Nesta: “Non conosco Lotito, non ho mai voluto farlo.”

Nesta: “Non conosco Lotito, non ho mai voluto farlo.”

“Sarò all’Olimpico il 12 maggio”. Eccolo l’annuncio che non ti aspetti, quello di Alessandro Nesta. No, non ci sarà nessun ritorno trionfale tra le fila della società biancoceleste, l’ex centrale capitolino metterà nuovamente piede nella Città Eterna per partecipare alla festa dei 40 anni dal primo scudetto della Lazio. In…

Sarò all’Olimpico il 12 maggio”. Eccolo l’annuncio che non ti aspetti, quello di Alessandro Nesta. No, non ci sarà nessun ritorno trionfale tra le fila della società biancoceleste, l’ex centrale capitolino metterà nuovamente piede nella Città Eterna per partecipare alla festa dei 40 anni dal primo scudetto della Lazio. In attesa del 12 maggio, data prescelta per l’evento, Nesta ha rilasciato un’intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. Lazio, Milan e Montreal Impact, di questo e molto altro ha parlato l’eterno numero 13. 

Che sensazione le lascia il 4-1 di Madrid?

«È stata un’eliminazione pesante, figlia di un cambiamento generazionale che non è riuscito, di scelte sbagliate. Ma il discorso è più ampio».

Prego.
«Questo non è più il mio Milan. Non è quel club che poteva spendere e pensare in grande. Oggi le risorse non ci sono e il campo risponde di conseguenza. Per il Milan e per tutto il calcio italiano».

Perché l’Italia è così indietro?
«Perché negli anni d’oro i presidenti non hanno provveduto a investire nei settori giovanili. E poi perché le società non si preoccupavano di sballare nei conti, tanto poi c’era sempre la banca di turno o l’azienda di famiglia in soccorso. L’economia italiana lo permetteva. Ma ora non è più così. E allora i conti del calcio restano in rosso. E quando non lo sono, quasi mai si riesce a far combaciare l’aspetto economico con quello sportivo. Nessuno è abituato a farlo. In Usa, invece, è la regola».

Sembra un discorso alla Lotito. Ma non è che accetta l’invito di Mimun?
«Lo ringrazio, ma non credo di essere la persona giusta. Ora c’è confusione nella Lazio, non posso essere io a far da mediatore tra i tifosi e Lotito. Poi mancherei di rispetto al Montreal Impact (lavora nello staff tecnico, ndr). E voglio pure capire se nella vita mi riesce anche di fare l’allenatore».

Perché si è arrivati a questo punto tra Lotito e i tifosi?
«Ho visto Lazio-Sassuolo e Lazio-Atalanta, mi ha fatto male ma non sono rimasto sorpreso. È una crepa che non si ripara, un punto di non ritorno. La situazione si è incancrenita: i problemi se non li affronti, restano. E poi riaffiorano».

Come se ne esce?
«Lotito deve fare un passo in avanti: i tifosi vogliono solo che parli chiaro. Manca il dialogo. Basterebbe un incontro tra lui e alcuni punti di riferimento della lazialità. Ci si chiarisce, magari anche con modi rudi, e se ne esce vincitori tutti insieme. Perché così a rimetterci è la squadra».

C’è chi ha paragonato la cessione di Hernanes alla sua del 2002.
«La differenza è che io sapevo fin dall’inizio dell’estate che mi avrebbero venduto, non c’era altra scelta, poi abbiamo visto in quali condizioni era Cragnotti».

Ha prodotto debiti anche per le successive gestioni. Lo sa che per questo Lotito rivendica un pezzo dello scudetto del 2000?
(Ride) «Mah, se lo dice lui…».

Si immagina insieme con Lotito nella Lazio?
«Non lo conosco e non ho mai voluto farlo. Lui ha parlato di me quando ero ancora al Milan, lo fece in maniera poco elegante (disse che era vecchio, ndr), senza motivo».

Che effetto le fa la Roma «americana»?
«Loro sì che sono stati bravi nel vendere per ricomprare. Garcia non lo conoscevo, sta facendo un grande lavoro. Ma tanto anche nei prossimi anni lo scudetto sarà roba della Juventus: è troppo avanti a tutte».  (TMW)

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