualcosa a che fare con la Coppa del Mondo, proprio in Spagna. I tifosi del Napoli lo adorano: carismatico, istintivo, immortalato mentre mangia pizza a volontà, la prima volta a Napoli in crociera, nel lontano 2002. Aveva ancora i capelli, Reina, e con la moglie toccò Napoli, e se ne innamorò. Quest’anno 24 partite, 19 gol subiti, dopo una parentesi al Bayern durata solo 3 partite, praticamente.  33 anni, 188 cm, fisico e tecnica, sentiva troppo la mancanza della città, della “sua follia”. Doveva tornarci, a inizio stagione diceva: “Mi piace essere leader. Con Sarri, litigherò”. Ora non sappiamo quanti piatti abbiano spaccato, ma a suon di parate che non ti ho detto mai, i mille colori di Reina si sono sovrapposti a quelli di Napoli, in un matrimonio perfetto, come una lontana crociera.

THE LEGEND – I colori di Buffon, invece, non sono mille. Sono due, bianco, e nero. Si può aggiungere forse il blu nazionale, ma solo per bontà nostra. Se esiste una leggenda, a Torino, ha sicuramente le fattezze da sfinge di Buffon che urla il suo indovinello al fato: quanto ancora giocherò, quanto ancora riuscirò a vincere con questa Juventus? E mentre i tifosi assistono con soddisfazione all’allontanamento veloce dell’età pensionabile del loro più caro beniamino, Buffon, raccontano, vanta un credito di amore irriducibile con la dirigenza bianconera. Perché? Perché il vecchio motto: “Fino alla fine”, bianconero fino all’essenza, è il suo. Ha seguito la Juve ovunque, in finale di Champions e nell’abisso della Serie B, senza pretendere di più, senza chiedere niente di meglio rispetto alla sola, essenziale, infrangibile maglia bianconera. La fascia da capitano che ha al braccio non è solo simbolica: Allegri, a quanto mormorano, gli praticamente tutto.  Insieme a tutto il senato bianconero Buffon ha risvegliato in un gruppo giovane l’unica e fortissima identità genetica bianconera, legata indissolubilmente ad un solo concetto. Vincere, sempre, comunque, su tutti i campi. Si fronteggeranno da lontano, Pepe Reina e Buffon. Uno dei due esulterà, uno dei due raccoglierà, in fondo alla rete, il pallone, l’unico gesto che un portiere non vorrebbe mai fare. Così in alto e così indietro rispetto a tutti. Soli, a pensare forte: porta tua, vita mea.

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