Si studia Ricardo Rodriguez: il nuovo Lichtsteiner

Si studia Ricardo Rodriguez: il nuovo Lichtsteiner

Nel 2014 Ricardo Rodriguez è stato eletto calciatore svizzero dell’anno (primo terzino in assoluto a vincere il trofeo in terra elvetica), miglior rossocrociato ai Mondiali – in coabitazione con Shaqiri, e secondo miglior terzino sinistro della Bundesliga per media-voto (secondo il giornale Kicker), alle spalle di David Alaba del Bayern…

Nel 2014 Ricardo Rodriguez è stato eletto calciatore svizzero dell’anno (primo terzino in assoluto a vincere il trofeo in terra elvetica), miglior rossocrociato ai Mondiali – in coabitazione con Shaqiri, e secondo miglior terzino sinistro della Bundesliga per media-voto (secondo il giornale Kicker), alle spalle di David Alaba del Bayern Monaco. Non sorprende dunque che la scorsa estate sulle sue tracce si era mosso persino il Real Madrid, unito a diversi club di Serie A, su tutti il Napoli. Ma più passa il tempo e più il cartellino di questo giocatore classe 92 aumenta, contestualmente alla qualità delle sue prestazioni, restringendo sempre più il numero di pretendenti che, budget alla mano, possono permettersi di strapparlo al Wolfsburg.

 

In Italia potrebbe provarci la Juventus, visto il felice precedente con il connazionale Lichtsteiner. Al quale Rodriguez assomiglia molto per la capacità di coniugare qualità difensive e offensive, che gli permettono di agire con eguale efficacia come terzino puro in una linea difensiva a quattro o come esterno in un 3-5-2. Rispetto allo juventino però, Rodriguez ha un piede caldissimo sui calci piazzati (nel Wolfsburg è il secondo rigorista), ed è più incisivo in sede di finalizzazione dell’azione, sia a livello di reti che di assist (7+4 nell’attuale stagione). Senza dimenticare la disciplina: in 26 presenze con la maglia della Svizzera, il giocatore non ha mai preso un cartellino giallo. “Non sono troppo buono”, ha dichiarato il diretto interessato, “ma sul campo mostro un’aggressività sana. Se difendi in modo intelligente, il più delle volte te la cavi anche senza commettere grossi falli”.

Eppure Rodriguez è stato abituato a lottare fin dai primi minuti della sua vita, essendo stato costretto a superare una difficile operazione per un’ernia al diaframma diagnosticatagli alla nascita. L’infanzia è stata uguale a quella di tanti altri “secondos”, così come sono chiamati gli svizzeri con almeno uno dei genitori provenienti da un paese straniero. Migranti i cui migliori prodotti stanno facendo la fortuna del calcio svizzero, mai così competitivo a livello di nazionale (giovanile e maggiore) come negli anni recenti.

Una Svizzera che al Mondiale brasiliano vantava il maggior tasso di cosmopolitismo tra le selezioni presenti, con 21 giocatori che vantavano legami con l’estero (nascita, genitori o nonni). Un fenomeno, quello dei “buoni migranti“, così spiegato da Fabien Ohl, Sociologo dello sport all’Università di Losanna. “In molti altri paesi il calcio è lo sport per eccellenza. In Svizzera è invece in concorrenza con l’hockey su ghiaccio e lo sci. Questi sport costano molto di più e tra gli svizzeri sono molto radicati dal punto di vista dell’identità. Non sono quindi di facile accesso per gli immigrati, che optano piuttosto per il calcio, considerato il miglior modo per raggiungere il successo e ottenere riconoscenza sociale“.

Una storia vissuta in prima persona anche dalla famiglia Rodriguez, con i tre figli cresciuti giocando a pallone in strada, e diventati tutti e tre calciatori professionisti. Roberto, il maggiore, è attualmente tesserato con il San Gallo, mentre il piccolo Francisco è da poco entrato nei ranghi della prima squadra dello Zurigo. “Io sono l’unico difensore in famiglia“, racconta il più famoso dei fratelli Rodriguez. “Roberto è un’ala velocissima, Francisco ha grande visione di gioco. Eravamo bambini di strada, per noi esisteva solo il calcio. I nostri genitori non avevano molti soldi, ma per un pallone bastavano sempre“.

Dopo le prime stagioni con il piccolo club dello Schwamendingen, Ricardo passa allo Zurigo. Il botto però lo fa con la Svizzera under-17, che nel 2009 in Nigeria si laurea a sorpresa campione del mondo di categoria. Di quella squadra, Rodriguez è il giocatore che, assieme a Granit Xhaka, ha fatto più carriera, nonostante all’epoca fossero altri (Ben Khalifa, Martignoni, Seferovic, Siegrist, Kasami) i prospetti che apparivano più futuribili. Ma il diretto interessato non ama caricare di troppi significati del successo. “E’ stata una bella esperienza, ma per me è stato più importante l’ingresso nella prima squadra dello Zurigo, avvenuto al termine del Mondiale. Lì, con i “grandi”, puoi davvero dimostrare quello di cui sei capace“.

Rodriguez è passato al Wolfsburg nel 2012 per 8.5 milioni di euro. Oggi vale almeno tre volte tanto, complice una crescita esponenziale specialmente nelle fase difensiva, il vero tallone d’Achille del giocatore di origini ispanico-cilene nei primi anni di carriera. Da terzino arrembante ma non immune da amnesie nlle retrovie, Rodriguez si è trasformato in un esterno completo, tecnico e veloce, bravo in egual misura in entrambe le fasi di gioco. In Svizzera non si vive di solo Shaqiri. (goal.com)

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