Alex Del Piero: “Berlusconi, se mi vuole sono ancora qui”

Alex Del Piero: “Berlusconi, se mi vuole sono ancora qui”

Il primo ricordo è di una dolcezza impagabile perché non sposta solo le lancette indietro nel tempo, ma ci porta direttamente in un’altra dimensione: «Era il 1994, il mio primo Juve-Milan. Stavo facendo il riscaldamento con i compagni, ero concentratissimo: titolare a 19 anni… A un certo punto sento: “Ale,…

Il primo ricordo è di una dolcezza impagabile perché non sposta solo le lancette indietro nel tempo, ma ci porta direttamente in un’altra dimensione: «Era il 1994, il mio primo Juve-Milan. Stavo facendo il riscaldamento con i compagni, ero concentratissimo: titolare a 19 anni… A un certo punto sento: “Ale, Ale, corri, vieni qui”. Io non capisco cosa stia succedendo. “C’è l’Avvocato Agnelli al telefono per te”. Cado dalle nuvole e prendo la cornetta.

 

 

“Buongiorno Del Piero, tutto bene? Volevo solo sapere come si sente, salutarla prima della partita e farle l’in bocca al lupo”. Poi perdemmo 1-0, gol di Eranio. Ma resta una giornata speciale». Parlare di Juve-Milan con Alessandro Del Piero è come entrare in uno spazio espositivo (e in effetti ci siamo: è l’AdpLog, in centro a Torino) e trovare incorniciate le foto di Platini, Baggio, Vialli, Zidane, ovviamente di Ale da una parte e quelle di Van Basten, Gullit, Shevchenko, Ronaldinho, Maldini dall’altra. È un viaggio nel tempo e tra i campioni.

Del Piero, chi ha la più bella collezione di fuoriclasse: Juve o Milan?
«E come faccio a scegliere…? Ce n’è per tutti i gusti. Di sicuro mi sarebbe piaciuto giocare con alcuni dei campioni rossoneri, per fortuna in Nazionale ci sono riuscito. Sarebbe stato bellissimo fare coppia con Van Basten, per la classe che aveva e il modo in cui interpretava il ruolo di centravanti».

Quando il Milan di Sacchi vinceva la prima Coppa Campioni cambiando il calcio italiano lei non aveva nemmeno 15 anni. Il Milan era la stella polare?
«Era il riferimento per tutti. C’era in ognuno la netta consapevolezza che quel Milan avesse cambiato il calcio. La squadra era cortissima, organizzatissima. Aveva una forza straordinaria. I tre olandesi sembravano adulti contro bambini».

Quella tra Juve e Milan è stata quasi sempre una rivalità sana e sportiva.
«Sì, è così. Un po’ come quella tra Federer e Nadal nel tennis: voglia di vincere e di battersi, ma sempre con grande rispetto».

Nel 2010 Berlusconi la invitò pubblicamente a chiudere la carriera al Milan. Ma non fu il primo tentativo di acquistarla.
«Nel ’92, prima del mio passaggio alla Juve. Ma Agradi, d.s. del Padova, chiese molti soldi e si inserì la Juve. Però a Berlusconi dico una cosa: adesso sono free agent, se mi vuole ancora sono qui… Scherzi a parte, sono felice della sua stima. Per il calcio e per il Milan, Berlusconi è stato importantissimo. Ha scelto le persone giuste insieme al suo staff e ha trasmesso una mentalità innovativa».
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