Zidane si confessa: “Lippi ci sorprese sul marciapiede..”

Zidane si confessa: “Lippi ci sorprese sul marciapiede..”

Colpi di genio, punizioni all’incrocio e battaglie di quartiere. Ecco Zinedine Zidane che non ti aspetti, quello che confessa al portale algerino Lebuteur.com le sue follie torinesi al tempo in cui vestiva la gloriosa maglia della Juventus. Un colpo d testa segreto, che non ha nulla a che fare con…

Colpi di genio, punizioni all’incrocio e battaglie di quartiere. Ecco Zinedine Zidane che non ti aspetti, quello che confessa al portale algerino Lebuteur.com le sue follie torinesi al tempo in cui vestiva la gloriosa maglia della Juventus. Un colpo d testa segreto, che non ha nulla a che fare con quello rifilato a Materazzi nella finale del Mondiale 2006 a Berlino. Giocate da fuoriclasse e sfide in mezzo alla strada, per la gioia dei bambini che in mezzo al marciapiede si trovavano a giocare con i loro idoli della domenica. “Quando ero alla Juventus un giorno venne da me Edgar Davids, e mi chiese di andare a giocare una partita con lui dopo l’allenamento. All’inizio fui sorpreso di una proposta del genere, non era consentito dal nostro regolamento interno, i timori di un infortunio da parte della società erano tanti, e per questo il club ci “consigliava” di evitare certi rischi, come quello di andare sugli sci, oppure salire su una moto o semplicemente fare attività sportiva al di fuori degli allenamenti.

 

Ma Edgar fu a tal punto insistente che riuscì a tovare le parole giuste. “Zizou sei cambiato, ti sei montato la testa… non ricordi gli inizi? Non ricordi quando giocavi in mezzo alla strada? Vieni con me, dimostrami che sei sempre lo stesso”. Alla fine mi convinse, decisi di andare con lui per giocare una partita sull’asfalto. Ero consapevole di fare una follia, soprattutto con addosso la fatica per l’allenamento. Andai due o tre volte con lui, ero consapevole della situazione, ma ci divertimmo tantissimo a giocare con quegli adolescenti che davanti a noi sembravano in estasi. Davids andava molto spesso, io non lo seguivo frequentemente, ma proprio nel mezzo di una di queste partite sull’asfalto, con gli zaini della scuola utilizzati per fare i pali delle porte, si presentò Marcello Lippi. Ci chiese una spiegazione sul nostro comportamento, gli dissi che quei ragazzi con ci stavamo giocando erano ragazzi alerini, e io non avrei potuto deluderli…”. Juvenews.eu

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