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Lascia il calcio per la guerra: è morto Burak Karan

Lascia il calcio per la guerra: è morto Burak Karan

Da promessa del calcio tedesco a combattente per la jihad. Una delle ultime immagini lo mostrano col mitra in pugno e lo sguardo fiero. E’ la storia di Burak Karan che i giornali (la ‘Bild’ in testa, che ha dato ampio spazio alla vicenda) raccontano dando notizia della sua morte…

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Da promessa del calcio tedesco a combattente per la jihad. Una delle ultime immagini lo mostrano col mitra in pugno e lo sguardo fiero. E’ la storia di Burak Karan che i giornali (la ‘Bild’ in testa, che ha dato ampio spazio alla vicenda) raccontano dando notizia della sua morte avvenuta l’11 ottobre scorso in Siria, nei pressi della frontiera turca, durante un violento bombardamento delle forze di Assad. Ventisei anni, centrocampista difensivo ‘di lotta e di governo’ cresciuto con Leverkusen, Hertha Berlino e Hannover 96: di quelli abili a rompere il gioco, che piazzi davanti all’area di rigore con licenza di ‘colpire’ e rilanciare l’azione. In Germania era considerato un talento, l’ennesimo prodotto di un calcio che ha saputo rinnovarsi e implementare la ‘linea verde’ miscelando visione progettuale, capacità d’impiego delle strutture e integrazione: un bacino multietnico che ha svezzato campioni, gli stessi che oggi fanno parte della nazionale maggiore oppure sono protagonisti nei grandi club europei. Karan accanto a Sami Khedira (centrocampista del Real Madrid e colonna della selezione del ct Loew), Dennis Aogo (difensore dello Schalke 04) e a Boateng (ex Milan, ora al club di Gelsenkirchen, che gli ha dedicato tweet di cordoglio): in quella foto dell’under 17 c’era anche lui, prima che decidesse di chiudere definitivamente con il mondo del calcio e cambiare vita. “Riposa in pace, non dimenticherò i tempi passati insieme. Eri un vero amico – ha scritto Kevin Prince -. Quello che è successo dopo non lo so e non posso verificarlo”. Era il 2008 quando andò via dalla Germania, lo attendevano altri campi di battaglia. Ha lasciato moglie e 2 figli, di 3 e 10 mesi.

Il racconto. “Soldi e carriera non gli interessavano – ha rivelato il fratello di Burak nell’intervista concessa alla Bild -. Era sempre su internet, a seguire le notizie dalle zone di guerra”. Tedesco di passaporto, turco di origini e musulmano di religione: poco alla volta la rabbia e l’angoscia spingono Karan verso i movimenti jihadisti. Fino a mollare tutto, cambiare vita e, in compagnia di sua moglie e dei piccoli, volare in Turchia, in una delle zone più calde del Paese: la regione di confine con la Siria. Lì, dove infuria la guerra, morirà.

Le indagini. La procura federale di Wüppertal ha aperto un’inchiesta per verificare la veridicità di alcuni, gravi, sospetti: ovvero che Karan potesse essersi avvicinato a movimenti nell’orbita di Al Qaeda, aderendo così all’organizzazione considerata terroristica. Condizionale d’obbligo, vietato saltare a conclusioni avventate: in Germania ci vanno cauti anche per la versione dei fatti fornita dalla famiglia del giovane ex calciatore: per loro Burak era partito per la Turchia per portare medicine: non per fare la guerra, in missione umanitaria. Col mitra in pugno.

fonte: calcio.fanpage.it

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