MANCANZA DI FORZE PER BERLUSCONI DURANTE IL COMIZIO

MANCANZA DI FORZE PER BERLUSCONI DURANTE IL COMIZIO

Mancamento di forze per Berlusconi, dopo un’ora e mezza di discorso davanti alla platea del Consiglio nazionale del Pdl. La voce del Cavaliere si fa d’ improvviso più flebile e affaticata, tanto che sale sul palco il suo medico Alberto Zangrillo, che gli porge un bicchiere. Si avvicinano anche Renato…

Mancamento di forze per Berlusconi, dopo un’ora e mezza di discorso davanti alla platea del Consiglio nazionale del Pdl. La voce del Cavaliere si fa d’ improvviso più flebile e affaticata, tanto che sale sul palco il suo medico Alberto Zangrillo, che gli porge un bicchiere. Si avvicinano anche Renato Brunetta e due uomini della scorta. Berlusconi si appoggia al podio e conclude il suo discorso, poi scende dal palco ed esce sorretto dalla scorta.

Il ritorno a Forza Italia. Berlusconi arriva al Consiglio intorno alle 11. Accompagnato dall’Inno d’Italia. I big del partito sono schierati, i baby falchi hanno esposto lo striscione “Forza Silvio”. “Oggi ratifichiamo la nostra dipartita dal Pdl” esordisce il Cavaliere, “la libertà nel nostro Paese dipende soltanto da noi”. E chiarisce che la sigla probabilmente resterà in vita solo per indicare la coalizione dei moderati alle prossime elezioni. “Siamo rimasti quelli del ’94 – aggiunge Berlusconi – avevamo Forza Italia da tanto tempo nel nostro cuore. Ora abbiamo bisogno di giovani, di rinforzi, perché alcuni hanno preso altre direzioni”. E torna sui fatti di ieri sera: le polemiche, la discussione, la mancata convocazione dell’ufficio di presidenza, la rottura con Alfano. “La divisione è dovuta a distanze personali” e chiarisce che “va contro la visione di unire tutti i moderati che, se stessero insieme, sarebbero la maggioranza degli elettori”.


Fuori dal governo. Ritorna sull’esecutivo di larghe intese: “La nostra responsabilità di governo doveva essere premiata”. Ma adesso, per l’ex premier, “è molto difficile essere alleati in Parlamento e sedere allo stesso tavolo in Cdm con chi vuole uccidere politicamente il leader di un partito”.

Coalizione dei moderati. Questo, però, non significa che con il nuovo partito di Alfano non si debba provare a coalizzarsi: “Con il Nuovo centrodestra – chiarisce Berlusconi, mentre dalla platea si levano le voci “Traditori! Buffoni!” contro Alfano e i suoi – non dobbiamo scavare un solco che poi sarà difficile da rimuovere. Questo gruppo, anche se adesso apparirà come un sostegno alla sinistra, al Pd, dovrà poi necessariamente far parte della coalizione dei moderati, dobbiamo comportarci con loro come con Lega e Fdi”. E non perde l’occasione per ironizzare sul nome della formazione alfaniana: “Avevano già pronto il nome ‘Nuovo
Centrodestra’, ma pensando a chi lo compone non mi sembra molto efficace. Avevo consigliato ‘Cugini d’Italia’, visto che nella nostra coalizione c’è già ‘Fratelli d’Italia’.
Sarebbe rimasto tutto in famiglia…”.

Politica economica. Berlusconi, poi, boccia la politica economica del governo. “Non vedo attualmente ministri che trattano queste questioni con il necessario coraggio e statura. Non possiamo pensare che leggi finanziare come l’attuale legge di stabilità possano portare ad alcun minimo risultato”.  E torna indietro al governo Monti: “Il signor Monti si è messo in ginocchio di fronte alla Germania”. Poi, aggiunge: “Io dissi di no alla Tobin tax perchè non tutti i Paesi volevano adottarla. Così li avremmo avvantaggiati”. Quindi osserva che “lo spread è stato un vero imbroglio. A Merkel e Sarkozy davo fastidio”. Adesso “il governo deve andare in Europa a ridiscutere il fiscal compact. Dobbiamo andare in Europa e cambiare la missione della Bce. Dobbiamo andare in Europa e cambiare questa politica di austerità. Per noi l’euro è una moneta straniera. Siamo come l’Argentina che emetteva bond in dollari”.

Attacco ai giudici. Non poteva mancare il consueto attacco alla magistatura. “In Italia, unico tra i Paesi civili, c’è una magistratura incontrollabile e incontrollata, una magistratura irresponsabile che fruisce di una assoluta impunità”. E continua: “Abbiamo fatto riforme importanti, ma non siamo mai riusciti a fare una riforma della giustizia. Sarò cattivo, ma spesso ci indovino, che l’Anm abbia insistito fin da quanto era ministro della giustizia Roberto Castelli, perchè questo non accadesse”.

Il Porcellum? Non è una cattiva legge. “Il Porcellum, brutto nome, non è una cattiva legge elettorale”. E aggiunge: “Se non si cambia sistema elettorale, è difficile evitare l’eccessiva frammentazione, quindi “è possibile che la Consulta modifichi l’attuale legge elettorale”. Ma, secondo Berlusconi “con l’attuale situazione politica, l’Italia non si potrà governare in futuro se non con le larghe intese”.

“Se il prossimo governo sarà di larghe intese Pd-5Stelle, io credo che molti di noi non resteranno a vivere in Italia. Saranno costretti ad espatriare. E allora c’è una soluzione e una sola: unire tutti i moderati e farli votare per FI”, conclude Berlusconi

Cronaca di una rottura. Il Cavaliere ha tentato fino all’ultimo di tenere con sé Angelino offrendo garanzie sul partito e sul discorso da fare al Consiglio. Fino all’ultimo aveva creduto che il suo pupillo non avrebbe avuto il coraggio di voltargli le spalle: “Pensate, mi dà ancora del lei”, aveva detto l’ex premier. “Ieri ho passato tutto il pomeriggio – racconta Berlusconi – con i cinque ministri ed eravamo arrivati ad un accordo salvo che poi avevano chiesto come fatto imprescindibile che si riunisse ieri l’ufficio di presidenza”.

“Per il nostro statuto servono 24 ore di anticipo per convocare l’ufficio di presidenza, e poi non c’era bisogno per le modifiche da aggiungere al documento di oggi di un’ulteriore passaggio in ufficio di presidenza”, spiega. Ma il vero punto di rottura è stato sul governo, quando gli alfaniani hanno chiesto che la tenuta dell’esecutivo fosse separata concettualmente dalla decadenza e venisse confermata dai lealisti, nero su bianco. Proposta irricevibile per Berlusconi che ha chiesto con nettezza al suo ex delfino di non prestarsi al gioco del Pd nel caso in cui dovesse essere sancita il 27 novembre la sua decadenza da senatore con il voto degli alleati del Pdl nelle larghe intese. Un impegno che Alfano non ha voluto prendere rilanciando l’intesa di governo e annunciando, appunto, i gruppi del ‘Nuovo centrodestra’. (Repubblica.it)

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy