La Vecchia Signora ritrova il principino azzurro

La Vecchia Signora ritrova il principino azzurro

Juventus contro il Siviglia: il ritorno al goal di Marchisio, dopo il brutto infortunio, l’inferno è solo passato

TORINO-In quei pochi secondi in cui ha messo con cura il pallone sul dischetto – e psicologicamente si è preparato a calciare il rigore – Claudio Marchisio ha rivisto tutto il suo calvario del grave infortunio. Lo stesso inferno era lì con lui. Nella bolgia. Fischi, insulti, maledizioni. Ma lui lì, impassibile. Come se avesse una cuffia che l’isolasse dal frastuono. Pronto a prendere il pallone, a tenerselo tra le braccia, per poi posizionarlo sul dischetto. Come dire: “Lo tiro io”, non Pjanic che è uno specialista. “Lo tiro io perché me lo merito. Sto aspettando da sei mesi questo momento”. Nella sua mente irrompono le note della Leva calcistica di De Gregori: “Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore”. E Nino Marchisio non lo sbaglia. E’ l’ultimo minuto del primo tempo e la Juve rinasce dopo un primo tempo deludente. Con un approccio alla partita non degno di una gara di Champions così importante. Con Vazquez che sembrava Messi, nonostante il suo amico Dybala non fosse in campo. L’ex Palermo impostava, ripartiva, dribblava. Aveva in campo tutta la libertà del mondo senza che le linee bianconere, troppo vicine tra loro, riuscissero a fermarlo. Una Juve schiacciata dietro, intimidita, non reattiva e non messa proprio benissimo nel reparto arretrato. Forse a causa delle assenze dei titolarissimi Chiellini e Barzagli. Una Juve a tratti deconcentrata. Lenta e impacciata con i centrocampisti, non capaci di gestire al meglio le ripartenze. Subito in svantaggio dopo 9 minuti, a causa di un tiro al volo dalla precisazione chirurgica di Nico Pareja. Un gol che fa sbandare la Juve, ma per fortuna la svolta è dietro l’angolo. Al 35′ per un doppio giallo se ne va negli spogliatoi il terribile Vazquez. Due ingenuità. Una dopo l’altra nel giro di pochi minuti. Comunque dei 22 in campo è l’arbitro il protagonista, Clattenburg, l’uomo con più personalità. Non si fa condizionare dalla bolgia. Dopo aver espulso Vazquez, concede alla Juve un sacrosanto rigore per una vistosa trattenuta in area ai danni di Bonucci e poi caccia il tecnico del Siviglia Sampaoli in trans agonistico e pericoloso. Ma questa serata resterà indimenticabile solo per lui, Claudio Marchisio. Il principino è tornato. L’inferno è solo un brutto ricordo. Ma con il gol di Bonucci si aprono le porte del paradiso

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