INTERVISTA – Iachini: “Dybala più decisivo di Tevez”

INTERVISTA – Iachini: “Dybala più decisivo di Tevez”

INTERVISTA – Lunga intervista a Beppe Iachini, ex allenatore del Palermo, sulle pagine del Corriere dello Sport: “Palermo-Juventus doveva essere la partita di Iachini? Invece è andata così, ma con Zamparini ho un buon rapporto. In fondo siamo arrivati in una situazione difficile, una piazza bollente, il Palermo in B. Dovevamo partire con un nuovo progetto, averlo fatto a Palermo, in una piazza bella e importante, battendo record, valorizzando diversi giovani, portando tanta gente allo stadio, non è stato facile. L’anno scorso, in A, dovevi guardare i conti, c’era un programma di ringiovanimento per dare linfa alla società. Il fatto di aver preso tanti giovani, Dybala, Chochev, Morganella, Lazaar, che nel Varese giocava e non, Quaison, Belotti, con qualche chioccia giusta, vedi Sorrentino, Maresca, Rigoni, Barreto che è andato via, insomma si è costruito un gruppo solido, un’organizzazione di gioco ben precisa, il progetto andava avanti. Quest’anno il Palermo era cambiato ancora.
Sette-otto ragazzi, Dybala, Barreto, Munoz sono andati via… ma come succede nei matrimoni anche più belli, arriva il momento di incomprensione. La presa di posizione della squadra a mio favore? La stima di un ambiente si conquista sul campo con il rispetto, come ti comporti, le scelte che fai, parlando chiaro, considerando tutti, dal più piccolino al più vecchio, uguali. Ci si fermava dopo gli allenamenti con i ragazzi per il miglioramento della tattica individuale. Zamparini ha parlato di gioco brutto, risultati che non arrivavano. Non sono stati i risultati, dietro avevamo messo diverse squadre, dovevamo far inserire molti giovani. Le prestazioni più brutte sono arrivate quando ci siamo trovati a giocare tre partite in una settimana, ma considerato che avevamo molti giovani, era un rischio prevedibile. Il “pres” ne pensa una, l’allenatore un’altra, ma siamo simili, siamo cocciuti, lo dico simpaticamente. Su Dybala, invece, eravate in sintonia? Sì, e quando ho proposto al presidente di fare un lavoro individuale su di lui, è stato subito d’accordo. Qual è la collocazione ideale dell’argentino? Trequartista, seconda punta, centravanti? Quando sono arrivato a Palermo, tutti dicevano che era tutto da scoprire, si parlava molto della sua collocazione. L’ho schierato da seconda punta, con Hernandez prima punta. Strada facendo, alcuni dicevano che poteva essere un trequartista o un esterno nel 3-4-2-1, più ci lavoravo e più ho capito che stando vicino alla porta mostrava maggiore talento. Abbiamo lavorato nella difesa della palla, rispetto al suo talento lavorava per i compagni, cercava meno la porta. Più passava il tempo, più avevo nella testa di andarlo a impiegare da prima punta, un centravanti con caratteristiche da atipico, non uno alla Toni, ma di profondità, tipo Jovetic, anche se lui è più trequartista. Dybala ha caratteristiche diverse. Paulo gioca di palleggio, di possesso, volevo portarlo a ridosso dei centrali avversari. Mi era capitato con Pellissier al Chievo, invece di sfruttarlo da esterno, per me era meglio sfruttarlo come attaccante di profondità. Questo cercare l’ampiezza, il movimento senza palla, per favorire l’inserimento degli altri, e così sono arrivati molti gol dai centrocampisti. Questo non vuol dire che Dybala non possa giocare da seconda punta. E’ chiaro che alla Juve hai tutti questi attaccanti, Morata, Mandzukic, Zaza, per Dybala è importante avere la possibilità di proporsi in altri ruoli. Tra Juve e Inter, era quella di Allegri la squadra giusta per Dybala? Credo che la scelta sia stata del ragazzo. Nell’Inter avrebbe trovato Icardi, che ho fatto esordire alla Samp: con lui Dybala avrebbe avuto le stesse situazioni tattiche. Quale sarà il suo futuro? Lo vedo come attaccante alla Montella, alla Aguero, o come Messi prima punta nel Barcellona. In un calcio moderno il centravanti non deve dare riferimenti ma favorire gli inserimenti degli altri. Si fanno i confronti con il primo anno juventino di Tevez? Io voto Dybala, non ho dubbi, perché arrivare alla Juventus a 21 anni e inserirsi in questo modo è da campione, è uno che ha una personalità enorme. Tevez è arrivato alla Juve a quasi trent’anni. Paulo è approdato in una squadra che ha vinto molto, ha dimostrato una grande personalità, un impatto sicuramente più positivo. Non sapremo mai se Tevez a vent’anni avrebbe avuto lo stesso impatto con la Juve. Che tipo è Dybala fuori dal campo? Se avessi una figlia gliela darei in sposa. Paulo è un ragazzo maturo, parli con lui è come parlare a uno di trentacinque anni. Ha perso il padre da piccolo, è cresciuto in fretta. Quando sono stato esonerato, mi ha mandato subito un messaggio di vicinanza”.

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