JUVENTUS CAMPIONE! Scudetto bianconero

JUVENTUS CAMPIONE! Scudetto bianconero

Campioni d’Italia. Il campionato è finito, semplicemente perché non è mai iniziato. Troppo forte la Juventus, con la sua difesa blindata, col suo centrocampo stellare, con un trascinatore come Tevez capace di esaltarsi e di esaltare il gioco dei bianconeri alla sua prima stagione italiana. I numeri della Juventus sono…

Campioni d’Italia. Il campionato è finito, semplicemente perché non è mai iniziato. Troppo forte la Juventus, con la sua difesa blindata, col suo centrocampo stellare, con un trascinatore come Tevez capace di esaltarsi e di esaltare il gioco dei bianconeri alla sua prima stagione italiana.

 

I numeri della Juventus sono disarmanti: trenta vittorie e tre pareggi su trentacinque partite di campionato. Il primato della squadra di Conte non è mai stato messo in discussione, neanche quando la Roma – infilando una serie di dieci vittorie consecutive – aveva acceso gli animi del popolo giallorosso. Un entusiasmo effimero, confinato all’interno del Grande Raccordo Anulare dove il provinciale Garcia veniva celebrato come il Napoleone de noantri. La Juve ha mantenuto la calma dei forti, una virtù rara. La squadra di Conte ha saputo soffrire, ha saputo vincere. E soprattutto ha saputo perdere, nelle rarissime occasioni in cui le è capitato. Come dopo la trasferta di Firenze, quando la formazione bianconera infilò dodici vittorie consecutive, cancellando con un colpo di spugna il record della Roma, che poi record non era. Dopo il passo falso rimediato a Napoli sono arrivate altre quattro vittorie, nel momento più delicato della stagione, quando le energie iniziavano a scarseggiare, e gli appuntamenti europei iniziavano a essere via via più impegnativi. Ma la Juventus ha soprattutto dimostrato di saper vincere, senza mai irridere l’avversario, rispettando sempre l’antagonista, imponendo il proprio gioco in ogni stadio d’Italia. Il campionato è morto quando i bianconeri hanno massacrato la Roma allo Juventus Stadium, ristabilendo gerarchie e valori reali. Di lì in avanti è stata una cavalcata senza ostacoli, nonostante le provocazioni provenienti dalla capitale. Difficile scegliere un momento decisivo, perché ogni minuto di questo campionato è stato portato avanti con la stessa filosofia, una filosofia vincente impartita da Conte che – in ogni modo – in ambito europeo – dovrà ancora crescere, insieme alla squadra. La notte di Marassi nella sfida col Genoa è stata – probabilmente – quella che più delle altre ha segnato il divario con le altre, in un momento delicato, in cui una sconfitta avrebbe potuto alimentare le flebili speranze della Roma. Buffon para un rigore, Pirlo infila una punizione all’incrocio quando mancano una manciata di secondi alla fine della partita. Lo strapotere juventino ha la faccia scanzonata di Paul Pogba, centrocampista senza eguali a livello mondiale, la carica agonistica di Chiellini, leader della miglior difesa del campionato, l’esperienza di Buffon, l’umiltà di Tevez – un campionissimo operaio – il design di Pirlo, un ingegnere di livello mondiale, la forza atletica del principino Marchisio, a volte comprimario, a volte titolare, sempre leader nel cuore. Ma è un successo griffato anche dai gol di Llorente, capace di imporsi di fronte allo scetticismo generale, quelli di Vidal, determinante nella rincorsa iniziale, capace di stringere i denti nonostante il problema al ginocchio. E’ stata una vittoria sancita dal grande contributo di Lichtsteiner, Asamoah e Isla, capaci di impreziosire sulle corsie esterne l’intero lavoro della squadra. E ancora Caceres, Ogbonna, Giovinco, capaci di ritagliarsi un ruolo importante all’interno di una squadra di campioni. E ancora Padoin, Vucinic, Osvaldo, Storari, Quagliarella e Peluso, attori di secondo piano che in ogni modo hanno indossato con onore la gloriosa casacca bianconera. E’ stato lo scudetto di Antonio Conte, il terzo consecutivo. Un allenatore vincente e – anche per questo, soprattutto per questo – non troppo simpatico, specialmente agli avversari. E’ stato il trionfo di Marotta e Paratici, capaci di portare a casa un top player come Tevez (fin qui 19 reti), e di credere fermamente su Llorente nonostante le critiche mosse all’attaccante spagnolo. Chi vince festeggia, chi perde spiega. E in casa Juve non c’è più nulla da spiegare: è la squadra più forte. Trentadue scudetti. O trenta. Poco importa, l’importante è che gli avversari abbiano perso il conto. Agli juventini, quelli veri, i conti tornano… sempre.  (Juvenews.eu)  

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