Higuain: “Voi fischiate, io segno. Le critiche sono destinate ai più forti”

Higuain: “Voi fischiate, io segno. Le critiche sono destinate ai più forti”

L’argentino si racconta così

Gonzalo-Higuain

TORINO – Il gol è come un dipinto. Per farlo ci vuole talento, pazienza, determinazione, precisione per arrivare alla perfezione. E se si sbaglia l’artista come il calciatore può prendersela solo con se stesso. Lo sostiene Gonzalo Higuain che, in una lunga intervista al mensile So Foot in edicola in Francia lunedì, aggiunge: «Nessuno è più vicino alla bellezza di un numero 9». Il numero che si porta sulle spalle, fondendo l’anima guerriera ereditata dal padre ex giocatore, e quella artistica dalla madre, pittrice appunto. Una sintesi che ne fa un attaccante spietato e sensibile. Sensibile, Higuain, lo è alle critiche, ma per come le intende Cristiano Ronaldo: «Ha detto una grande verità: nel calcio i nemici ti rendono migliore, non perché ti mostrano che sbagli, ma perché le loro critiche sono destinate ai più forti». Ma sensibile, l’argentino, lo è pure se uno come Gianluigi Buffon lo protegge: «Dopo una vittoria a Udine in cui rimasi a secco, mi diede i brividi: disse che incarnavo lo spirito Juve e che avrebbe chiesto ad Allegri di mostrare la mia partita per una settimana alla squadra. Complimenti di uno come lui mi rendono doppiamente felice. Critiche ed elogi li ascolto se provengono da chi conosce il calcio». Come Sarri che lo spinse a migliorarsi: «Disse che ero pigro perché voleva segnassi come Messi e Ronaldo. Aveva un po’ ragione. Dopo infatti ho fatto 36 gol». E così è arrivata la chiamata della Juve: «Non è stata una decisione facile, ma ne sono fiero e felice visto che poi ho disputato una finale di Champions».Grazie magari anche ai nuovi compagni: «Se non gioco bene, capita che me lo facciano notare, ma per farmi sentire importante. Le loro critiche mi hanno migliorato. Ho voluto provare che su di me non si sbagliavano». Lo stesso ha fatto con i tifosi che lo hanno fischiato: «Un fischio lo senti anche tra dieci che applaudono. Meglio essere preparati mentalmente, altrimenti puoi cadere da molto in alto. I fischi però sono una sorta di elogio del tifoso che in fondo non chiede che applaudirti per un gol». E il gol, per l’argentino non è solo istinto: «Prima di ricevere palla so già cosa ne farò, ma si tratta di un paio di secondi che nel calcio sono fondamentali». Tecnica innata per un giocatore che iniziò da ala destra e trequartista, prima di diventare punta, al River Plate, ma solo perché tutti gli altri attaccanti si infortunarono: «È un ruolo che alla fine mi è piaciuto». Inseguendo magari le orme del suo idolo assoluto, atipico per un argentino: «Ronaldo, il brasiliano. Se non lo ami vuol dire che di calcio non capisci nulla». Intanto dall’Argentina ieri è arrivata una apertura importante: «Gonzalo è fondamentale e deve stare in nazionale», ha detto Messi a TyC Sports.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy