Juve, Pepe lascia la Juve: “Che tristezza svuotare quell’armadietto…”

Juve, Pepe lascia la Juve: “Che tristezza svuotare quell’armadietto…”

TORINO – «Svuotare l’armadietto di Vinovo è stata una tristezza incredibile: al di là dell’infortunio, alla Juventus ho trascorso cinque anni fantastici in una società incredibile. Nel cellulare riguardo spesso i video dell’inaugurazione dello Stadium, quelli del mio gol al Parma e degli scudetti. Ho dato il cuore, l’anima e……

TORINO – «Svuotare l’armadietto di Vinovo è stata una tristezza incredibile: al di là dell’infortunio, alla Juventus ho trascorso cinque anni fantastici in una società incredibile. Nel cellulare riguardo spesso i video dell’inaugurazione dello Stadium, quelli del mio gol al Parma e degli scudetti. Ho dato il cuore, l’anima e… pure una gamba. Il popolo bianconero l’ha capito e infatti mi ha sempre osannato e riempito d’affetto». 

Simone Pepe, basta questo amore a compensare la finale di Champions sfuggita in finale? «Con i tifosi manterrò un feeling incredibile per sempre. Calcisticamente ho tre case: Teramo, Udinese e Juventus. Nulla, però, può ripagarmi della finale persa. A Berlino, a fine partita, ho detto ai miei compagni: “Ragazzi, adesso è brutta, ma domattina sarà peggio”. Non mi sono sbagliato: quel giorno sono andato a letto alle 6 e mi sono svegliato alle 6.45. Non riuscivo a dormire. Non ero l’unico, però: mi sono collegato alla chat di Wattsapp che condivido con alcuni compagni ed erano tutti collegati. L’amarezza per essere arrivati a un passo dalla Champions era troppo grande». 

 

La Juventus sta cambiando molto: riesce a immaginare lo spogliatoio senza Tevez e Pirlo?

«Noi eravamo un bellissimo gruppo, ma sono certo che se ne riformerà un altro altrettanto solido. E’ la forza della Juventus: giocatori e allenatori passano, ma la maglia e la mentalità vincente del club restano. Noi abbiamo instaurato legami fortissimi. Esempi? Penso a Chiellini e la moglie che si sono trasferiti a casa mia per aiutare la mia compagna dopo l’ultimo parto quando io ero andato a operarmi. O Storari, che finito l’intervento me lo sono ritrovato fuori dalla porta della camera d’ospedale a Pavia».

Tevez era anche suo compagno di golf: quando ha fiutato l’addio?
«Diciamo che un pochino me lo aspettavo. Carlos aveva questo grande sogno di tornare al Boca Juniors e la Juventus secondo me è stata brava a rispettare la sua decisione. Di Tevez mi resterà sempre il ricordo di un calciatore fantastico e di una persona umilissima». 

 

Visto che lei è svincolato, Tevez ha provato a portarla al Boca?

«In realtà sono stato io a propormi. Gli ho detto: “Carlos, portami con te”. Ovviamente era uno scherzo, uno dei tanti… (risata). Vorrei restare a giocare in Italia. Udinese? Mi sto guardando intorno».

Il premio per lo scherzo migliore dei 5 anni?
«A Pepe! (risata). In realtà non so se lo merito. Anche se non sembra, eravamo uno spogliatoio di matti. Asamoah che imita il magazziniere fa scoppiare dal ridere. Per non parlare delle battute di Buffon. Io ne ho combinate davvero più di mille, ma forse l’impresa più bella l’ho compiuta con Barzagli».

Cioè?
«Sono riuscito a farlo diventare un chiacchierone… Andrea è un grandissimo».

Con Vidal è riuscito a mettersi in contatto dopo l’incidente in Ferrari?
«Gli ho mandato un messaggio per sapere come stava. Arturo mi ha risposto: “C’è stato un po’ di caos, grazie fratello”. Siamo molto legati. Di Vidal si parla troppo, pure quando non fa nulla. Quello che conta è il campo e lì Arturo dà sempre l’anima. Non a caso è uno degli idoli più amati dalla gente».

Senza Tevez a chi darebbe la maglia numero 10?
«Questa è una decisione che spetta alla società. Alla fine è solo un numero, però alla Juve lo hanno indossato gente come Platini, Del Piero, Tevez. Diciamo che è un numero 10, ma pesa come 100». (tuttosport)

Juvenews.eu

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